Il progetto preliminare di Piano regolatore del 1980
Comune di Torino · Torino, Piemonte
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DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N.
194ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO ELENA GRECO Il progetto preliminare di Piano regolatore del 1980: parabola di una visione politica. In ricordo di Raffaele Radicioni The 1980 Preliminary Urban Plan: parabola of a political vision. In memory of Raffaele Radicioni Abstract Il presente articolo ripercorre la vicenda del Progetto preliminare di Piano del
ision. In memory of Raffaele Radicioni Abstract Il presente articolo ripercorre la vicenda del Progetto preliminare di Piano del 1980 – cui si riferiscono gli studi commissionati dalla Città a Vera Comoli e successivamente al Politecnico di Torino – nel tentativo di metterne in luce gli obiettivi politici, il percorso metodologico di redazione, nonché gli aspetti innovativi e i limiti di carattere disciplinare che ne hanno causato il fallimen-
metodologico di redazione, nonché gli aspetti innovativi e i limiti di carattere disciplinare che ne hanno causato il fallimen- tare epilogo, nella convinzione che esso possa costituire un valido punto di riferimento per indirizzare il dibattito attuale. L’articolo è inoltre dedicato alla memoria dell’architetto Raffaele Radicioni (1933-2017) che, in qualità di Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino delle giunte a guida PCI tra il 1975 e il 1985, ha avuto un ruolo di primo piano
Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino delle giunte a guida PCI tra il 1975 e il 1985, ha avuto un ruolo di primo piano nel processo di revisione dello strumento urbanistico stringendo – come lui stesso ha ricordato nel suo intervento al convegno del 2016 – una proficua collaborazione con Vera Comoli e il Dipartimento Casa-città. A lui Torino deve alcune delle sue trasformazioni urbanistiche più importanti e, soprattut-
Comoli e il Dipartimento Casa-città. A lui Torino deve alcune delle sue trasformazioni urbanistiche più importanti e, soprattut- to, il tentativo ambizioso di una più equa diffusione della qualità della vita e dell’ambiente urbano in tutto il suo territorio. This article tells the story of the 1980 Preliminary Urban Plan – the focus of studies commissioned by the City to Vera Comoli and subsequently to Politecnico di Torino – in order to highlight the political objectives, the methodological pro-
Vera Comoli and subsequently to Politecnico di Torino – in order to highlight the political objectives, the methodological pro- cess of drawing it up and the innovative aspects and disciplinary restrictions that caused its disastrous epilogue, all in the conviction that it may provide a valid point of reference to guide the current debate. Furthermore, the article is dedicated to the memory of the architect Raffaele Radicioni (1933- 2017), who was Councillor for Urban Planning of the City
e is dedicated to the memory of the architect Raffaele Radicioni (1933- 2017), who was Councillor for Urban Planning of the City of Turin in PCI-led councils between 1975 and 1985, having a central role in the urban planning process of the period. As he himself recalled during the 2016 conference, he formed a successful partnership with Vera Comoli and DICAS. Turin can thank him for some of its most important urban changes and, more
a successful partnership with Vera Comoli and DICAS. Turin can thank him for some of its most important urban changes and, more importantly, an ambitious attempt to spread quality of life and the urban envi- ronment more equally across the territory.
- Il PCI e il contesto politico e legislativo della seconda metà degli anni settanta Alle elezioni amministrative del 1975, a due anni dall’inizio della recessione economica e nella situazione di incertezza e difficoltà di adattamento sociale
del 1975, a due anni dall’inizio della recessione economica e nella situazione di incertezza e difficoltà di adattamento sociale tipica della natura periodico-depressiva di Torino 1 , la maggioranza dei cit- tadini torinesi dà la propria fiducia al Partito comunista, il cui programma Elena Greco, Politecnico di Torino, collabora- tore didattico, assegnista di ricerca
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195ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO mira al riequilibrio e alla redistribuzione della ricchez- za tra i gruppi sociali. Diego Novelli, già redattore de «L’Unità», diventa così il primo sindaco comunista del Comune di Torino, amministrato nei precedenti 24 anni da sindaci democristiani. Parallelamente, sempre nel 1975 il PCI riporta un’afferma-
Torino, amministrato nei precedenti 24 anni da sindaci democristiani. Parallelamente, sempre nel 1975 il PCI riporta un’afferma- zione altrettanto netta nel voto regionale, potendo così for- mare insieme al PSI una giunta di sinistra anche in Regione, presieduta dal socialista Aldo Viglione. La crisi energetica del 1973 aveva portato a un ripensa- mento delle politiche di governo anche a livello naziona- le, facendo emergere l’insostenibilità della tesi a favore di
ripensa- mento delle politiche di governo anche a livello naziona- le, facendo emergere l’insostenibilità della tesi a favore di uno sviluppo economico illimitato. Il segretario nazionale del PCI, Enrico Berlinguer, avvia la riflessione sull’austeri- tà e lancia la strategia del “compromesso storico”: durante gli anni della solidarietà nazionale tra DC e PCI (luglio 1976-marzo 1978), si dà inizio al processo di riforma in materia urbanistica da tempo invocato dall’INU, che porta
e PCI (luglio 1976-marzo 1978), si dà inizio al processo di riforma in materia urbanistica da tempo invocato dall’INU, che porta all’approvazione di alcune leggi volte a dare libertà d’azione agli enti locali limitando le logiche speculative dei privati: la legge n. 10/77, Norme per l’edificabilità del suolo (nota come “Legge Bucalossi”) che separa il diritto di edificare dal dirit- to di proprietà; la legge per le procedure e il finanziamento pluriennale dell’edilizia pubblica, n. 457/78, che promuo-
dirit- to di proprietà; la legge per le procedure e il finanziamento pluriennale dell’edilizia pubblica, n. 457/78, che promuo- ve il recupero del patrimonio edilizio esistente e l’aumento di abitazioni sovvenzionate o agevolate; infine la legge n. 392/78, Disciplina delle locazioni degli immobili urbani, che definisce l’equo canone come una percentuale del valore lo- cativo dell’immobile, e ha per fine il progressivo ripristino del mercato. Sebbene tale stagione politica sia di breve durata – venen-
dell’immobile, e ha per fine il progressivo ripristino del mercato. Sebbene tale stagione politica sia di breve durata – venen- do bruscamente interrotta dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro nella primavera del 1978 – e non riesca pertan- to a portare a termine il tentativo di riforma urbanistica 2 , durante questo periodo si assiste ad un’eccezionale conver- genza politica a livello nazionale, regionale e comunale che consente alla prima Giunta Novelli di attuare il proprio pro-
nver- genza politica a livello nazionale, regionale e comunale che consente alla prima Giunta Novelli di attuare il proprio pro- gramma di “buon governo”. 2. Le politiche urbane della prima Giunta Novelli Ponendosi l’obiettivo del miglioramento della qualità della vita e del recupero dei valori sociali di solidarietà, la nuova Giunta deve risolvere alcuni annosi problemi quali la casa, i trasporti pubblici, il risanamento del centro storico, il mi-
uova Giunta deve risolvere alcuni annosi problemi quali la casa, i trasporti pubblici, il risanamento del centro storico, il mi- glioramento delle infrastrutture nelle periferie-ghetto, non- ché il blocco dell’invasione tumultuosa del cemento. Il cambiamento del quadro amministrativo è riscontrabile non solo nel merito delle politiche, ma anche nel metodo. Il proposito del Partito di coinvolgere la cittadinanza nei processi di governo della città, già esternato alla vigilia delle elezioni 3
sito del Partito di coinvolgere la cittadinanza nei processi di governo della città, già esternato alla vigilia delle elezioni 3 , dopo la vittoria viene riconfermato attraverso l’i- stituzione di una rassegna stampa settimanale del Consiglio comunale, dal titolo «Partecipazione», e con l’istituzione dei Consigli Circoscrizionali4 . Il programma urbanistico della nuova Giunta parte dal ri- conoscimento degli aspetti critici della città, individuati in particolare nella struttura non equilibrata dell’assetto
dal ri- conoscimento degli aspetti critici della città, individuati in particolare nella struttura non equilibrata dell’assetto territoriale 5 . Per ovviare a tali problemi essa si propone di decentrare le attività terziarie – con la parziale eccezione degli impianti universitari – dal centro alla periferia, così da perseguire l’obiettivo politico primario, ossia la «diffusione della qualità urbana»6 . Il decentramento, già delineato nel 1965 dagli urbanisti
ettivo politico primario, ossia la «diffusione della qualità urbana»6 . Il decentramento, già delineato nel 1965 dagli urbanisti Raffaele Radicioni e Luigi Rivalta come modello alterna- tivo di sviluppo territoriale7 , diventa uno dei punti cardine dell’agenda politica della Giunta Novelli, con cui si intende perseguire un modello di città che punti alla formazione di eguali condizioni di vita, di lavoro, di mobilità fra tutti i cittadini. Esso permette inoltre di integrare tra loro diverse
di eguali condizioni di vita, di lavoro, di mobilità fra tutti i cittadini. Esso permette inoltre di integrare tra loro diverse politiche tradizionalmente confinate nei propri ambiti di settore come, ad esempio, le politiche delle abitazioni e del recupero del centro storico. Come spiega l’Assessore all’Urbanistica Raffaele Radicioni al convegno sul centro storico indetto dal Comune di Torino e dalla sezione Piemonte-Valle d’Aosta dell’A.N.C.S.A. nel
Radicioni al convegno sul centro storico indetto dal Comune di Torino e dalla sezione Piemonte-Valle d’Aosta dell’A.N.C.S.A. nel maggio 1977, sebbene la frenetica attività edilizia di Torino tra il 1962 e il 1975 abbia portato ad un aumento degli al- loggi superiore all’incremento della popolazione, essa non ha risolto il fabbisogno della domanda “insolvibile” – cioè di quelle famiglie non in grado di giungere alla casa remune- rando i costi del mercato – che nel 1977 si stima pari a 200 mila vani 8 .
e famiglie non in grado di giungere alla casa remune- rando i costi del mercato – che nel 1977 si stima pari a 200 mila vani 8 . Per fronteggiare la drammaticità della situazione, nell’apri- le del 1976 il Comune di Torino elabora un programma straordinario d’intervento nel settore delle abitazioni per il risanamento di 5.000 vani – per un totale di 1.000 allog- gi – da ricercare prevalentemente nelle aree degradate della città e quindi, in particolare, nel centro storico. Favorire il
og- gi – da ricercare prevalentemente nelle aree degradate della città e quindi, in particolare, nel centro storico. Favorire il mix sociale risulta un obiettivo imprescindibile per l’Ammi- nistrazione, che pure appare consapevole della complessità del compito perché, come afferma Radicioni al convegno del 1977: «non si tratta di miscelare in dosaggi opportuni la popolazione delle zone degradate del centro […], si tratta piuttosto di capire cosa sia possibile fare non soltanto nel
rtuni la popolazione delle zone degradate del centro […], si tratta piuttosto di capire cosa sia possibile fare non soltanto nel settore delle abitazioni, ma anche delle infrastrutture, dei servizi, delle risorse, perché il territorio nel suo complesso non si organizzi in modo tale da selezionare le localizzazio- ni in funzione delle sole disponibilità economiche sia delle famiglie che delle attività»9 . Nonostante gli sforzi profusi in tale direzione, le difficoltà
isponibilità economiche sia delle famiglie che delle attività»9 . Nonostante gli sforzi profusi in tale direzione, le difficoltà di esproprio impediranno l’applicazione dei piani ex lege 167/62, cosicché gli interventi si trasformeranno in privati o convenzionati, ridimensionando le aspettative10 . Nella loro impostazione le questioni del risanamento del centro storico e del decentramento sono a loro volta co- niugate alla politica dei trasporti. Nel 1976 viene appro-
anamento del centro storico e del decentramento sono a loro volta co- niugate alla politica dei trasporti. Nel 1976 viene appro- vata la Variante generale al Piano dei Trasporti Pubblici del Comprensorio torinese, che configura livelli di accessibilità
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arie esi- stenti. Questo subentra al progetto della linea metropolita- na presentato nel 1974 dalla Giunta Picco soprattutto per incompatibilità di visione politica perché, come emerge dalla relazione di Mario Virano del 1976, «una metropolitana ha senso […] soltanto nella misura in cui su quella linea di me- tropolitana ci sono grattacieli, concentrazioni, uffici ecc. […] per cui in corrispondenza di livelli di accessibilità di questo tipo la rendita fondiaria assume un’ulteriore impennata»11 .
[…] per cui in corrispondenza di livelli di accessibilità di questo tipo la rendita fondiaria assume un’ulteriore impennata»11 . Legata al decentramento e alla volontà di riequilibrio terri- toriale delle risorse è anche la vicenda della localizzazione del Centro Direzionale Fiat prevista, fin dai primi anni set- tanta, nel Comune di Candiolo, a sud di Torino. Nonostante la già avvenuta regolare convenzione fra il Comune e la so- cietà automobilistica, grazie ad una lunga contrattazione nel
stante la già avvenuta regolare convenzione fra il Comune e la so- cietà automobilistica, grazie ad una lunga contrattazione nel marzo 1978 viene firmato l’accordo per distribuire il Centro Direzionale tra borgo San Paolo nel Comune di Torino e il Campo Volo nel Comune di Collegno, a fronte di un au- mento dei servizi 12 . Anche se l’operazione non giungerà a compimento13 , a distanza di molti anni Radicioni riterrà questa vicenda il più felice esempio di contrattazione tra
giungerà a compimento13 , a distanza di molti anni Radicioni riterrà questa vicenda il più felice esempio di contrattazione tra pubblico e privato ottenuto dalla propria Giunta, che tut- tavia non si sarebbe più resa possibile dopo il 1980, in parte per il mutare del quadro legislativo a detrimento del potere dell’ente pubblico sulle trasformazioni urbanistiche, in par- te per la fine delle rivendicazioni operaie, e il conseguente esaurirsi della necessità da parte della Fiat di trovare consen-
te per la fine delle rivendicazioni operaie, e il conseguente esaurirsi della necessità da parte della Fiat di trovare consen- so nel contesto politico di sinistra 14 . Nell’agenda politica della Giunta Novelli viene data parti- colare attenzione alla questione ambientale, anticipando di qualche anno il quadro legislativo nazionale15 . Nasce infatti nel 1976 l’Assessorato all’Ecologia, primo in Italia, sebbene dotato di scarse competenze e risorse e con una funzione piuttosto residuale 16
sessorato all’Ecologia, primo in Italia, sebbene dotato di scarse competenze e risorse e con una funzione piuttosto residuale 16 . Nello stesso anno viene progettata una grande “operazione verde”, che prevede la piantumazione di alcune centinaia di migliaia di alberi in territorio comunale; viene elaborato il Piano regionale dei parchi che individua, solo per la Provincia di Torino, la creazione di undici zone protette. Sono restituite ai cittadini alcune aree della città
dua, solo per la Provincia di Torino, la creazione di undici zone protette. Sono restituite ai cittadini alcune aree della città come il Parco e la Villa della Tesoriera che, comprati dai re- ligiosi proprietari, vengono riconvertiti in parco pubblico e servizi di quartiere 17 . Nel 1977 viene approvata la delibera programmatica del Piano per la collina, che si preoccupa di arginare il mecca- nismo di aggressione e privatizzazione del suolo collinare,
ica del Piano per la collina, che si preoccupa di arginare il mecca- nismo di aggressione e privatizzazione del suolo collinare, attraverso il blocco dei nuovi insediamenti e la creazione di un ampio sistema di parchi pubblici, «per fare di tale terri- torio un bene della collettività» 18 . Il progetto preliminare, presentato nel 1980, sarà tuttavia accolto da un tale vespaio di polemiche da venir di fatto sostituito da un più ridotto “anello verde”19 .
el 1980, sarà tuttavia accolto da un tale vespaio di polemiche da venir di fatto sostituito da un più ridotto “anello verde”19 . Riescono invece a superare le opposizioni alcune misure per la diminuzione del traffico automobilistico come la realiz- zazione di alcune piste ciclabili e la pedonalizzazione di via Garibaldi che, inaugurata nella primavera del 1980, anticipa una tendenza che si diffonderà di lì a pochi anni in molti centri storici europei20 .
ugurata nella primavera del 1980, anticipa una tendenza che si diffonderà di lì a pochi anni in molti centri storici europei20 . Le politiche di riqualificazione degli spazi pubblici sono infine coerenti con quelle culturali. Tra le scelte strategiche che pongono al centro il miglioramento delle condizioni di vita vi è infatti la diffusione della cultura nelle sue varie ma- nifestazioni fra più ampi strati sociali. Grazie all’impegno di Giorgio Balmas, primo Assessore alla Cultura del Comune
arie ma- nifestazioni fra più ampi strati sociali. Grazie all’impegno di Giorgio Balmas, primo Assessore alla Cultura del Comune di Torino, vengono creati centri culturali e biblioteche comu- nali soprattutto nelle zone periferiche, e si dà il via alla pro- grammazione culturale in luoghi pubblici che porta la città ad essere un riferimento d’avanguardia a livello nazionale21 . 3. Il Progetto preliminare di Piano del 1980 In un tale programma urbanistico e culturale non poteva
dia a livello nazionale21 . 3. Il Progetto preliminare di Piano del 1980 In un tale programma urbanistico e culturale non poteva non essere un obiettivo importante la revisione del Piano regolatore, posta al centro dell’azione amministrativa dall’e- sigenza politica di dare un segno tangibile di un nuovo co- stume di governo. Quando la Giunta Novelli si insedia a Palazzo Civico, infatti, a Torino è ancora in vigore il Piano del 1959, da sempre criticato dal PCI perché giudicato ina-
edia a Palazzo Civico, infatti, a Torino è ancora in vigore il Piano del 1959, da sempre criticato dal PCI perché giudicato ina- deguato a ridisegnare la nuova città22 . La revisione del Prg viene quindi considerata dall’Ammini- strazione come un’occasione di riordino della città proietta- ta in una dimensione metropolitana cosicché, nonostante la quasi totale mancanza di precedenti studi di settore, si arri- va all’approvazione della delibera programmatica nel 1979 e
te la quasi totale mancanza di precedenti studi di settore, si arri- va all’approvazione della delibera programmatica nel 1979 e alla presentazione del Progetto preliminare nell’aprile 1980, a ridosso delle elezioni amministrative. Quest’ultimo, for- temente voluto e indirizzato da Radicioni, viene elaborato dagli Uffici Tecnici comunali con l’apporto di alcune con- sulenze esterne, in particolare degli architetti Carlo Bertola, Roberto Gambino e Luigi Mazza per l’impostazione genera-
ne con- sulenze esterne, in particolare degli architetti Carlo Bertola, Roberto Gambino e Luigi Mazza per l’impostazione genera- le, e degli architetti Marisa Ceppi, Vera Comoli Mandracci, Agostino Magnaghi, Giuliano Rivoira e Pier Giorgio Tosoni per quanto riguarda i problemi del centro storico e della in- dividuazione dei beni culturali ambientali23 . A seguito dell’approvazione del Progetto preliminare, per l’elaborazione del Piano definitivo nel 1981 il Comune sigla
ntali23 . A seguito dell’approvazione del Progetto preliminare, per l’elaborazione del Piano definitivo nel 1981 il Comune sigla una vera e propria convenzione con il Politecnico di Torino per sviluppare gli studi sui beni culturali già avviati da Vera Comoli in fase preliminare24 . Emerge infatti l’esigenza di ca- povolgere una prassi edificatoria che, soprattutto negli anni del boom economico, «aveva visto posporre la conoscen- za all’intervento» 25 . La giunta avvia quindi un complesso
to negli anni del boom economico, «aveva visto posporre la conoscen- za all’intervento» 25 . La giunta avvia quindi un complesso piano di ricerca che recupera «la più misurata cultura ra- zionalista», soprattutto per l’enfasi posta sulla necessità di «costruire un metodo e delle procedure che garantiscano la qualità dell’intervento edilizio»26 .
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197ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO Vengono quindi condotte – anche in ossequio all’art. 24 del- la L. R. 56/77 – massicce indagini storiche e storiografiche, curate dall’Istituto di Storia dell’Architettura del Politecnico di Torino diretto dalla professoressa Vera Comoli – diventa- to Dipartimento Casa-città nel 1982 a seguito dell’applica-
tecnico di Torino diretto dalla professoressa Vera Comoli – diventa- to Dipartimento Casa-città nel 1982 a seguito dell’applica- zione del DPR 382/1980 – tese a riconoscere le ricorrenze tipologiche e morfologiche del tessuto urbano. La ricerca, pubblicata nel 1984 ed edita dalla Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino 27 , rappresenterà un momento di denso significato culturale nonché l’intenzione, da parte della pubblica Amministrazione, di legittimare le proprie
n momento di denso significato culturale nonché l’intenzione, da parte della pubblica Amministrazione, di legittimare le proprie scelte politiche in campo urbanistico con accurati studi scientifici e riconosciute consulenze da parte del mondo in- tellettuale ed accademico. Il Progetto preliminare di Piano viene quindi presentato al Consiglio comunale come uno “strumento dinamico di governo”, volto ad individuare gli stadi intermedi di trasfor- mazione e limitati obiettivi strategici attraverso la pianifica-
governo”, volto ad individuare gli stadi intermedi di trasfor- mazione e limitati obiettivi strategici attraverso la pianifica- zione generale e le politiche di settore 28 . Esso non disegna l’assetto futuro della città, ma delinea gli scenari possibili entro cui si potrebbero muovere gli operatori: l’essenza del Piano sono infatti le norme di attuazione, che costituiscono un codice di regole di comportamento e di condizioni gene- rali per le quali risulta ammissibile un tipo determinato di
tuiscono un codice di regole di comportamento e di condizioni gene- rali per le quali risulta ammissibile un tipo determinato di trasformazione, la cui decisione è il risultato di una concer- tazione tra pubblico e privato. Le trasformazioni ammesse in conseguenza dell’attività di concertazione sono registrate nel Programma Pluriennale di Attuazione (P.P.A.), che pro- cede alla verifica della fattibilità degli interventi proposti e quindi alla loro ammissione, venendo ad assumere quasi va-
pro- cede alla verifica della fattibilità degli interventi proposti e quindi alla loro ammissione, venendo ad assumere quasi va- lenza di strumento urbanistico. Il ruolo determinante attribuito al processo di contrattazio- ne tra ente locale e operatore privato, che il Piano istituzio- nalizza e generalizza, si deve da un lato alla convinzione che la rendita fondiaria urbana sia un elemento non eliminabile ma controllabile dal governo locale – grazie alla legge 10 del
e che la rendita fondiaria urbana sia un elemento non eliminabile ma controllabile dal governo locale – grazie alla legge 10 del 1977 – dall’altro alla necessità, nel contesto di crisi econo- mica, di raccogliere il consenso delle forze politiche, sociali ed economiche su di una proposta concreta che, abbando- nando il contenuto vincolistico, privilegi un’impostazione chiara dai marcati caratteri positivi29 . Presupposto generale degli indirizzi di riorganizzazione urba-
ivilegi un’impostazione chiara dai marcati caratteri positivi29 . Presupposto generale degli indirizzi di riorganizzazione urba- na del Piano è il contenimento della crescita di Torino e della sua area metropolitana. L’obiettivo del riordino ruota su tre cardini: il decentramento, la depolarizzazione dell’area cen- trale e la riorganizzazione qualitativa della periferia urbana. Per quanto riguarda il settore industriale, il riordino si muo- ve all’interno di una dicotomia di obiettivi potenzialmente
ana. Per quanto riguarda il settore industriale, il riordino si muo- ve all’interno di una dicotomia di obiettivi potenzialmente contradditori: da un lato la conferma del ruolo prevalente- mente industriale di Torino, dato dalla necessità di mante- nimento dei livelli occupazionali; dall’altro la necessità di espellere attività industriali per riordinare e riqualificare il tessuto urbano. Il settore del terziario, di cui il Piano ipotizza un notevole
ità industriali per riordinare e riqualificare il tessuto urbano. Il settore del terziario, di cui il Piano ipotizza un notevole sviluppo, viene riorganizzato in diverse localizzazioni per ridurlo nel centro urbano. Per quanto riguarda il settore dei servizi sociali, che pre- senta drammatiche lacune qualitative e quantitative 30 , l’Amministrazione opta per una politica di integrazione dei servizi, che comporta economie di suolo, di strutture edilizie e di gestione.
trazione opta per una politica di integrazione dei servizi, che comporta economie di suolo, di strutture edilizie e di gestione. Nel settore abitativo infine, si prevede il recupero del patri- monio edilizio esistente e la parziale rilocalizzazione esterna al Comune, al fine di riequilibrare le densità di servizi e di popolazione. Per evitare il fenomeno della gentrificazione delle zone più centrali, il Piano promuove inoltre il supera- mento della zonizzazione: a partire dalla causa/conseguen-
cazione delle zone più centrali, il Piano promuove inoltre il supera- mento della zonizzazione: a partire dalla causa/conseguen- za della rendita, ossia la divisione sociale dello spazio, cerca di introdurre elementi in grado di rompere la rigidità della divisione sociale della città: da ciò una certa dispersione, so- prattutto nelle zone centrali, di nuclei di edilizia economica e popolare 31 . Tutto ciò trova una sua coerenza intrinseca con il concet-
nelle zone centrali, di nuclei di edilizia economica e popolare 31 . Tutto ciò trova una sua coerenza intrinseca con il concet- to di “griglia equipotenziale” cui il Progetto preliminare di Piano è ispirato. Tale concetto nasce dalla contestata strut- tura radiocentrica che il Prg del 1959 aveva dato allo svilup- po di Torino, non tanto perché in contrasto con la storica griglia ortogonale della città cinque-seicentesca, quanto perché ciò presupponeva la gerarchizzazione di spazi e fun- zioni 32
a griglia ortogonale della città cinque-seicentesca, quanto perché ciò presupponeva la gerarchizzazione di spazi e fun- zioni 32 . Lo schema a griglia “equipotenziale” si inserisce in- vece nella morfologia del territorio senza precostituire cen- tralità dominanti, evitando o attenuando la concentrazione di risorse, d’investimento e di rendite differenziali nei nodi privilegiati della città, in favore di una struttura equilibrata di fruizione di valori di vita e di consumo urbani.
li nei nodi privilegiati della città, in favore di una struttura equilibrata di fruizione di valori di vita e di consumo urbani. Si riscontra quindi, in questo senso, una particolare con- vergenza tra la visione politica e urbanistica di Raffaele Radicioni e quella disciplinare di Vera Comoli, concordi nel voler considerare la città nel suo complesso per una più equa diffusione della qualità urbana e del suo ambiente costruito. Tale convergenza è riscontrabile nel Progetto preliminare di
equa diffusione della qualità urbana e del suo ambiente costruito. Tale convergenza è riscontrabile nel Progetto preliminare di Piano del 1980, la cui Relazione illustrativa specifica la vo- lontà di considerare il patrimonio storico culturale dell’inte- ro territorio urbano, superando la logica della tutela vincoli- stica del solo centro storico: Come già avvertiva la Delibera Programmatica, la salva- guardia e la rivalutazione della struttura storico-ambienta-
ro storico: Come già avvertiva la Delibera Programmatica, la salva- guardia e la rivalutazione della struttura storico-ambienta- le non rappresentano un carattere accessorio dei progetti di trasformazione, ma un requisito essenziale. Tale requisito non può essere riduttivamente applicato ad alcuni aspetti o ad alcune parti particolarmente qualificate del territorio urbano o metropolitano, come il centro stori- co (o alcune sue parti singolari), i monumenti, il fiume e la
icate del territorio urbano o metropolitano, come il centro stori- co (o alcune sue parti singolari), i monumenti, il fiume e la collina. Esso implica il riuso dei valori storico-culturali del territorio – nella sua interezza – in un disegno complessivo di trasformazione 33 .
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198ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO 4. Dopo il 1980: epilogo del Progetto preliminare di Piano Malgrado l’infuriare del terrorismo e della crisi economica, i risultati ottenuti dalla Giunta Novelli in molti settori fon- damentali – come la scuola, l’assistenza sociale, la cultura e la qualità dell’ambiente urbano – fanno sì che essa venga ri-
on- damentali – come la scuola, l’assistenza sociale, la cultura e la qualità dell’ambiente urbano – fanno sì che essa venga ri- confermata alle elezioni amministrative del 1980. Il secondo mandato sarà tuttavia assai più complesso: il mu- tare del contesto economico, politico e legislativo mette in crisi la maggioranza e rende il Progetto preliminare di Piano rapidamente obsoleto. In particolare, la sentenza n.5 della Corte Costituzionale del 1980, ridimensionando la legge 10/77 a scapito degli enti
soleto. In particolare, la sentenza n.5 della Corte Costituzionale del 1980, ridimensionando la legge 10/77 a scapito degli enti locali, rende la contrattazione con i privati assai più com- plessa. La recessione economica e industriale contraddice le previsioni di decentramento delle funzioni industriali e terziarie, creando l’inedito problema delle aree industriali dismesse. Infine, in seguito al ridimensionamento delle lotte sindacali, simbolicamente sconfitte dalla “marcia dei qua-
striali dismesse. Infine, in seguito al ridimensionamento delle lotte sindacali, simbolicamente sconfitte dalla “marcia dei qua- rantamila” del 14 ottobre 1980, il PCI vede ridursi drastica- mente il proprio potere contrattuale nei confronti della Fiat. Tra le vicende più emblematiche delle contraddizioni so- praggiunte all’interno della maggioranza vi è la localizza- zione del nuovo Palazzo di Giustizia, che affossa la politica del decentramento. Essa viene infatti individuata nel 1984
alizza- zione del nuovo Palazzo di Giustizia, che affossa la politica del decentramento. Essa viene infatti individuata nel 1984 nell’area centrale delle ex caserme Sani e Pugnani, cioè sul sito che, in un intervento consigliare del settembre 1980, era stato indicato da Radicioni come il meno indicato e il meno coerente con le linee guida di politica territoriale dell’Amministrazione34 . La Giunta entra quindi in crisi, dapprima travolta dagli scandali dell’affarismo partitico35 , poi divisa al suo interno
one34 . La Giunta entra quindi in crisi, dapprima travolta dagli scandali dell’affarismo partitico35 , poi divisa al suo interno dalla suggestione dei grandi vuoti urbani, in particolare dalla riconversione del Lingotto, chiuso nel 1982 e oggetto negli anni a seguire di una ristrutturazione voluta e gestita dall’azienda automobilistica proprietaria dell’area. La reto- rica del Lingotto come “occasione” per rilanciare un’intera area di Torino esercita infatti un tale fascino su una parte
a reto- rica del Lingotto come “occasione” per rilanciare un’intera area di Torino esercita infatti un tale fascino su una parte della stessa amministrazione da far mettere in dubbio l’op- portunità di un nuovo Piano regolatore, al quale viene pre- ferita la cosiddetta progettazione “per parti” 36 , ritenuta più adatta alle trasformazioni in atto nella città 37 . A pochi mesi dalle elezioni del 1985 la Giunta cade infine per le dimissioni del consigliere Prospero Cerabona e dell’Assesso-
. A pochi mesi dalle elezioni del 1985 la Giunta cade infine per le dimissioni del consigliere Prospero Cerabona e dell’Assesso- re alla Casa Domenico Russo, i cui motivi di dissenso vertono proprio sulle politiche urbanistiche, definite conservatrici e inadatte a cogliere «con la necessaria tempestività gli elemen- ti di novità, che sono propri di una città in trasformazione»38 . 5. L’eredità dell’urbanistica comunista torinese: un bilancio critico Nonostante la forte carica innovatrice della cultura ammi-
- L’eredità dell’urbanistica comunista torinese: un bilancio critico Nonostante la forte carica innovatrice della cultura ammi- nistrativa elaborata dal PCI nel primo mandato, essa non è abbastanza solida da resistere al clima di forti cambiamenti con cui si deve confrontare negli anni ottanta. Le stesse scel- te urbanistiche confluite nella revisione del Piano, contra- riamente alla “flessibilità” da esso invocata, risultano inade- guate ad accogliere i cambiamenti del nuovo decennio.
o, contra- riamente alla “flessibilità” da esso invocata, risultano inade- guate ad accogliere i cambiamenti del nuovo decennio. Al di là delle contraddizioni dovute al mutare del quadro le- gislativo su cui trovavano motivazione le scelte del Progetto preliminare, esso rivela inoltre alcuni difetti di tipo discipli- nare, come la sopravvalutazione dello strumento del P.P.A. e della procedura di concertazione. Sebbene infatti la legge del 1977 conferisse agli enti locali poteri espliciti di con-
.P.A. e della procedura di concertazione. Sebbene infatti la legge del 1977 conferisse agli enti locali poteri espliciti di con- trattazione con il privato, nel subordinare a quest’ultima buona parte delle trasformazioni territoriali si sarebbe po- sto l’ente locale nella situazione di ottenere volta per volta soluzioni di compromesso rispetto agli obiettivi generali, rendendo difficile quantificare a priori il costo dell’attua- zione del Piano. Nonostante il suo fallimentare epilogo, il Progetto prelimi-
fficile quantificare a priori il costo dell’attua- zione del Piano. Nonostante il suo fallimentare epilogo, il Progetto prelimi- nare di Piano testimonia il coraggioso tentativo di gestire le trasformazioni urbanistiche coniugando esigenze talvolta contrastanti come quelle sociali, economiche e culturali. Pur riconoscendovi alcuni caratteri di innovazione, quali l’integrazione tra le politiche e il carattere consapevole e con- creto della progettazione, in quanto tentativo di porre l’ur-
l’integrazione tra le politiche e il carattere consapevole e con- creto della progettazione, in quanto tentativo di porre l’ur- banistica al servizio della società, esso è stato assimilato ad una espressione tarda dell’urbanistica riformista di seconda generazione39 . Tuttavia, nel porsi come obiettivo la “qualità” e come metodo l’analisi storico-morfologica del territorio urbano, si potrebbe avanzare l’ipotesi che esso sia in parte precursore dei piani di “terza generazione”, elaborati e teo-
torio urbano, si potrebbe avanzare l’ipotesi che esso sia in parte precursore dei piani di “terza generazione”, elaborati e teo- rizzati in Italia intorno alla metà degli anni ottanta in par- ticolare da Giuseppe Campos Venuti40 , e di cui farà parte il nuovo Prg di Torino redatto dallo studio milanese Gregotti Associati dal 1986 ed approvato nel 1995 durante il primo mandato della Giunta Castellani. Tuttavia, tra i due Piani vi sono alcune differenze di fondo dovute soprattutto al mutare
primo mandato della Giunta Castellani. Tuttavia, tra i due Piani vi sono alcune differenze di fondo dovute soprattutto al mutare del contesto economico internazionale. Come efficacemente descritto dai geografi Dematteis e Segre già nel 1988 infatti, la fine del modello di città industriale e l’apertura al mercato internazionale, che investe Torino e molte altre città europee a fine anni ottanta, implica un diverso approccio alla città che sostituisce il “riequilibrio” con la “riqualificazione”, e che
a fine anni ottanta, implica un diverso approccio alla città che sostituisce il “riequilibrio” con la “riqualificazione”, e che promuove nuovamente la centralità in quanto motore dello sviluppo urbano41 . Di questa diversa impostazione risente dunque anche l’elaborazione del Prg del 1995, che scorpo- ra le ricerche sulla “zona centrale” e sulla “struttura urbani- stica” della città affidandole a due dipartimenti diversi del Politecnico di Torino42 , e promuove la “qualità urbana” come
ani- stica” della città affidandole a due dipartimenti diversi del Politecnico di Torino42 , e promuove la “qualità urbana” come condizione per lo sviluppo economico43 . Al di là dei limiti intrinseci ed estrinseci della stagione ur- banistica analizzata, l’eredità più preziosa che essa ci lascia risiede quindi forse nella qualità metodologica dei processi che hanno accompagnato l’elaborazione del Piano del 1980, correttamente inteso come strumento tecnico per il rag- giungimento di obiettivi politici.
DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N.
199ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO Note 1 Arnaldo Bagnasco, Torino. Un profilo sociologico, Einaudi, Torino 1986, pp. 54-62 (“Nuovo Politecnico” 154). 2 Le stesse leggi approvate in questi anni non raggiungeranno gli obiettivi che si erano poste, poiché modificate, dissolte o ambi- guamente applicate nel contesto politico radicalmente mutato
i obiettivi che si erano poste, poiché modificate, dissolte o ambi- guamente applicate nel contesto politico radicalmente mutato degli anni ottanta. Vezio De Lucia, Se questa è una città. La con- dizione urbana nell’Italia contemporanea, Editori Riuniti, Roma 1992, (I ed. Editori Riuniti, Roma 1989). 3 Federazione torinese del Pci, Questionario sui problemi di Torino e sulle proposte per un nuovo modo di amministrare la città, Torino 1975, Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci (d’ora in
sulle proposte per un nuovo modo di amministrare la città, Torino 1975, Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci (d’ora in poi Fipag), Fondo Federazione Torinese del PCI (Fpc-To), b. 309, fasc. 44. 4 Raffaele Radicioni, Pier Giorgio Lucco Borlera, Torino Invisibile, Alinea, Firenze 2009. 5 Comune di Torino, Assessorato alla Pianificazione Urbanistica, La politica urbanistica del Comune di Torino. Le scelte e gli stru- menti. Doc. n. 10, Torino, luglio 1976.
cazione Urbanistica, La politica urbanistica del Comune di Torino. Le scelte e gli stru- menti. Doc. n. 10, Torino, luglio 1976. 6 Appunti per la riunione del 30 novembre 1977, Piano Territoriale di Coordinamento del Comprensorio di Torino, Fipag, Fpc-To, b. 218 fasc. 23. 7 Raffaele Radicioni, Luigi Rivalta, Torino e i satelliti. Note sul Piano Regolatore Intercomunale, in «Rinascita» n. 24, 12 giugno 1965, pp. 6-7. 8 Raffaele Radicioni, Il risanamento di Torino nel quadro della
re Intercomunale, in «Rinascita» n. 24, 12 giugno 1965, pp. 6-7. 8 Raffaele Radicioni, Il risanamento di Torino nel quadro della riorganizzazione urbana e territoriale, intervento al convegno Centro storico, Città, Regione. Idee ed esperienze di risanamento. Confronto sui problemi di Torino, Torino 27-29 maggio 1977. Fipag, Fpc-To, b. 310 fasc. 46. 9 Ibid. 10 R. Radicioni, P. G. Lucco Borlera, Torino Invisibile cit. 11 Mario Virano, Scelte dell’amministrazione nel campo dei traspor-
10 R. Radicioni, P. G. Lucco Borlera, Torino Invisibile cit. 11 Mario Virano, Scelte dell’amministrazione nel campo dei traspor- ti, corso di aggiornamento attività comunale, 20 novembre 1976. Fipag, Fpc-To, b. 310 fasc. 45. 12 R. Radicioni, P.G. Lucco Borlera, Torino Invisibile cit. 13 Con il sopraggiungere della crisi industriale, si rende sufficiente realizzare il solo centro direzionale di borgo San Paolo. 14 Da un colloquio con Raffaele Radicioni, Torino 2 luglio 2015,
iente realizzare il solo centro direzionale di borgo San Paolo. 14 Da un colloquio con Raffaele Radicioni, Torino 2 luglio 2015, trascritto in Elena Greco, Il Paesaggio Urbano come Bene Culturale. Il dibattito in Italia e in Francia: 1945-2015. Tesi di Dottorato in Beni Culturali, Politecnico di Torino - Université Rennes 2, tu- tores proff. Guido Montanari, Hélène Jannière, Torino 27 giugno 2016, allegati, pp. 595-598. 15 Legge n. 431/1985, nota come “Legge Galasso”.
Guido Montanari, Hélène Jannière, Torino 27 giugno 2016, allegati, pp. 595-598. 15 Legge n. 431/1985, nota come “Legge Galasso”. 16 Elena Greco, Le politiche del PCI e lo sviluppo urbano di Torino: 1945-1985, tesi di laurea specialistica in Architettura, progetta- zione urbana e territoriale, rel. Guido Montanari, Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura 1, a.a. 2008-2009. 17 Claudio Rabaglino, Dalla teoria alla pratica. Ambiente, trasporti
cnico di Torino, Facoltà di Architettura 1, a.a. 2008-2009. 17 Claudio Rabaglino, Dalla teoria alla pratica. Ambiente, trasporti e urbanistica nell’azione amministrativa delle giunte rosse, in Bruno Maida (a cura di), Alla ricerca della simmetria. Il Pci a Torino, 1945-1991, Rosenberg & Sellier, Torino 2004, pp. 215-71. 18 Raffaele Radicioni, Le linee del nuovo Piano della collina. Approvata la delibera programmatica, in «L’Unità», 15 novem- bre 1977. 19 C. Rabaglino, Dalla teoria alla pratica cit.
collina. Approvata la delibera programmatica, in «L’Unità», 15 novem- bre 1977. 19 C. Rabaglino, Dalla teoria alla pratica cit. 20 Ci si riferisce alle politiche di riqualificazione dei centri storici che, nel contesto neoliberale che si diffonde in Europa dagli ultimi anni ottanta, tentano di ricomporre interessi pubblici e privati at- traverso la valorizzazione anche economica del patrimonio storico urbano, sebbene ciò vada talvolta a scapito della sua autenticità. Tra
la valorizzazione anche economica del patrimonio storico urbano, sebbene ciò vada talvolta a scapito della sua autenticità. Tra gli studiosi che negli anni novanta affrontano questo tema: Pier Luigi Cervellati, La città bella. Il recupero dell’ambiente urbano, il Mulino, Bologna 1991; Marc Augé, L’impossible voyage. Le tourisme et ses images, Payot, Paris 1997; Maria Gravari-Barbas, Stratégies de requalification dans la ville contemporaine. L’esthétisation du paysage
, Payot, Paris 1997; Maria Gravari-Barbas, Stratégies de requalification dans la ville contemporaine. L’esthétisation du paysage urbain, symptome d’une privatisation croissante des espaces publics, in Paysages Urbains (XVIè- XXè siècles), Actes du colloque (Grasse, Décembre 1998), «Cahiers de la Méditerranée», pp. 223-41. Per una ricostruzione del dibattito: E. Greco, Il Paesaggio Urbano come Bene Culturale cit., in particolare il cap. 5. 21 Elena Greco, Dalla città fabbrica alla città degli eventi: Torino
Urbano come Bene Culturale cit., in particolare il cap. 5. 21 Elena Greco, Dalla città fabbrica alla città degli eventi: Torino dagli anni Settanta del Novecento ad oggi, in Gemma Belli, Francesca Capano, Maria Ines Pascariello (a cura di), La città, il viaggio, il turismo. Percezione, produzione e trasformazione, e-bo- ok, CIRICE, Napoli 2017, pp. 2771-2776. 22 C. Rabaglino, Dalla teoria alla pratica cit. 23 Città di Torino, Piano regolatore generale, Progetto Preliminare,
2771-2776. 22 C. Rabaglino, Dalla teoria alla pratica cit. 23 Città di Torino, Piano regolatore generale, Progetto Preliminare, Relazione illustrativa, marzo 1980. Politecnico di Torino, Laboratorio Storia e Beni Culturali, Raccolta BB. CC. (d’ora in poi LSBC), cartella 12. 24 Studi per la revisione del Prg. Ricerca su beni culturali, archi- tettonici ed ambientali. Affidamento di incarico al Politecnico di Torino. Convenzione. Approvazione. Archivio Storico della Città
ttonici ed ambientali. Affidamento di incarico al Politecnico di Torino. Convenzione. Approvazione. Archivio Storico della Città di Torino (d’ora in poi ASCT), Atti Municipali, Verbale C.C. 13 luglio 1981 par. 55. 25 Carlo Olmo, Un’architettura antiretorica, in Luigi Mazza, Carlo Olmo (a cura di), Architettura e Urbanistica a Torino 1945/1990, Allemandi, Torino 1991, pp. 35-60, cit. p. 51. 26 Ibidem. 27 Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-città, Beni culturali
990, Allemandi, Torino 1991, pp. 35-60, cit. p. 51. 26 Ibidem. 27 Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, 2 voll., Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984. 28 ASCT, Atti Municipali, Verbale C.C. 21 aprile 1980, par. 5. 29 Mario Virano, Il Pci e la politica del territorio, in Comitato Regionale Piemontese del PCI, Regioni e politica economica. Materiali 1, Torino 1977, pp. 85-86.
ica del territorio, in Comitato Regionale Piemontese del PCI, Regioni e politica economica. Materiali 1, Torino 1977, pp. 85-86. 30 Lo spazio destinato a servizi ammontava a 8,27 mq per abitan- te, a fronte di uno standard disposto dalla L.R 56/77 di 42,5. R. Radicioni, P. G. Lucco Borlera, Torino Invisibile cit. 31 Luigi Falco, Silvia Saccomani, Il progetto preliminare del Piano Regolatore del Comune di Torino, in «Atti e Rassegna Tecnica del-
igi Falco, Silvia Saccomani, Il progetto preliminare del Piano Regolatore del Comune di Torino, in «Atti e Rassegna Tecnica del- la Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino», XXXVII, 9-10, settembre-ottobre 1983, pp. 303-16. 32 Colloquio con Raffaele Radicioni, Torino 2 luglio 2015, tra- scritto in E. Greco, Il Paesaggio Urbano come Bene Culturale cit., Allegati, pp. 595-598. 33 Città di Torino, Piano regolatore generale, Progetto Preliminare,
gio Urbano come Bene Culturale cit., Allegati, pp. 595-598. 33 Città di Torino, Piano regolatore generale, Progetto Preliminare, Relazione illustrativa, marzo 1980. Politecnico di Torino, LSBC, Raccolta BB. CC., cartella 12. 34 «Alla faccia del nuovo modo di governare! […] Significherebbe di fatto che attuiamo noi l’ampliamento del Centro storico, cioè il Centro direzionale di buona memoria». Raffaele Radicioni, Un
DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N.
200ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO ANNO 151 - LXXII - N. 1 - GIUGNO 2018 BENI CULTURALI AMBIENTALI, POLITICHE E TERRITORIO A TORINO nuovo complesso per l’edilizia giudiziaria a Torino. Problemi e scel- te relative, intervento in Consiglio Comunale, 3 settembre 1980, Fipag, Fpc-To, b. 312 fasc. 51. 35 Il 2 marzo 1983 scoppia lo scandalo delle tangenti, che coinvol- ge 9 esponenti del PSI, 3 della DC e 2 del PCI.
12 fasc. 51. 35 Il 2 marzo 1983 scoppia lo scandalo delle tangenti, che coinvol- ge 9 esponenti del PSI, 3 della DC e 2 del PCI. 36 Franco Corsico, Luigi Falco, Lingotto: un problema di ristrut- turazione urbana. Da una città in pezzi a una città per pezzi, in «Casabella», n. 486, dicembre 1982. 37 Nel marzo 1982 «Nuova Società» pubblica il numero specia- le Che fare del Lingotto? Un vuoto da colmare nel cuore di Torino. La maggior parte degli articoli enfatizza la vicenda del Lingotto
he fare del Lingotto? Un vuoto da colmare nel cuore di Torino. La maggior parte degli articoli enfatizza la vicenda del Lingotto come “occasione” per il rilancio economico di Torino, ma si regi- stra l’assenza della voce (contraria) di Radicioni. 38 Prospero Cerabona, Domenico Russo, Lettere di dimissioni alla Federazione torinese e al gruppo consigliare del PCI, Torino 9-01- 1985, Fipag, Fpc-To, b.308, fasc. 40. 39 Franco Mellano, Torino 1945-1985: tra pianificazione ed emer-
are del PCI, Torino 9-01- 1985, Fipag, Fpc-To, b.308, fasc. 40. 39 Franco Mellano, Torino 1945-1985: tra pianificazione ed emer- genza, in L. Mazza, C. Olmo (a cura di), Architettura e Urbanistica cit., pp. 241-253. 40 Progetti preliminari per i Piani regolatori di Bologna (1984) e Firenze (1985). Sul dibattito sui piani di terza generazione si veda: Bernardo Secchi, Piani della terza generazione, in «Casabella», n. 516, settembre 1985, pp. 14-15; Giuseppe Campos Venuti,
veda: Bernardo Secchi, Piani della terza generazione, in «Casabella», n. 516, settembre 1985, pp. 14-15; Giuseppe Campos Venuti, Ancora sui piani della terza generazione, in «Casabella», n. 518, novembre 1985, pp. 22-23. 41 Giuseppe Dematteis, Anna Segre, Da città-fabbrica a città-inf- rastruttura, in «Spazio e Società», n. 42 (1988), Dossier Torino, pp. 81-82. 42 Al Dipartimento Sistemi Edilizi Territoriali (DISET) viene af- fidato lo studio della Caratterizzazione edilizia del tessuto urbano
Dipartimento Sistemi Edilizi Territoriali (DISET) viene af- fidato lo studio della Caratterizzazione edilizia del tessuto urbano storico nella zona centrale di Torino; al Dipartimento Casa-Città (DICAS) la Ricerca storico-critica sui valori qualitativi dell’edificato e della struttura urbanistica della città di Torino. Gli esiti vengono pubblicati nella serie “Quaderni di Prg” che divulga la redazione del piano: Città di Torino, Assessorato all’assetto urbano, Piano
blicati nella serie “Quaderni di Prg” che divulga la redazione del piano: Città di Torino, Assessorato all’assetto urbano, Piano regolatore generale di Torino, Ambiente urbano, tessuto edilizio e architettura nella zona centrale di Torino, aprile 1994; Città di Torino, Assessorato all’assetto urbano, Piano regolatore generale di Torino, Qualità e valori della struttura storica di Torino, novem- bre 1992. 43 «Il recupero della condizione ambientale passa attraverso il
ità e valori della struttura storica di Torino, novem- bre 1992. 43 «Il recupero della condizione ambientale passa attraverso il recupero della qualità urbana ed entrambi diventano elementi di sviluppo economico». Città di Torino, Assessorato all’Ur- banistica, Piano regolatore generale di Torino, Deliberazione Programmatica. Relazione tecnica. Gregotti Associati Studio, mar- zo 1989, p. 29.
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