04 Norme Tecniche di Attuazione
Comune di Castelli · Teramo, Abruzzo
Documento indicizzato il 21 febbraio 2026. 606 sezioni estratte dal PDF originale.
606 sezioni del documento
Art. 1 Finalità e ambito di applicazione del piano 4
04NormeTecnichediAttuazione
1 PIANO DI RICOSTRUZIONE Comune di Castelli (Teramo) NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE PREMESSE Art. 1 Finalità e ambito di applicazione del piano 4 Art. 2 Definizioni 4 PARTE PRIMA – ORIENTAMENTI PROGRAMMATICI E CONOSCITIVI QUADRO CONOSCITIVO E DI VALUTAZIONE Art. 3 Morfologie e contesti 8 Art. 4 Caratteri identitari e valori 8 Art. 5 Rischi 9 Art. 6. Valutazioni di ammissibilità 9 Art. 7. Criteri di valutazione 10 Art. 8 Documentazione di riferimento 11
Art. 5 Rischi 9
Art. 5 Rischi 9 Art. 6. Valutazioni di ammissibilità 9 Art. 7. Criteri di valutazione 10 Art. 8 Documentazione di riferimento 11 Art. 9 Valutazione ambientale 12 REPERTORIO DI INDIRIZZI Art. 10 Profilo identitario del centro storico 15 Art. 11 Obiettivi di qualità 15 Art. 12 Linee guida di restauro e consolidamento 21 Introduzione Descrizione delle tipologie, delle strutture e dei materiali Modalità di collasso Interventi di consolidamento e miglioramento delle caratteristiche di
ogie, delle strutture e dei materiali Modalità di collasso Interventi di consolidamento e miglioramento delle caratteristiche di antisismicità del costruito storico Murature in elevato Intervento di ‘scuci e cuci’ Risarcitura delle lesioni e interventi con malta consolidante Iniezioni armate Tecnologie innovative per il consolidamento Inserimento di tiranti
2 Incatenamenti Applicazione di fasce in materiale composito Collegamenti dei solai alle pareti in muratura Aperture e balconi Orizzontamenti: le strutture voltate Orizzontamenti: i solai Consolidamento di travi e solai lignei Scale Coperture Il consolidamento delle coperture a tetto Manti di copertura Interventi su cornicioni e sporti Elementi secondari Trattamento delle superfici murarie Sulla qualità delle malte per intonaci Interventi sulle superfici. Caratteri generali
Art. 13 Elaborati costitutivi del PdR 73
ondari Trattamento delle superfici murarie Sulla qualità delle malte per intonaci Interventi sulle superfici. Caratteri generali Interventi sugli elementi presenti in facciata (infissi, ringhiere, scale,…) Impianti tecnologici RIFERIMENTI TECNICI E NORMATICI 70 PARTE SECONDA – PRESCRIZIONI PER L’ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PIANO DEL CENTRO STORICO Art. 13 Elaborati costitutivi del PdR 73 Art. 14 Ambito di applicazione 76 Art. 15 Ambiti di piano 76 Art. 16 Aggregati strutturali 76
Art. 14 Ambito di applicazione 76
3 Elaborati costitutivi del PdR 73 Art. 14 Ambito di applicazione 76 Art. 15 Ambiti di piano 76 Art. 16 Aggregati strutturali 76 Art. 17 Rilievo del danno 77 Art. 18 Interventi per la messa in sicurezza urbana 78 Art. 19 Manufatti da mettere in sicurezza 78 Art. 20 Edifici strategici e critici 78 Art. 21 Sistemi a rete 80 Art. 22 Spazi aperti, vie di fuga e di soccorso 81 Art. 23 Aree soggette a vincolo idrogeologico 82
Art. 24 Collaudo 82
3 Art. 24 Collaudo 82 Interventi per la ricostruzione 83 Art. 25 Interventi sulle unità edilizie 83 Art. 26 Destinazioni d’uso delle unità edilizie 86 Art. 27 Interventi sugli spazi pubblici 86 Art. 28 Interventi sulle reti e sottoservizi 88 Art. 29 Interventi di ripristino ambientale 88 Modalità e procedure di intervento 90 Art. 30 Aggregati edilizi. Disciplina generale 90 Art. 31 Aggregati edilizi. Modalità di attuazione degli interventi 90 Art. 32 Interventi singoli e in forma associata 91
Art. 31 Aggregati edilizi. Modalità di attuazione degli interventi 90
rale 90 Art. 31 Aggregati edilizi. Modalità di attuazione degli interventi 90 Art. 32 Interventi singoli e in forma associata 91 Art. 33 Approvazione dei progetti e rilascio dei titoli abilitativi 91 Art. 34 Commissione Consultiva 92 Art. 35 Atti autorizzativi generali 92 QUADRO TECNICO ECONOMICO Art. 36 Calcolo sommario della spesa 93 DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE Art. 37 Strategie di attuazione del Piano 96 Art. 38 Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti 96 Art. 39 Salvaguardie 97
Art. 37 Strategie di attuazione del Piano 96
Art. 37 Strategie di attuazione del Piano 96 Art. 38 Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti 96 Art. 39 Salvaguardie 97 Art. 40 Norme transitorie 97 Art. 41 Gestione delle macerie e riciclo dei residui inerti 98 Art. 42 Cronoprogramma delle fasi attuative 99 Art. 43 Risoluzione di eventuali antinomie 100
Art 1. Finalità e ambito di applicazione del piano
4 PREMESSE Art 1. Finalità e ambito di applicazione del piano
- Le presenti norme disciplinano i contenuti e l’attuazione degli interventi del Piano di Ricostruzione del comune di Castelli nella Provincia di Teramo, facente parte del Territorio del Parco del Gran Sasso.
- Il Piano di Ricostruzione, ai sensi dell’art. 14, comma 5 bis del D.L. 39/2009 è strumento di governo delle politiche urbane e territoriali, volto a dettare le linee di
’art. 14, comma 5 bis del D.L. 39/2009 è strumento di governo delle politiche urbane e territoriali, volto a dettare le linee di indirizzo strategico e le regole per assicurare la ripresa economico-sociale e la riqualificazione dell’abitato, nonché per facilitare il rientro delle popolazioni sfollate nelle abitazioni danneggiate dagli eventi sismici del 06/04/2009. 3. Il Piano di Ricostruzione è, altresì, strumento di gestione dei progetti funzionali alla
dagli eventi sismici del 06/04/2009. 3. Il Piano di Ricostruzione è, altresì, strumento di gestione dei progetti funzionali alla realizzazione di interventi di ricostruzione edilizia e opere pubbliche per il conseguimento degli obiettivi di cui al punto 2 del presente articolo. 4. Il Piano di Ricostruzione, previa rilevazione e valutazione dello stato dei luoghi, attuale e preesistente agli eventi sismici, definisce in particolare: a) gli interventi da realizzare;
e dello stato dei luoghi, attuale e preesistente agli eventi sismici, definisce in particolare: a) gli interventi da realizzare; b) la messa in sicurezza di ciascun ambito ai fini dei successivi interventi di ricostruzione e più in generale ai fini della riduzione della vulnerabilità urbana; c) la stima economica degli interventi previsti; d) l’individuazione dei soggetti interessati; e) il cronoprogramma degli interventi con l’individuazione delle priorità.
Art 2. Definizioni
evisti; d) l’individuazione dei soggetti interessati; e) il cronoprogramma degli interventi con l’individuazione delle priorità. 5. Con riferimento al comma 1, le presenti norme di attuazione si articolano a due livelli: alla scala di area vasta, con un insieme di indirizzi e previsioni strategiche territoriali; alla scala comunale , con regole e prescrizioni che disciplinano le modalità d’intervento secondo quanto richiamato nel comma 4. Art 2. Definizioni Ai fini delle presenti norme s’intendono per:
Art 2. Definizioni
le modalità d’intervento secondo quanto richiamato nel comma 4. Art 2. Definizioni Ai fini delle presenti norme s’intendono per:
- Centro storico: ai sensi dell’art. 2, lett. a) del DM 1968, n. 1444 si assume il centro storico come l’insieme delle “ parti del territorio interessate da agglomerati urbani che
5 rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio paesaggistico e ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi”, come individuate dal presente Piano. 2. Linee d’indirizzo strategico: insieme delle previsioni dettate dalla Struttura Tecnica di Missione che devono essere rispettate in sede di ripianificazione del territorio, con
visioni dettate dalla Struttura Tecnica di Missione che devono essere rispettate in sede di ripianificazione del territorio, con particolare riguardo a: Valorizzazione dei sistemi territoriali locali; Riqualificazione delle reti ambientali e storico-culturali; Razionalizzazione della mobilità urbana e territoriale; Efficienza delle reti infrastrutturali e dei servizi. 3. Ambiti di piano: sono considerati Ambiti di Piano di Ricostruzione quelle parti urbane
e reti infrastrutturali e dei servizi. 3. Ambiti di piano: sono considerati Ambiti di Piano di Ricostruzione quelle parti urbane individuate ai sensi degli artt.4 e 6, comma 1 del DCD n. 3/2010, ricadenti all’interno della perimetrazione di cui all’art. 2 del DCD 3/10, e finalizzate a un insieme di interventi integrati, aventi ad oggetto uno o più aggregati edilizi. 4. Aggregato strutturale: s’intende per aggregato strutturale un insieme non omogeneo di
ad oggetto uno o più aggregati edilizi. 4. Aggregato strutturale: s’intende per aggregato strutturale un insieme non omogeneo di edifici (unità edilizio-strutturali), interconnessi tra loro con un collegamento di efficacia apprezzabile, strutturalmente determinato dalla storia evolutiva degli edifici, i quali possono interagire sotto un'azione sismica o dinamica in genere. 5. Unità Minima di Intervento (UMI): L'UMI è una sottounità dell'aggregato strutturale,
un'azione sismica o dinamica in genere. 5. Unità Minima di Intervento (UMI): L'UMI è una sottounità dell'aggregato strutturale, omogenee per caratteristiche strutturale ed architettoniche. La UMI può comprendere uno o più edifici (ED), oggetto di intervento unitario, nel rispetto di una corretta modellazione degli aspetti di interazione strutturale tra la singola UMI e le porzioni adiacenti. 6. Edificio (ED): gli edifici, all'interno degli aggregati strutturali sono definiti come unità
ola UMI e le porzioni adiacenti. 6. Edificio (ED): gli edifici, all'interno degli aggregati strutturali sono definiti come unità omogenee e in genere distinguibili dagli edifici adiacenti per tipologia costruttiva, differenza di altezza, età di costruzione, sfalsamento dei piani, etc. Gli edifici costituiscono organismi statici unici. 7. Edificio Singolo (ES): per edificio singolo si intende un fabbricato costituito da una o più
uiscono organismi statici unici. 7. Edificio Singolo (ES): per edificio singolo si intende un fabbricato costituito da una o più unità immobiliari, individuabile come organismo edilizio e statico unico, generalmente non interferente con altri fabbricati. 8. Ricostruzione: è definita come un insieme di interventi edilizi, urbanistici, ambientali, tecnologici, economici e sociali, come previsti dal presente Piano, al fine di rimuovere
venti edilizi, urbanistici, ambientali, tecnologici, economici e sociali, come previsti dal presente Piano, al fine di rimuovere le situazioni di degrado e di raggiungere gli obiettivi di cui all’art. 1, comma 2 delle presenti norme. Gli interventi edilizi fanno riferimento in particolare all’art. 3, comma 1, lett. a – d, e lett. f) del DPR 380/2001 e successive modifiche, ivi inclusi gli interventi di
6 ristrutturazione di cui alla lett. d), nei limiti della demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente e fatte salve le innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica. 9. Degrado: è individuato come espressione delle carenze del tessuto urbanistico ed edilizio di cui all’art. 28 della L.r. n. 18/1983 e in particolare: a. degrado urbanistico, ove vi sia compromissione delle funzionalità dell'impianto
t. 28 della L.r. n. 18/1983 e in particolare: a. degrado urbanistico, ove vi sia compromissione delle funzionalità dell'impianto urbano, dovuta a insufficienza degli standard di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, ovvero delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria; b. degrado edilizio, ove le condizioni d'uso dei singoli edifici o complessi edilizi siano ridotte a causa delle precarie condizioni di staticità connesse all'usura del
'uso dei singoli edifici o complessi edilizi siano ridotte a causa delle precarie condizioni di staticità connesse all'usura del tempo, o agli effetti del sisma, o a inadeguate tecniche costruttive rispetto alla funzione dell'immobile, ovvero a causa della fatiscenza delle strutture e delle finiture, dell'inadeguatezza tipologica rispetto alle esigenze funzionali, in presenza di superfetazioni che alterino la morfologia e l'impianto storico-
zza tipologica rispetto alle esigenze funzionali, in presenza di superfetazioni che alterino la morfologia e l'impianto storico- architettonico dell'immobile o del complesso edilizio, di carenza o inadeguatezza degli impianti tecnologici; c. degrado igienico, ove vi sia carenza degli impianti igienico-sanitari, come dotazione o come organizzazione funzionale, ovvero insufficiente aereazione ed illuminazione diurna, nonché ridotte condizioni di abitabilità e di utilizzazione, in
ionale, ovvero insufficiente aereazione ed illuminazione diurna, nonché ridotte condizioni di abitabilità e di utilizzazione, in relazione all'impianto edilizio o alla presenza di condizioni generali di umidità; d. degrado socioeconomico, ove sussistano condizioni d'abbandono, di sottoutilizzazione o sovraffollamento degli immobili o, comunque, vi sia impropria utilizzazione degli stessi, ovvero sussistano strutture produttive non compatibili
degli immobili o, comunque, vi sia impropria utilizzazione degli stessi, ovvero sussistano strutture produttive non compatibili con le preesistenti funzioni residenziali o siano presenti fenomeni comportanti le sostituzioni del tessuto sociale e delle forme produttive ad esso integrate; e. degrado geofisico, in presenza di fenomeni di dissesto idrogeologico richiedenti interventi complessi di consolidamento dei substrati dell'abitato, ovvero di aree
fenomeni di dissesto idrogeologico richiedenti interventi complessi di consolidamento dei substrati dell'abitato, ovvero di aree libere impropriamente utilizzate o su cui insistono ruderi di edifici distrutti da eventi naturali o artificiali, nonché nei casi di impropria utilizzazione, abbandono o impoverimento fisico delle aree libere urbane ed extraurbane. 10. Struttura Urbana Minima (SUM): sistema di percorsi e manufatti che ospitano funzioni
elle aree libere urbane ed extraurbane. 10. Struttura Urbana Minima (SUM): sistema di percorsi e manufatti che ospitano funzioni strategiche (attività comprese nelle classi d'uso III e IV, definite nelle NTC 2008) e spazi ritenuti essenziali per la tenuta al sisma dell'organismo urbano, anche in seguito alla possibile concatenazione di eventi collaterali causati dallo stesso sisma (come
7 incendi, frane, dissesti e fenomeni idrogeologici). La SUM identifica un insieme di elementi urbani (edifici, strade e spazi aperti) che deve comunque resistere al terremoto e che è in grado di mantenere vitale il centro urbano, consentendo rapidamente la ripresa delle attività urbane, economico e sociali. 11. Visione Guida: immagine del futuro assetto del territorio a scala comunale e/o sovracomunale, da assumere come guida per le strategie delle diverse amministrazioni
assetto del territorio a scala comunale e/o sovracomunale, da assumere come guida per le strategie delle diverse amministrazioni in gioco e dei diversi soggetti pubblici e privati coinvolti dall’attuazione del Piano. 12. Identificazione: insieme di analisi morfologiche, funzionali e sociali, volte all’individuazione dei contesti interni al centro storico, riconoscibili per i loro caratteri identitari, come ricompresi nella perimetrazione di Piano ai sensi dell’art. 2 del Decreto 3/2010;
oscibili per i loro caratteri identitari, come ricompresi nella perimetrazione di Piano ai sensi dell’art. 2 del Decreto 3/2010; 13. Qualificazione: definizione degli obiettivi di qualità e di sviluppo sostenibile per i diversi contesti interni al centro storico, cui riferire le strategie di Piano.
Art. 3 Morfologie e contesti
8 PARTE PRIMA – ORIENTAMENTI PROGRAMMATICI E CONOSCITIVI QUADRO CONOSCITIVO E DI VALUTAZIONE Art. 3 Morfologie e contesti
- Attraverso l’interpretazione morfologica del contesto, il PdR assume le attuali configurazioni urbane come l’esito di un processo evolutivo dell’impianto urbano e delle sue parti costituenti. Le rappresentazioni grafiche di cui alle Tavv C.01 abc, sintetizzano gli elementi strutturanti dell’analisi morfologica: i contesti e gli spazi di relazione.
di cui alle Tavv C.01 abc, sintetizzano gli elementi strutturanti dell’analisi morfologica: i contesti e gli spazi di relazione. 2. I contesti sono intesi come parti urbane nelle quali si sono riconosciuti gli elementi di corrispondenza e/o di dipendenza con i caratteri dei luoghi e con la geomorfologia del siti. L’identificazione dei contesti tiene conto degli aspetti tipologici e cronologici dei tessuti edilizi, ma soprattutto del valore strutturante delle relazioni leggibili al loro interno.
Art. 4 Caratteri identitari e valori
tipologici e cronologici dei tessuti edilizi, ma soprattutto del valore strutturante delle relazioni leggibili al loro interno. 3. Per il comune di Castelli s’individuano i seguenti contesti: nucleo originario, nucleo storico di frangia, nuclei di avvicinamento, contesti di prossimità. Art. 4 Caratteri identitari e valori
- Il PdR riconosce come figura di senso, che sintetizza l’immagine identitaria di Castelli, la peculiarità orografica e ambientale del sito, la compattezza e il valore scenico del
izza l’immagine identitaria di Castelli, la peculiarità orografica e ambientale del sito, la compattezza e il valore scenico del borgo antico, le emergenze architettoniche e paesaggistiche. 2. Il PdR individua i valori caratterizzanti il centro storico di Castelli, distinguendo anche ai fini della stima dei costi di ricostruzione, gli edifici vincolati, di culto e strategici, il livello di pregio, come riportato alla Tav. n. C.06
dei costi di ricostruzione, gli edifici vincolati, di culto e strategici, il livello di pregio, come riportato alla Tav. n. C.06 3. Ai fini della definizione degli obiettivi di qualità, si riconoscono i seguenti valori:
- il valore d’insieme del nucleo antico segnato dal tessuto lineare compatto e a pettine del contesto originario;
- il valore di sfondo del tessuto lineare sviluppatosi lungo le vie Felice Barnabei, via Gesualdo Fuina, Via Carmine Gentile e via Bonaventura Celli.
9
- il valore identitario di ambiti, in particolare le piazze, Piazza Roma, Piazza del Mercato e Piazza Marconi, che possono essere considerati nel loro insieme come tessuti caratterizzati dall’insieme corale delle case e delle strade, in un rapporto a maglie strette che rende difficile considerare le parti come distinte;
- valori puntuali, connessi alla presenza di elementi architettonici di particolare valore, come portali, finestre architravate, cornici, balconi o stemmi; alla
presenza di elementi architettonici di particolare valore, come portali, finestre architravate, cornici, balconi o stemmi; alla presenza di segni di permanenza; ovvero alla riconoscibilità dei caratteri tipologici dell’architettura locale;
- valori ambientali e paesaggistici delle aree intorno al crinale d’insediamento di Castelli, e in particolare il parco intorno all’area storica;
- il rilevante valore scenico delle visuali d’inquadramento del centro abitato, che
Art. 5 Rischi
rticolare il parco intorno all’area storica;
- il rilevante valore scenico delle visuali d’inquadramento del centro abitato, che fanno di Castelli uno dei più significativi centri storici del territorio abruzzese. Art. 5 Rischi
- Il PdR accerta che le condizioni di rischio della città di Castelli sono in parte dovuti agli effetti del terremoto, in parte a problemi geologici pregressi che il terremoto ha solo aggravato.
lli sono in parte dovuti agli effetti del terremoto, in parte a problemi geologici pregressi che il terremoto ha solo aggravato. 2. Le categorie di rischio, riportate nelle Tavv. C. 02 ab, sono legate ad aspetti strutturali, in particolare negli edifici con esito di agibilità E in cui sono riscontrabili danni ingenti alle strutture, cui si aggiunge un rischio di ribaltamento delle facciate in particolare lungo le vie di fuga che in caso di sisma devono poter garantire i flussi di mezzi e di persone.
o delle facciate in particolare lungo le vie di fuga che in caso di sisma devono poter garantire i flussi di mezzi e di persone. 3. Si riscontrano rischi ambientali nelle aree interessate da dissesti generati da scarpate. Lungo questi fronti sono presenti rischi di amplificazione sismica, o rischi di crolli a seguito di fenomeni di instabilità. Vi sono inoltre rischi dovuti alla sovrapposizione di problemi legati all’assetto geologico dei terreni e l’incompatibilità delle strutture degli edifici.
Art. 6 Valutazioni di ammissibilità
uti alla sovrapposizione di problemi legati all’assetto geologico dei terreni e l’incompatibilità delle strutture degli edifici. Art. 6 Valutazioni di ammissibilità
- Ai fini della valutazione di ammissibilità degli interventi, relativamente al loro corretto inserimento nel contesto, il PdR individua tre situazioni di riferimento: le trasformazioni non ammissibili in quanto ostative del perseguimento degli obiettivi
10 del PdR; le trasformazioni rilevanti, la cui ammissibilità dipende dai contenuti del progetto di trasformazione; le trasformazioni ordinarie, non particolarmente significative ai fini dell’applicazione della procedura di valutazione. 2. Il PdR vieta le trasformazioni non ammissibili, e dispone per tutte le trasformazioni rilevanti, le misure per il corretto inserimento la cui applicazione va documentata in sede di procedimento relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio.
tto inserimento la cui applicazione va documentata in sede di procedimento relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio. 3. La valutazione di rilevanza dell’intervento sotto il profilo paesaggistico è attribuita all’autorità che autorizza l’intervento, con argomentazioni adeguatamente motivate. Il Comune individua contestualmente dall’approvazione del PdR le tipologie di trasformazioni rilevanti. 4. La procedura di valutazione di cui al presente articolo ha la finalità di accertare, in
Art. 7 Criteri di valutazione
ipologie di trasformazioni rilevanti. 4. La procedura di valutazione di cui al presente articolo ha la finalità di accertare, in sede di procedimento relativo al titolo abilitativo edilizio, il corretto inserimento nel contesto dei progetti di intervento, favorendo anche, attraverso prescrizioni quali- quantitative, forme di mitigazione e compensazione che rendano l’intervento qualificato. Art. 7 Criteri di valutazione
Art. 7 Criteri di valutazione
ni quali- quantitative, forme di mitigazione e compensazione che rendano l’intervento qualificato. Art. 7 Criteri di valutazione Ai fini della valutazione di ammissibilità dei progetti che comportano trasformazioni rilevanti del contesto, si considerano i seguenti criteri:
- Conformità alla normativa. In generale i progetti devono presentare requisiti funzionali e costruttivi coerenti con il grado di vulnerabilità dell'ambito urbano o
rale i progetti devono presentare requisiti funzionali e costruttivi coerenti con il grado di vulnerabilità dell'ambito urbano o dell’aggregato di appartenenza e comunque compatibili con le previsioni di piano. 2. Corretto inserimento nel contesto, da valutare con riferimento a: 2a. Consistenza dimensionale Sono da considerare trasformazioni rilevanti gli interventi riferiti alla scala degli isolati o a loro aggregazioni in parti di città, nonché quelli riferiti agli spazi collettivi e
rventi riferiti alla scala degli isolati o a loro aggregazioni in parti di città, nonché quelli riferiti agli spazi collettivi e alle reti di viabilità e parcheggi. 2b. Localizzazione Sono da approfondire ai fini del corretto inserimento gli interventi:
- nel cono visivo di monumenti o di edifici vincolati;
- in contesti urbani caratterizzati dalla omogeneità di stili o dell'immagine architettonica o paesaggistica;
11
- su edifici posti in punti focali o su quinte di edifici in contesti urbani significativi, quali piazze, slarghi, parchi o giardini. Inoltre, ai fini della riduzione del rischio, si devono tenere in adeguata considerazione gli effetti che gli interventi possono provocare sulla vulnerabilità urbana. In particolare, per gli interventi prospicienti vie di fuga o percorsi e spazi sicuri, nonché per gli interventi localizzati in ambiti di massima amplificazione
ti prospicienti vie di fuga o percorsi e spazi sicuri, nonché per gli interventi localizzati in ambiti di massima amplificazione sismica (individuati attraverso la microzonazione), si impone una attenta valutazione dei meccanismi di danneggiamento e la verifica preventiva delle tecniche per la loro riduzione utilizzate nel progetto. 2c. Corrispondenza agli obiettivi di qualità I progetti devono risultare coerenti con gli obiettivi di qualità esplicitati nel Piano di
Art. 8 Documentazione di riferimento
rispondenza agli obiettivi di qualità I progetti devono risultare coerenti con gli obiettivi di qualità esplicitati nel Piano di Ricostruzione per ciascun contesto interno al centro storico, nonché più in generale con quelli introdotti dal nuovo Piano Paesaggistico regionale. Art. 8 Documentazione di riferimento
- Ai fini della procedura in oggetto i progetti da sottoporre a valutazione in quanto applicati a trasformazioni giudicate rilevanti, comprendono:
ocedura in oggetto i progetti da sottoporre a valutazione in quanto applicati a trasformazioni giudicate rilevanti, comprendono: a) Planimetria in scala appropriata alla corretta rappresentazione dell'intervento ai fini della valutazione. Detta planimetria contiene il perimetro del Contesto di Riferimento Progettuale (CRP) assunto per il corretto inserimento dell'intervento ed al suo interno la rappresentazione di:
- beni monumentali e paesaggistici, e emergenze architettoniche eventualmente
tervento ed al suo interno la rappresentazione di:
- beni monumentali e paesaggistici, e emergenze architettoniche eventualmente ricadenti all'interno del perimetro ovvero, anche esterni, qualora interessati da intervisibilità con l'intervento;
- elementi e segni caratterizzanti il CRP;
- punti di vista privilegiati, per accessibilità, per frequentazione o per rilevanza sociale; b) Prefigurazione della sagoma dell'intervento rappresentata in scala, su fotografia
per frequentazione o per rilevanza sociale; b) Prefigurazione della sagoma dell'intervento rappresentata in scala, su fotografia eseguita ad altezza d'uomo dal punto di massima visibilità; c) Relazione argomentativa dei contenuti del progetto rispetto ai valori del contesto.
Art. 9 Valutazione ambientale
12 Art. 9 Valutazione ambientale
- La Valutazione ambientale è finalizzata a garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente, nonché a contribuire all’integrazione delle considerazioni ambientali nel processo di elaborazione e di approvazione del piano, assicurando la loro reciproca coerenza nella prospettiva dello sviluppo sostenibile.
- La Valutazione ambientale di cui al comma precedente, con riferimento al Piano di
lla prospettiva dello sviluppo sostenibile. 2. La Valutazione ambientale di cui al comma precedente, con riferimento al Piano di Ricostruzione, è stata attuata attraverso una procedura di verifica di assoggettabilità a VAS ai sensi del D. Lgs 152/06 e s.m.i. La verifica di assoggettabilità, in accordo con le indicazioni dell'A.A. della Regione Abruzzo, è consistita nella redazione di un Rapporto preliminare ai sensi dell'allegato I - informazioni da inserire nel rapporto
bruzzo, è consistita nella redazione di un Rapporto preliminare ai sensi dell'allegato I - informazioni da inserire nel rapporto ambientale, del D. Lgs 152/06 e ss.mm.ii. 3. Il Rapporto preliminare è parte integrante del presente Piano:
- individua le Autorità con competenza ambientale (ACA);
- descrive gli obiettivi e le azioni previste dal piano;
- descrive, sulla base dell'allegato I punto 1 D. Lgs 152/06 e s.m.i., i caratteri
gli obiettivi e le azioni previste dal piano;
- descrive, sulla base dell'allegato I punto 1 D. Lgs 152/06 e s.m.i., i caratteri ambientali del territorio interessato dal piano, le aree sensibili e le criticità ambientali;
- descrive i presumibili impatti ambientali del PdR, sulla base del punto 2, allegato I, D. Lgs 152/06 e s.m.i.;
- individua le motivazioni alla base del parere di assoggettabilità;
- esprime un parere motivato di assoggettabilità.
e s.m.i.;
- individua le motivazioni alla base del parere di assoggettabilità;
- esprime un parere motivato di assoggettabilità.
- Gli interventi previsti all’interno del presente Piano dovranno garantire la loro sostenibilità paesaggistica e ambientale. La sostenibilità paesaggistica è assicurata dal rispetto della procedura di cui ai successivi articoli delle presenti norme.
- Ai fini della sostenibilità ambientale degli interventi edilizi si dovranno considerare i seguenti indirizzi di riferimento:
- Ai fini della sostenibilità ambientale degli interventi edilizi si dovranno considerare i seguenti indirizzi di riferimento: a) uso razionale dell’energia, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti, coerentemente con le priorità stabilite dal VI Piano d’azione ambientale della UE per il periodo 2001-10. A questo scopo si dovrà prevedere una combinazione efficace tra misure attive e passive di conservazione dell’energia e un ricorso crescente alle energie rinnovabili,
combinazione efficace tra misure attive e passive di conservazione dell’energia e un ricorso crescente alle energie rinnovabili, anche attraverso il riferimento ai principi della progettazione bioclimatica. Questi consentono di individuare soluzioni appropriate di comportamento energetico degli edifici, considerando in particolare le condizioni di
13 soleggiamento/ombreggiamento e ventilazione naturale degli edifici e degli spazi aperti rispetto alle risorse ambientali del contesto locale, nonché i dispositivi di regolazione dei flussi interni all’edificio (quali la termocircolazione, o i camini di ventilazione) nella prospettiva della sua autosufficienza energetica. L’uso delle fonti rinnovabili di energia rinvia a una combinazione di sistemi già sperimentati (pompe di calore, cogenerazione, collettori solari) con altri
i di energia rinvia a una combinazione di sistemi già sperimentati (pompe di calore, cogenerazione, collettori solari) con altri innovativi (come il fotovoltaico) generalmente con costi di ammortamento più elevati; b) gestione efficace del ciclo delle acque, al fine di ridurre i consumi idrici e ridurre l’inquinamento delle risorse esistenti. A questo scopo si dovrà fare ricorso quando possibile a sistemi di recupero e riciclo delle acque meteoriche e delle
esistenti. A questo scopo si dovrà fare ricorso quando possibile a sistemi di recupero e riciclo delle acque meteoriche e delle acque reflue, e migliorare la permeabilità dei suoli; c) riduzione degli impatti ambientali dei materiali da costruzione, valutando il danno che un materiale può provocare in ogni fase del suo ciclo di vita: produzione, messa in opera, manutenzione, demolizione, smaltimento; d) riduzione degli impatti ambientali dei cantieri, al fine di ridurre le nocività per i
manutenzione, demolizione, smaltimento; d) riduzione degli impatti ambientali dei cantieri, al fine di ridurre le nocività per i lavoratori e per gli abitanti. In particolare si dovrà considerare il livello d’inquinamento sonoro e l’inquinamento del suolo provocato dalla dispersione di solventi e idrocarburi, con misure mirate all’uso di materiali eco-compatibili e riciclabili, e di controllo degli scarti di demolizione. 6. Valutazione di Incidenza Ambientale (art. 6 del DPR 120/2003)
bili e riciclabili, e di controllo degli scarti di demolizione. 6. Valutazione di Incidenza Ambientale (art. 6 del DPR 120/2003) La Valutazione di Incidenza Ambientale (in acronimo VINCA o VI) ha lo scopo di accertare preventivamente se determinati progetti possano avere incidenza significativa sui Siti di Importanza Comunitari (SIC), sulle Zone Speciali di Conservazione e sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS). Tale procedura è stata introdotta dall’articolo 6, comma 3, della Direttiva
ervazione e sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS). Tale procedura è stata introdotta dall’articolo 6, comma 3, della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" con lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati, ma in grado di condizionarne l’equilibrio ambientale. In Italia la valutazione di incidenza ambientale è introdotta dall' art. 5 D.P.R. n.
o di condizionarne l’equilibrio ambientale. In Italia la valutazione di incidenza ambientale è introdotta dall' art. 5 D.P.R. n. 357/97. I proponenti di piani e i progetti e le loro varianti, sono obbligati a predisporre uno studio (di incidenza) per individuare e valutare gli effetti che il piano puo' avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del
14 medesimo. I proponenti di interventi (progetti) non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito
incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.
Art. 10 Profilo identitario del centro storico
15 REPERTORIO DI INDIRIZZI Art. 10 Profilo identitario del centro storico
- Il PdR assume come profilo identitario per il futuro di Castelli dopo il terremoto, la sua vocazione a fungere da Porta dell’area del Parco della Gran Sasso, anche attraverso il rafforzamento delle complementarità con i comuni di corona. Altri caratteri identitari da rafforzare sono connessi alla posizione di cerniera di accesso al Parco del Gran Sasso e della Laga, valorizzandola con l’offerta di adeguati servizi di accoglienza,
ne di cerniera di accesso al Parco del Gran Sasso e della Laga, valorizzandola con l’offerta di adeguati servizi di accoglienza, informazione e documentazione per il turismo ambientale. Inoltre vanno ripristinate le sue qualità di centro storico minore, da ripopolare con funzioni culturali, arti applicate, innovazioni per la governance, ricettività diffusa e residenza qualificata. 2. Per l’area produttiva-culturale di Castelli il PdR prevede una maggiore integrazione con
Art. 11 Obiettivi di qualità
ità diffusa e residenza qualificata. 2. Per l’area produttiva-culturale di Castelli il PdR prevede una maggiore integrazione con il centro storico, attraverso una valorizzazione delle percorrenze lente di connessione. Art. 11 Obiettivi di qualità
- Il PdR individua gli Obiettivi di qualità e di sviluppo sostenibile a scala locale, per ciascuno dei contesti morfologici che caratterizzano il centro storico. A questo scopo
sviluppo sostenibile a scala locale, per ciascuno dei contesti morfologici che caratterizzano il centro storico. A questo scopo prende in considerazione gli obiettivi di qualità paesaggistica per i contesti identitari regionali del nuovo Piano Paesaggistico Regionale, articolandoli come quadro di riferimento per gli obiettivi di qualità locali. 2. Coerentemente con l’impostazione metodologica del Piano Paesaggistico Regionale,
rimento per gli obiettivi di qualità locali. 2. Coerentemente con l’impostazione metodologica del Piano Paesaggistico Regionale, gli obiettivi di qualità e di sviluppo sostenibile si riferiscono alle strategie della conservazione, della trasformazione sostenibile e della riqualificazione. In particolare, per il comune di Castelli gli obiettivi di qualità fanno riferimento ai seguenti contesti morfologici: nucleo originario, nucleo storico di frangia, contesto/i di avvicinamento; contesto/i di prossimità.
uenti contesti morfologici: nucleo originario, nucleo storico di frangia, contesto/i di avvicinamento; contesto/i di prossimità. Nucleo storico originario Conservazione
- Conservazione del patrimonio insediativo rappresentato dal nucleo storico e gestione sostenibile dei processi di mutamento negli spazi circostanti, al fine di contrastare i rischi di dequalificazione dell'immagine del centro storico.
16
- Tutela dell’immagine del nucleo storico mediante la conservazione di tutti i caratteri identitari che concorrono a determinare la qualità delle configurazioni morfologiche originarie. In particolare: la serialità e la compattezza delle aggregazione edilizie, le discontinuità morfologiche determinate dai dislivelli naturali, l’articolazione planimetrica delle connessioni pedonali (scale, rampe, passaggi coperti), l’andamento dei fronti
velli naturali, l’articolazione planimetrica delle connessioni pedonali (scale, rampe, passaggi coperti), l’andamento dei fronti edificati lungo i bordi urbani perimetrali, gli elementi di discontinuità e/o di emergenza caratterizzanti la mura di sostegno. Tali elementi dovranno essere attentamente considerati in ogni operazione di modificazione, riqualificazione o restauro dei manufatti, delle architetture e degli spazi aperti.
iderati in ogni operazione di modificazione, riqualificazione o restauro dei manufatti, delle architetture e degli spazi aperti.
- Conservazione dei valori storici, architettonici, ambientali, materici e costruttivi in cui si esprime l’organicità strutturale e architettonica dei tessuti originari. L’intero centro storico deve essere interpretato come sistema unitario dal punto di vista storico, sociale, economico e culturale. Tale unitarietà dovrà essere sempre preservata
come sistema unitario dal punto di vista storico, sociale, economico e culturale. Tale unitarietà dovrà essere sempre preservata tutelando, in modo particolare, l’articolazione del sistema degli spazi aperti, gli elementi emergenti nel paesaggio, le masse murarie, le tessiture dei materiali, gli elementi di raccordo con il territorio circostante.
- Conservazione, anche mediante l’eliminazione progressiva delle superfetazioni recenti,
raccordo con il territorio circostante.
- Conservazione, anche mediante l’eliminazione progressiva delle superfetazioni recenti, dell’immagine delle quinte stradali e delle cortine edilizie disposte lungo i tracciati storici che concorrono in maniera determinante a qualificare lo spazio pubblico e l’immagine complessiva della città. I muri ciechi, il numero, la dimensione e la forma delle bucature esistenti sono considerate un valore proprio della tradizione costruttiva
hi, il numero, la dimensione e la forma delle bucature esistenti sono considerate un valore proprio della tradizione costruttiva locale e pertanto elementi da conservare.
- Conservazione e valorizzazione, mediante interventi di restauro conservativo, del patrimonio di monumenti e edifici di pregio storico ed artistico che qualificano i nuclei storici, in particolare la Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista, la casa di Orazio
ico ed artistico che qualificano i nuclei storici, in particolare la Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista, la casa di Orazio Pompei e Casa Grue, e gli edifici vincolati in via del Carmine e l'Antica Bottega Andrea Rosa. Trasformazione sostenibile
- Ammissibilità dei cambi di destinazione d’uso dei piani terra compatibili con le strutture esistenti e con i valori storico-architettonici originari, in particolare per l’insediamento di
rra compatibili con le strutture esistenti e con i valori storico-architettonici originari, in particolare per l’insediamento di attività culturali e commerciali finalizzate ad accrescere le potenzialità economiche e attrattive del centro storico.
- Conservazione dei prospetti fronte strada, anche a seguito di interventi di adeguamento funzionale dei tipi edilizi, preferendo in particolare l’apertura di nuovi accessi su i fronti minori o sulle corti interne.
17
- Recupero del patrimonio abitativo esistente e riqualificazione degli spazi aperti, con interventi finalizzati a incrementare le performance ambientali ed energetiche del contesto, valutando di volta in volta il grado di trasformabilità dell’esistente e di sostenibilità dei progetti.
- Trasformazione mirata degli edifici interessati da interventi per la messa in sicurezza contro i rischi di frana, di dissesto e/o di esondazione, e in particolare per la
essati da interventi per la messa in sicurezza contro i rischi di frana, di dissesto e/o di esondazione, e in particolare per la realizzazione della c.d. Struttura Urbana Minima riguardo edifici strategici, vie di fuga pedonali e carrabili, ambiti di ammassamento. Riqualificazione
- Riqualificazione del sistema degli spazi aperti con l’obiettivo di migliorare la qualità dei contesti storici originari, ripristinando i tradizionali rapporti spaziali e visuali con il territorio circostante.
qualità dei contesti storici originari, ripristinando i tradizionali rapporti spaziali e visuali con il territorio circostante.
- Riqualificazione delle cortine edilizie, mediante l’eliminazione delle stratificazioni incongrue e posticce che costituiscono un fraintendimento culturale dell’edificio e compromettono la leggibilità del linguaggio storico.
- Riqualificazione degli ambiti non edificati interclusi, mediante la progressiva
mettono la leggibilità del linguaggio storico.
- Riqualificazione degli ambiti non edificati interclusi, mediante la progressiva eliminazione degli eventuali corpi precari (baracche, rimesse attrezzi, piccoli edifici di servizio oggi dismessi) e il ripristino degli originali rapporti tra spazio aperto e spazio edificato nonché eliminazione delle strutture soprammesse e/o improprie, ovvero ‘superfetazioni’ (abbaini, chiusure di terrazzi, …); anche nel caso di strutture per l’impiantistica.
esse e/o improprie, ovvero ‘superfetazioni’ (abbaini, chiusure di terrazzi, …); anche nel caso di strutture per l’impiantistica.
- Fermo restando le prescrizioni sulla tutela del centro storico contenute nelle note precedenti, dovrà prioritariamente valutarsi la possibilità di attivare un circuito di residenze diffuse, organicamente strutturate anche sotto il profilo gestionale.
- Riqualificazione del patrimonio abitativo esistente sottoutilizzato e gli spazi aperti
rate anche sotto il profilo gestionale.
- Riqualificazione del patrimonio abitativo esistente sottoutilizzato e gli spazi aperti associati, con progetti mirati a incrementare l’offerta ricettiva e culturale del comune (bed and breakfast, piccole residenze di campagna, residence assistiti per anziani, strutture alberghiere). Nucleo storico di frangia Conservazione
- Tutela dell’immagine unitaria mediante la conservazione di tutti i caratteri identitari che
o storico di frangia Conservazione
- Tutela dell’immagine unitaria mediante la conservazione di tutti i caratteri identitari che concorrono a determinare la qualità delle configurazioni morfologiche originarie. In particolare: le discontinuità morfologiche determinate dai dislivelli naturali,
18 l’articolazione planimetrica delle connessioni pedonali (scale, rampe, passaggi coperti), l’andamento dei fronti edificati lungo i bordi urbani perimetrali, gli elementi di discontinuità e/o di emergenza. Tali elementi dovranno essere attentamente considerati in ogni operazione di modificazione, riqualificazione o restauro dei manufatti, delle architetture e degli spazi aperti.
- Conservazione dei valori storici, architettonici, ambientali, materici e costruttivi in cui si
hitetture e degli spazi aperti.
- Conservazione dei valori storici, architettonici, ambientali, materici e costruttivi in cui si esprime l’organicità strutturale e architettonica dei tessuti originari. L’intero centro storico deve essere interpretato come sistema unitario dal punto di vista storico, sociale, economico e culturale. Tale unitarietà dovrà essere sempre preservata tutelando, in modo particolare, l’articolazione del sistema degli spazi aperti, gli elementi
ietà dovrà essere sempre preservata tutelando, in modo particolare, l’articolazione del sistema degli spazi aperti, gli elementi emergenti nel paesaggio, le masse murarie, le tessiture dei materiali, gli elementi di raccordo con il territorio circostante.
- Conservazione, anche mediante l’eliminazione progressiva delle superfetazioni recenti, dell’immagine delle quinte stradali e delle cortine edilizie disposte lungo i tracciati
rogressiva delle superfetazioni recenti, dell’immagine delle quinte stradali e delle cortine edilizie disposte lungo i tracciati storici che concorrono in maniera determinante a qualificare lo spazio pubblico e l’immagine complessiva della città. I muri ciechi, il numero, la dimensione e la forma delle bucature esistenti sono considerate un valore proprio della tradizione costruttiva locale e pertanto elementi da conservare.
lle bucature esistenti sono considerate un valore proprio della tradizione costruttiva locale e pertanto elementi da conservare.
- Tutela delle relazioni visuali con il territorio circostante, con particolare riferimento al nucleo antico e al paesaggio di sfondo della valle del torrente Leomogna e del Fosso Rio;
- Mantenimento delle discontinuità planimetriche esistenti che caratterizzano gli spazi aperti e, più in generale, il rapporto tra il sistema costruito e l’orografia del sito.
e esistenti che caratterizzano gli spazi aperti e, più in generale, il rapporto tra il sistema costruito e l’orografia del sito. Trasformazione sostenibile
- Ammissibilità dei cambi di destinazione d’uso dei piani terra compatibili con le strutture esistenti e con i valori storico-architettonici originari, in particolare per l’insediamento di attività culturali e commerciali finalizzate ad accrescere le potenzialità economiche e
ri, in particolare per l’insediamento di attività culturali e commerciali finalizzate ad accrescere le potenzialità economiche e attrattive del centro storico, pur nel rispetto delle disposizioni relative alla conservazione dei valori formali e costruttivi originali.
- Conservazione per quanto possibile dei prospetti fronte strada, anche a seguito di interventi di adeguamento funzionale dei tipi edilizi, preferendo in particolare l’apertura di nuovi accessi su i fronti minori o sulle corti interne.
19
- Recupero del patrimonio abitativo esistente con interventi finalizzati a incrementare le performance ambientali ed energetiche del contesto, valutando di volta in volta il grado di trasformabilità dell’esistente e di sostenibilità dei progetti.
- Trasformazione mirata degli edifici interessati da interventi per la messa in sicurezza contro i rischi di frana o di dissesto, e in particolare per la realizzazione della c.d. Struttura Urbana Minima riguardo vie di fuga pedonali e carrabili, ambiti di
o, e in particolare per la realizzazione della c.d. Struttura Urbana Minima riguardo vie di fuga pedonali e carrabili, ambiti di ammassamento.
- Valorizzazione sostenibile degli spazi aperti esistenti, al fine di una loro maggiore fruizione e integrazione con il contesto circostante. Riqualificazione
- Riqualificazione della struttura urbana esistente, attraverso opere di adeguamento delle recinzioni dei lotti, di miglioramento delle reti e dei sottoservizi e di riqualificazione degli spazi aperti pubblici.
to delle recinzioni dei lotti, di miglioramento delle reti e dei sottoservizi e di riqualificazione degli spazi aperti pubblici.
- Valorizzazione degli spazi aperti esistenti come i sistema integrato di spazi pubblici, al fine di integrare le aree di frangia con il centro storico più compatto, ripristinando i tradizionali rapporti spaziali e visuali con il territorio circostante. Valorizzazione dei contenitori edilizi degradati e abbandonati, e riqualificazione degli
visuali con il territorio circostante. Valorizzazione dei contenitori edilizi degradati e abbandonati, e riqualificazione degli spazi aperti ad essi associati, con l’obiettivo di incrementare l’offerta di servizi culturali, sociali e ricettivi.
- Riqualificazione delle cortine edilizie, mediante l’eliminazione delle stratificazioni incongrue e posticce che costituiscono un fraintendimento culturale dell’edificio e compromettono la leggibilità del linguaggio storico.
e e posticce che costituiscono un fraintendimento culturale dell’edificio e compromettono la leggibilità del linguaggio storico.
- Riqualificazione degli ambiti non edificati interclusi, mediante la progressiva eliminazione degli eventuali corpi precari (baracche, rimesse attrezzi, piccoli edifici di servizio oggi dismessi) e il ripristino degli originali rapporti tra spazio aperto e spazio edificato.
- Riqualificazione del patrimonio abitativo esistente sottoutilizzato e gli spazi aperti
i tra spazio aperto e spazio edificato.
- Riqualificazione del patrimonio abitativo esistente sottoutilizzato e gli spazi aperti associati, con progetti mirati a incrementare l’offerta ricettiva e culturale del comune (bed and breakfast, piccole residenze di campagna, residence assistiti per anziani, strutture alberghiere).
20 Contesti di avvicinamento Conservazione
- Tutela degli elementi di relazione morfologica e paesistica con il territorio circostante, come le viste, gli affacci, le direzioni visive intenzionali verso il paesaggio vallivo.
- Tutela dell’immagine unitaria dei contesti di avvicinamento, mediante la conservazione di tutti i caratteri che concorrono alla loro qualità architettonica ed urbana come: serialità e compattezza delle aggregazioni edilizie, articolazione lineare dei fronti
oro qualità architettonica ed urbana come: serialità e compattezza delle aggregazioni edilizie, articolazione lineare dei fronti urbani, relazioni con gli spazi pubblici (strade e giardini e sedi dei mercati settimanali) esistenti e con il paesaggio circostante.
- Mantenimento dell’immagine consolidata delle quinte stradali e delle cortine edilizie lungo i tracciati storici di avvicinamento al borgo antico, in particolare mediante l’eliminazione di tutte le superfetazioni recenti.
i tracciati storici di avvicinamento al borgo antico, in particolare mediante l’eliminazione di tutte le superfetazioni recenti.
- Conservazione e valorizzazione, mediante interventi di restauro conservativo, del patrimonio di monumenti e edifici di pregio storico ed artistico che qualificano i nuclei storici, in particolare la Chiesa di S. Rocco (Madonna della Cona) e il Palazzo nativo di Concezio Rosa. Trasformazione sostenibile
rici, in particolare la Chiesa di S. Rocco (Madonna della Cona) e il Palazzo nativo di Concezio Rosa. Trasformazione sostenibile
- Ammissibilità delle trasformazioni sostenibili associate a interventi per la messa in sicurezza dei tratti urbani soggetti a fenomeni di frana e/o di dissesto o interessati dal passaggio delle c.d. vie di fuga.
- Mantenimento delle peculiari caratteristiche spaziali, tipologiche e costruttive degli
i dal passaggio delle c.d. vie di fuga.
- Mantenimento delle peculiari caratteristiche spaziali, tipologiche e costruttive degli organismi edilizi, pur in presenza di interventi di adeguamento funzionale dei tipi edilizi per mutate esigenze distributive e/o tecnologiche.
- Riqualificazione degli spazi aperti (pubblici e privati), come occasioni per integrare i tessuti edilizi al sistema degli spazi pubblici oggi interclusi. Riqualificazione
ici e privati), come occasioni per integrare i tessuti edilizi al sistema degli spazi pubblici oggi interclusi. Riqualificazione
- Nei punti più significativi di apertura visuale sul paesaggio circostante, riqualificazione dei fronti urbani, in particolare attraverso la eliminazione di aggiunte incongrue, nonché la rifunzionalizzazione delle unità edilizie degradate e/o abbandonate e la valorizzazione dei punti belvedere.
- Dove sono previsti interventi di ristrutturazione edilizia completa e/o parziale,
ate e la valorizzazione dei punti belvedere.
- Dove sono previsti interventi di ristrutturazione edilizia completa e/o parziale, previsione di opportuni interventi di ricucitura del tessuto storico e di integrazione con gli spazi pubblici aperti esistenti (strade e passaggi, slarghi e piazze, giardini e parchi).
21
- Recupero dei tessuti insediativi esistenti incentivandone il miglioramento delle condizioni di vivibilità, di accessibilità e di performance energetica ed ambientale. Contesti di prossimità Conservazione
- Salvaguardia della biodiversità delle pratiche colturali, nonché il patrimonio di risorse fisico-naturalistiche esistenti;
- Tutela degli elementi di relazione visuale con il territorio circostante, in particolare le viste, gli affacci, le direzioni visive intenzionali verso/da il centro storico.
on il territorio circostante, in particolare le viste, gli affacci, le direzioni visive intenzionali verso/da il centro storico.
- Mantenimento dell’integrità paesaggistica attraverso la rimozione progressiva degli elementi incongrui (tralicci, corpi di fabbrica aggiunti, muri di recinzione, opere di ingegneria pesante) e la valorizzazione delle relazioni spaziali e visuali originarie. Trasformazione sostenibile
- Valorizzazione della struttura ambientale esistente, attraverso interventi che
visuali originarie. Trasformazione sostenibile
- Valorizzazione della struttura ambientale esistente, attraverso interventi che favoriscono una maggiore integrazione fisica e visiva con i tessuti costruiti.
- Negli interventi di ripristino ambientale per la messa in sicurezza dei tratti soggetti a fenomeni di frana o di dissesto, impiego di tecnologie e di materiali compatibili con il sistema ambientale esistente.
- Incentivazione degli usi turistici aventi contenuti innovativi e basso impatto sulle
bili con il sistema ambientale esistente.
- Incentivazione degli usi turistici aventi contenuti innovativi e basso impatto sulle componenti ambientali e paesaggistiche degli ambiti più sensibili.
- Valorizzazione del sistema dei percorsi escursionistici esistenti, con interventi volti alla messa in sicurezza di tratti soggetti a fenomeni di frana o di dissesto, ripristino di tratti inefficienti. Riqualificazione
- Miglioramento della fruibilità delle aree naturali di particolare pregio paesaggistico.
tratti inefficienti. Riqualificazione
- Miglioramento della fruibilità delle aree naturali di particolare pregio paesaggistico.
- Realizzazione di servizi che incrementino il livello di qualità dell’offerta ricettiva.
- Manutenzione continua dei contesti di prossimità, intesi come risorse capaci di garantire il potenziamento delle connessioni ecologiche, la stabilità dei suoli e la biodiversità floristica e faunistica.
Art. 12 Linee guida di restauro e consolidamento
22 Art. 12 Linee guida di restauro e consolidamento Introduzione Lo studio e la lettura critica costruito storico del Comune di Castelli, colpito dal sisma del 2009, condotto attraverso una campagna di rilievo delle caratteristiche geometriche e strutturali dei manufatti, del loro comportamento nonché del quadro lesivo determinatosi, deve essere inteso come lo strumento prioritario attraverso il quale l’Amministrazione Comunale potrà indirizzare le opportune opere di consolidamento e
lo strumento prioritario attraverso il quale l’Amministrazione Comunale potrà indirizzare le opportune opere di consolidamento e miglioramento delle caratteristiche antisismiche nonché preventivare le future attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico castellano. L’intento primario della ricerca era quello di evidenziare i comportamenti macroscopici dell’insieme edilizio ed i reciproci condizionamenti fra gli edifici, segnalando altresì la
enziare i comportamenti macroscopici dell’insieme edilizio ed i reciproci condizionamenti fra gli edifici, segnalando altresì la presenza ed il ruolo di quegli elementi architettonici (basamenti, archi, cordonature, …) che risultano determinanti per un valutazione di vulnerabilità, sempre tenendo conto della normativa di riferimento (in appendice). In termini metodologici, uno studio sul comportamento delle strutture architettoniche in
ormativa di riferimento (in appendice). In termini metodologici, uno studio sul comportamento delle strutture architettoniche in caso di evento sismico si deve porre l’obiettivo di inquadrare quali categorie di dati possano ritenersi indicatori significativi di stati di sofferenza col fine di “individuare una o più parti che si configurino come ambiti urbanistici ed edilizi significativi finalizzati ad un insieme di interventi integrati, aventi per oggetto uno o più aggregati edilizi” (Decr.
edilizi significativi finalizzati ad un insieme di interventi integrati, aventi per oggetto uno o più aggregati edilizi” (Decr. CDR 9 marzo 2010, art. 4 comma b). Un progetto volto al restauro, risanamento conservativo e recupero statico degli edifici non può, d’altro canto, non considerare le peculiarità insite in manufatti che vantano una storia di più secoli. L’obiettivo che ci si poneva era quello di fornire alcune direttive
tà insite in manufatti che vantano una storia di più secoli. L’obiettivo che ci si poneva era quello di fornire alcune direttive che sapessero indirizzare l’operatività nel rispetto di tali specifiche, ed uniche, caratteristiche; nonché delle modalità già tracciate dalla tradizione tecnica; altresì queste dovranno attentamente essere vagliate alla luce delle più aggiornate acquisizioni sia per ciò che attiene ai materiali come pure per quanto riguarda gli indirizzi operativi da adottare in fase di cantiere.
ioni sia per ciò che attiene ai materiali come pure per quanto riguarda gli indirizzi operativi da adottare in fase di cantiere. Due aspetti che pure vanno osservati nel consolidamento di strutture storiche in area sismica sono quelli relativi alla reversibilità ed alla compatibilità di materiali e tecnologie introdotte: la prima comporta l’esecuzione di interventi che, a fronte di sopraggiunte innovazioni tecniche o tecnologiche, possono essere migliorati (o sostituiti) senza che
interventi che, a fronte di sopraggiunte innovazioni tecniche o tecnologiche, possono essere migliorati (o sostituiti) senza che ciò comporti la modificazione dell’originario assetto strutturale e le tipologie costruttive esistenti; la compatibilità riguarda invece l’impiego di materiali che debbono avere caratteristiche chimico-fisiche simili a quelli in opera, e comunque tali da non alterare la
23 consistenza ed il comportamento dei materiali presenti nella costruzione. Interventi che, in ogni caso, dovranno essere condotti, pur nella consapevolezza di operare il consolidamento delle strutture danneggiate dal terremoto nonché raggiungere un miglioramento delle caratteristiche di risposta alle sollecitazioni sismiche, con l’obiettivo primario della conservazione del valore storico ed estetico insito nell’architettura.
e sollecitazioni sismiche, con l’obiettivo primario della conservazione del valore storico ed estetico insito nell’architettura. Nel redigere le ‘Norme di Attuazione del Piano di Ricostruzione del Comune di Castelli’ l’opzione metodologica di partenza è stata quella di considerare il centro storico come un oggetto dinamico nel tempo, la cui ‘organicità’, presente a tutte le scale, non può non comportare una valutazione correlata dei singoli temi; lo studio ha privilegiato i dati
, presente a tutte le scale, non può non comportare una valutazione correlata dei singoli temi; lo studio ha privilegiato i dati relativi alle emergenze monumentali come pure ai caratteri storico-ambientali del borgo, attraverso l’analisi delle connessioni che legano l’architettura diffusa alle emergenze storico-architettoniche, comunque in una dimensione d’insieme. Va peraltro osservato come l’analisi dei fenomeni di interazione tra le diverse vulnerabilità
unque in una dimensione d’insieme. Va peraltro osservato come l’analisi dei fenomeni di interazione tra le diverse vulnerabilità (sismica, idrogeologica, ambientale) ha consentito di definire con maggiore precisione gli effetti di ‘sovrapposizione che spesso sono frequenti negli aggregati storici; conseguentemente, in fase di ricostruzione, dovrà tenersi conto della necessità di mettere in sicurezza l’intero ambito di intervento o quanto meno predisporre le
truzione, dovrà tenersi conto della necessità di mettere in sicurezza l’intero ambito di intervento o quanto meno predisporre le opportune opere volte alla mitigazione del rischio idro-geologico. Descrizione delle tipologie, delle strutture e dei materiali La tipologia degli elementi costruttivi che caratterizza la quasi totalità dell’abitato storico di Castelli può ricondursi, in sintesi, ai modelli della tradizione. Su basi fondali continue
uasi totalità dell’abitato storico di Castelli può ricondursi, in sintesi, ai modelli della tradizione. Su basi fondali continue si elevano apparecchi murari in prevalenza di tipo misto: a conci lapidei di varia pezzatura e diversa finitura, si alternano elementi di più ridotte dimensioni, scheggioni e porzioni murarie tessute con laterizi; la malta (di calce) appare, generalmente, non particolarmente ricca, con inerti di granulometria variabile. In alcuni casi si è rilevata la
i calce) appare, generalmente, non particolarmente ricca, con inerti di granulometria variabile. In alcuni casi si è rilevata la presenza di rappezzi apparecchiati con malta cementizia, evidentemente incoerente in tali contesti. Il primo orizzontamento, a coprire locali semi-interrati destinati prevalentemente a cantine, laboratori e botteghe artigiane, è realizzato attraverso volte in laterizio posti ‘in accoltellata’ con profilo a sesto pieno o, in prevalenza, a sesto ribassato, con notevole
ttraverso volte in laterizio posti ‘in accoltellata’ con profilo a sesto pieno o, in prevalenza, a sesto ribassato, con notevole massa di rinfianco; gli elementi laterizi, di cospicuo spessore (sino a 6 centimetri), sono a basso tenore di ferro e compatti. La malta interstiziale è a base di calce con presenza diffusa di inerti di considerevole granulometria. (fig. 1)
24 Fig. 1 Il secondo livello è determinato, ancora nella generalità dei casi, da un solaio ligneo di tipo tradizionale con sovrastante pavimento su massetto di notevole spessore; in taluni casi al tavolato di fondo è sostituito un piano realizzato con pianelle. Sono stati altresì rilevati solai di tipo misto, in putrelle di ferro e voltine, evidente rimando ad una stagione di interventi collocabile nei primi decenni del Novecento. (fig. 2)
utrelle di ferro e voltine, evidente rimando ad una stagione di interventi collocabile nei primi decenni del Novecento. (fig. 2) Gli ambienti del secondo livello sono coperti con solai analoghi a quelli del livello inferiore o con volte a padiglione apparecchiate con laterizi disposti ‘di piatto’ (pseudo- volte), caratterizzate da notevole leggerezza ed apprezzabile elasticità. Le coperture sono, nella quasi totalità dei casi, con tetto a falde composto da orditura lignea
ezza ed apprezzabile elasticità. Le coperture sono, nella quasi totalità dei casi, con tetto a falde composto da orditura lignea semplice primaria e secondaria (sebbene siano state rilevate strutture a capriata) con sovrastante piano in tavolato, o pianelle, e manto di coppi e contro-coppi. (fig. 3) Gli elementi di collegamento verticale sono, di norma, costituiti di scale realizzate con volte in laterizio ‘alla romana’; solo in alcuni casi sono presenti sistemi che utilizzano
a, costituiti di scale realizzate con volte in laterizio ‘alla romana’; solo in alcuni casi sono presenti sistemi che utilizzano come elemento strutturale portante profili in ferro. La finitura superficiale è realizzata, nella maggioranza dei casi, con intonaco di calce (almeno dove opportune opere manutentive ne hanno permesso la conservazione) sebbene si rilevano casi di decorticamenti, perlopiù frutto di erronea interpretazione del carattere di storicità dell’architettura.
25 Fig. 2 Fig. 3
26 Sono altresì presenti unità edilizie (sulle quali sono evidenti le tracce di interventi in tempi recenti) che presentano spessi strati di intonaco di malta cementizia, all’apparenza rinforzati da reti; questi, oltre ad essere caratterizzati da un comportamento non omogeneo con l’apparecchio murario sottostante ed a costituire una perniciosa barriera all’evaporazione dell’umidità presente nella muratura, tendono
cchio murario sottostante ed a costituire una perniciosa barriera all’evaporazione dell’umidità presente nella muratura, tendono a ricondurre in sottosquadro le pur apprezzabili modanature di portali e finestre. Modalità di collasso Il primo obiettivo è stato quello di individuare le principali modalità di collasso che hanno interessato gli edifici, con la significativa selezione delle architetture storiche; la ricerca ha preso avvio dallo studio delle sconnessioni determinatesi nella compagine
a selezione delle architetture storiche; la ricerca ha preso avvio dallo studio delle sconnessioni determinatesi nella compagine muraria a causa delle azioni sismiche, che riducendo i complessi in macroelementi (porzioni più o meno estese della struttura muraria che, nel caso di murature di adeguata qualità, hanno un comportamento di tipo monolitico) attivano fenomeni di instabilità. Appare evidente che l’esame del comportamento sismico e delle condizioni
o di tipo monolitico) attivano fenomeni di instabilità. Appare evidente che l’esame del comportamento sismico e delle condizioni di collasso di un edificio in muratura tradizionale non può prescindere da un accurato rilievo, volto in particolare alla valutazione di quegli aspetti che maggiormente condizionano la risposta sismica degli edifici oggetto d’indagine. Si è pertanto cercato di porre attenzione, per quanto possibile in relazione alla
osta sismica degli edifici oggetto d’indagine. Si è pertanto cercato di porre attenzione, per quanto possibile in relazione alla disponibilità di dati documentali aggiornati ed al limitato arco temporale nel quale si è condotta la ricerca, alla configurazione geometrica dell’edificio, alla tipologia e qualità muraria, nonché alle caratteristiche tecnologiche del sistema resistente ed all’efficacia delle connessioni tra gli elementi resistenti verticali e tra pareti ed orizzontamenti; sono
sistema resistente ed all’efficacia delle connessioni tra gli elementi resistenti verticali e tra pareti ed orizzontamenti; sono state pure studiate le azioni che si esercitano sugli elementi strutturali, riconoscendo le principali condizioni sfavorevoli all’equilibrio (presenza di spinte non contrastate; assenza o carenza di condizioni delle ideali condizioni di vincolo delle pareti; carenze costruttive e tecnologiche; evidente incapacità resistente degli apparecchi murari per
ndizioni di vincolo delle pareti; carenze costruttive e tecnologiche; evidente incapacità resistente degli apparecchi murari per vetustà, interventi pregressi impropri). Infine sono stati indagati lo stato di degrado delle strutture, la presenza di un quadro fessurativo e la possibile interazione con le strutture adiacenti. In tal modo, rilevate le carenze strutturali e le vulnerabilità specifiche ed in assenza di determinati vincoli efficaci tra gli elementi costituenti la
carenze strutturali e le vulnerabilità specifiche ed in assenza di determinati vincoli efficaci tra gli elementi costituenti la fabbrica, è stato possibile ipotizzare l’attivazione dei conseguenti meccanismi di collasso nonché definire, in modo assolutamente esperimentale, l’evoluzione dei relativi cinematismi. I fenomeni di danno riscontrati sono i seguenti:
27
- Discontinuità murarie dovute alla realizzazione di volumi in tempi diversi e con modalità eterogenee; il fenomeno è risultato accentuato in fabbricati già segnati da cattiva costruzione e/o insufficiente stato di conservazione delle strutture murarie esistenti.
- Comportamento non omogeneo della struttura, con perdita di solidarietà fra elementi verticali, dovuto all’assenza di collegamento fra gli apparecchi murari con conseguente ribaltamento della facciata; fenomeno accentuato dalle modifiche nel
a di collegamento fra gli apparecchi murari con conseguente ribaltamento della facciata; fenomeno accentuato dalle modifiche nel sistema distributivo di taluni edifici o dal cattivo ammorsamento fra le parti. 3. Ridotte capacità nel comportamento delle murature imputabile, almeno in parte, all’utilizzo di malta povera ed incoerente, inerti grossolani di origine fluviale, elementi lapidei disomogenei per pezzatura e/o caratterizzati da lavorazione
incoerente, inerti grossolani di origine fluviale, elementi lapidei disomogenei per pezzatura e/o caratterizzati da lavorazione approssimata o addirittura posti in opera privi di sbozzatura. 4. Creazione di aperture nella muratura per l’inserimento di impianti o allargamento di porte e finestre realizzato senza opportune riquadrature, ovvero non rinforzate. 5. Presenza di luci eccessive ai piani inferiori ed in angolo con conseguente riduzione della sezione resistente.
on rinforzate. 5. Presenza di luci eccessive ai piani inferiori ed in angolo con conseguente riduzione della sezione resistente. 6. Perdita di solidarietà fra elementi verticali e orizzontamenti per difetto o assenza di presidi di incatenamento o per sofferenza di chiavi o catene per difetto di progetto, mancanza di manutenzione o vetustà. 7. Inflessione dei solai dovuta alla mancanza di continuità di questi con le murature perimetrali con conseguente aumento della luce libera di inflessione delle pareti.
canza di continuità di questi con le murature perimetrali con conseguente aumento della luce libera di inflessione delle pareti. 8. Distacco dei soffitti dai muri portanti con relativo sfilamento delle teste delle travi dalle loro sedi determinato dall’insufficiente ammorsamento con gli appoggi. 9. Lesioni negli spigoli delle volte a padiglione (il cui crollo è stato scongiurato per il buon ingranamento proprio degli apparecchi ‘a spina di pesce’ e per la resistenza a trazione offerta dalla malta).
iurato per il buon ingranamento proprio degli apparecchi ‘a spina di pesce’ e per la resistenza a trazione offerta dalla malta). 10. Lesioni delle volte strutturali, con profilo a sesto pieno o ribassate, imputabili ad un sovraccarico, all’incoerenza dei materiali di riempimento o ad un insufficiente resistenza dei muri d’imposta. 11. Lesioni nelle volte apparecchiate con mattoni disposti ‘di piatto’ (‘pseudo-volte’) il cui rischio di collasso è ridotto dalla efficace elasticità propria del sistema e dalla
disposti ‘di piatto’ (‘pseudo-volte’) il cui rischio di collasso è ridotto dalla efficace elasticità propria del sistema e dalla resistenza a trazione offerta dalla malta interstiziale. 12. Dissesto pronunciato nelle coperture con tetto ligneo imputabili a carpenterie formate da elementi realizzati attraverso la connessione di più travi, connesse a mezzo di semplice chiodatura e privi di opportuni incastri.
28 13. Coperture lignee soggette a danno a causa di capriate prive di intelaiatura di posa e/o con puntoni spingenti contro i muri perimetrali o di supporto. (fig. 4) 14. Danni a balconi o, più in generale, ad elementi sporgenti realizzati con l’utilizzo di lastroni massicci, eccessivamente aggettanti o insufficientemente sorretti da mensole inadeguate. 15. Diffusi quadri lesivi superficiali imputabili a intonaci realizzati con malte cementizie
nte sorretti da mensole inadeguate. 15. Diffusi quadri lesivi superficiali imputabili a intonaci realizzati con malte cementizie e/o di eccessivo spessore caratterizzate da un comportamento incoerente rispetto alla muratura di supporto. I principali meccanismi di collasso possono così sinteticamente riassumersi:
- Il ribaltamento semplice della parete che si manifesta attraverso la rotazione rigida di intere facciate o porzioni di pareti rispetto ad assi pressoché orizzontali alla base
anifesta attraverso la rotazione rigida di intere facciate o porzioni di pareti rispetto ad assi pressoché orizzontali alla base di esse e che percorrono la struttura muraria sollecitata da azioni fuori dal piano. Tale fenomeno si manifesta, in generale, a causa dell’assenza di vincolo in sommità e nel collegamento fra le pareti ortogonali. Concause sono inoltre l’assenza di cordoli o catene ai piani; la presenza di orizzontamenti deformabili,
a le pareti ortogonali. Concause sono inoltre l’assenza di cordoli o catene ai piani; la presenza di orizzontamenti deformabili, intersezioni murarie di cattiva qualità; presenza di spinte non contrastate sulla parete; apparecchi murari realizzati ‘a sacco’ nei quali si verifichi una scarsa solidarietà fra le parti. (fig. 5) Fig. 4 Fig. 5 2. Ribaltamento composto di parete. Il meccanismo, particolarmente evidente in presenza di apparecchi murari con ridotte proprietà meccaniche, si manifesta
parete. Il meccanismo, particolarmente evidente in presenza di apparecchi murari con ridotte proprietà meccaniche, si manifesta attraverso la rotazione rigida di intere facciate o porzioni di pareti rispetto ad assi in prevalenza orizzontali accompagnata dal trascinamento di parti delle strutture murarie appartenenti alle pareti di controvento. Le cause sono sostanzialmente le
29 stesse che determinano il meccanismo di ribaltamento semplice; ad esse si somma la vulnerabilità indotta dalla presenza di bucature in prossimità delle intersezioni. 3. Il meccanismo di ribaltamento dei cantonali si manifesta attraverso la rotazione rigida di un cuneo di distacco (macroelemento), delimitato da superfici di frattura ad andamento diagonale nelle pareti concorrenti nelle angolate libere, rispetto ad una cerniera posta alla base dello stesso. Meccanismi di questo tipo sono indotti da
correnti nelle angolate libere, rispetto ad una cerniera posta alla base dello stesso. Meccanismi di questo tipo sono indotti da spinte concentrate in testa ai cantonali dovute in particolar modo ai carichi trasmessi dai puntoni dei tetti a padiglione. (fig. 6) 4. Deformazioni angolari nel piano della parete e conseguente rottura a taglio. Il fenomeno, imputabile alla insufficiente resistenza alle sollecitazioni dinamiche sul piano, si manifesta attraverso lesioni ad andamento obliquo o incrociato. (fig. 7)
resistenza alle sollecitazioni dinamiche sul piano, si manifesta attraverso lesioni ad andamento obliquo o incrociato. (fig. 7) Fig. 6 Fig. 7 5. La flessione verticale della parete si ha quando si determina una cerniera cilindrica orizzontale che divide la parete in due blocchi. Il meccanismo è dovuto principalmente ad una evidente carenza di collegamento alle pareti ortogonali. Tale fenomeno si associa a: snellezza eccessiva delle pareti; paramenti con poca solidarietà reciproca
o alle pareti ortogonali. Tale fenomeno si associa a: snellezza eccessiva delle pareti; paramenti con poca solidarietà reciproca nel caso di apparecchi murari a sacco; spinte orizzontali localizzate; orizzontamenti intermedi mal collegati. (fig. 8) 6. La flessione della parete può anche essere orizzontale; essa si manifesta con l’espulsione di materiale dalla zona sommitale della parete. In tal caso, nonostante un efficace collegamento alle pareti ortogonali l’elemento soffre di un’assenza di vincolo in
la parete. In tal caso, nonostante un efficace collegamento alle pareti ortogonali l’elemento soffre di un’assenza di vincolo in sommità dovuto ad un ridotto collegamento alla muratura del solaio di copertura o alla presenza di coperture spingenti. Altri fattori che possono indurre ad una flessione orizzontale della parete sono: presenza di aperture ricavate nello spessore murario
30 (nicchie, canne fumarie, ecc.) ovvero paramenti di apparecchi murari a sacco con ridotta solidarietà reciproca. (fig. 9) Figg. 8 e 9 I fenomeni di dissesto rilevati (inflessione della superficie del paramento in laterizio, espulsione di materiale) sono dovuti a sollecitazione da pressoflessione; questa può essere imputata a difetti di costruzione, alla presenza negli apparecchi murari di elementi più resistenti rispetto agli altri con conseguenti deformazioni differenziate in
la presenza negli apparecchi murari di elementi più resistenti rispetto agli altri con conseguenti deformazioni differenziate in funzione del diverso modulo elastico ovvero dal processo di invecchiamento delle malte, la cui decoesione può ingenerare la perdita dei vincoli posti a contrastare gli spostamenti orizzontali; l’insorgenza delle deformazioni e delle lesioni osservate, effetti propri dei dissesti da pressoflessione, sono da riferirsi all’impiego originario di malte di
e delle lesioni osservate, effetti propri dei dissesti da pressoflessione, sono da riferirsi all’impiego originario di malte di qualità scadente. Altresì si è osservata l’assenza di collegamento tra i paramenti murari delle murature nonché una intrinseca mancanza di omogeneità delle sezioni reagenti degli elementi murari. Causa quest’ultima che ha indotto in taluni elementi laterizi di facciata circoscritti fenomeni di schiacciamento che inducono ad ipotizzare
ultima che ha indotto in taluni elementi laterizi di facciata circoscritti fenomeni di schiacciamento che inducono ad ipotizzare una concentrazione dei carichi sugli stessi paramenti esterni. In particolare tale mancanza di omogeneità fra le sezioni, dove ciascun elemento è caratterizzato da un modulo di elasticità diverso da quello del materiale adiacente, comporta uno scostamento del baricentro meccanico dalla verticale. Alla pressoflessione, va altresì associato un fenomeno secondario, lo schiacciamento,
del baricentro meccanico dalla verticale. Alla pressoflessione, va altresì associato un fenomeno secondario, lo schiacciamento, che amplifica il processo distruttivo prodotto dal dissesto principale. Si registra un fenomeno di espulsione di materiale che interessa importanti masse murarie; evidenziando superfici di frattura localizzate in corrispondenza delle zone basali con andamento iperboloidico, classico della rottura a compressione.
31 Interventi di consolidamento e miglioramento delle caratteristiche di antisi- smicità del costruito storico A fronte di tali fenomeni induttivi di meccanismi di collasso possono essere messi in atto specifici interventi sugli elementi strutturali; questi consentiranno di eliminare le principali carenze strutturali dell’edificio nonché di conseguire un rafforzamento locale e dunque un maggior livello di sicurezza della costruzione.
rutturali dell’edificio nonché di conseguire un rafforzamento locale e dunque un maggior livello di sicurezza della costruzione. Gli interventi previsti nel progetto statico strutturale dovranno tener conto delle eventuali deficienze mostrate dalla struttura nella sequenza sismica iniziata nel 2009. Nel rilievo dei danni e delle deficienze strutturali, le schede Aedes si sono dimostrate generalmente affidabili e costituiscono pertanto una buona base di partenza. Il
strutturali, le schede Aedes si sono dimostrate generalmente affidabili e costituiscono pertanto una buona base di partenza. Il progettista dovrà comunque prioritariamente risolvere le deficienze già manifestatesi, e quelle non manifestatesi ma giustificabili sulla base di una accurata verifica globale e locale. Qualora le soluzioni progettuali presentino, per l’unità strutturale in oggetto, interventi disomogenei rispetto alle unità strutturali circostanti (appartenenti o meno allo stesso
nità strutturale in oggetto, interventi disomogenei rispetto alle unità strutturali circostanti (appartenenti o meno allo stesso aggregato dell’unità strutturale di interesse), il progettista dovrà approfondire le ragioni di tale disomogeneità e presentare le sue osservazioni in merito sotto forma di relazione tecnica. Detta relazione tecnica dovrà comunque considerare la situazione di danneggiamento dell’unità strutturale di interesse e di quelle circostanti, così come
ovrà comunque considerare la situazione di danneggiamento dell’unità strutturale di interesse e di quelle circostanti, così come riportate nella carta degli esiti di agibilità, tav. B.03 Si dovranno altresì analizzare con particolare attenzione situazioni di anormale amplificazione locale dell’azione sismica, confrontandola comunque con quanto rilevato nell’evento del 2009 e ricorrendo, eventualmente, a microzonazioni sismiche con maggior livello di dettaglio
con quanto rilevato nell’evento del 2009 e ricorrendo, eventualmente, a microzonazioni sismiche con maggior livello di dettaglio Di seguito sono stati pertanto individuati gli “interventi idonei a garantire la migliore sicurezza delle costruzioni” (Decr. CDR 9 marzo 2010, art. 5 comma 2). L’obiettivo, come contenuto del dettato normativo, è quello di “intervenire in maniera organica per garantire il consolidamento, la stabilità, la sicurezza, l’abitabilità e la
vo, è quello di “intervenire in maniera organica per garantire il consolidamento, la stabilità, la sicurezza, l’abitabilità e la funzionalità complessiva del sistema urbano nella sua interezza, nel rispetto dei valori storico ambientali esistenti in conformità a quanto stabilito dalla “Disciplina relativa a linee di indirizzo strategico e piani di ricostruzione - art. 2, comma 12 bis e art. 14, comma 5 bis del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito con modifiche dalla
ostruzione - art. 2, comma 12 bis e art. 14, comma 5 bis del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito con modifiche dalla legge 24 giugno 2009, n. 77”, approvata con decreto del Commissario Delegato per la Ricostruzione – Presidente della Regione Abruzzo, 9 marzo 2010, n. 3. “Gli interventi sul costruito esistente vanno concepiti con l’obiettivo principale di ridurre la vulnerabilità
32 delle strutture su cui si interviene riducendo al minimo le cause che possono mettere in pericolo la sicurezza e l’incolumità di chi le utilizza e limitando i danni che possono comprometterne l’uso per un tempo prolungato. In linea generale, ciò va perseguito nel rispetto di quanto previsto per le Costruzioni Esistenti dalle Norme Tecniche per le Costruzioni emanate con il D.M. 14.01.2008 e dalla relativa Circolare n. 617 del 2.2.2009”.
sistenti dalle Norme Tecniche per le Costruzioni emanate con il D.M. 14.01.2008 e dalla relativa Circolare n. 617 del 2.2.2009”. Bisogna evidenziare come l’intervento su un edificio danneggiato nel corso di un evento sismico (in particolare se inserito in un più ampio complesso architettonico) non può interessarne solo una porzione ma deve essere indirizzato a tutta la struttura per migliorarne il comportamento complessivo ed aumentarne conseguentemente le
e ma deve essere indirizzato a tutta la struttura per migliorarne il comportamento complessivo ed aumentarne conseguentemente le capacità antisismiche; gli interventi non dovranno in sostanza limitarsi alle aree nella quali si è rilevato uno stato di dissesto (come nel caso di una risarcitura locale delle lesioni) ma il progetto dovrà tenere conto della stabilità globale della struttura. Preliminarmente alla selezione del tipo di intervento mirato alla riduzione della
conto della stabilità globale della struttura. Preliminarmente alla selezione del tipo di intervento mirato alla riduzione della vulnerabilità sismica della struttura, si è rivelato necessario raccogliere informazioni sulle caratteristiche geometriche, sulle caratteristiche del sottosuolo, sulle proprietà dei materiali nonché sui dettagli strutturali; in funzione del grado di dettaglio di tali informazioni, è stato possibile poi stabilire quale fosse il livello di conoscenza per la
unzione del grado di dettaglio di tali informazioni, è stato possibile poi stabilire quale fosse il livello di conoscenza per la specifica struttura oggetto di studio. Avendo osservato, come riportato in premessa, che i meccanismi di collasso delle strutture sono stati favoriti o, meglio, prevalentemente determinati dalla scarsità o inadeguatezza dei collegamenti fra pareti ortogonali e fra pareti e solai sarà necessario indirizzare gli interventi principalmente garantendo il miglioramento di tali vincoli.
nali e fra pareti e solai sarà necessario indirizzare gli interventi principalmente garantendo il miglioramento di tali vincoli. Il miglioramento delle generali caratteristiche comportamentali degli apparecchi murari (particolarmente di quelli trasversali) concorrerà efficacemente all’aumento della resistenza del fabbricato alle forze taglienti generate dalle sollecitazioni dinamiche indotte dal sisma; talché, ove possibile, nei fabbricati planimetricamente più estesi si
generate dalle sollecitazioni dinamiche indotte dal sisma; talché, ove possibile, nei fabbricati planimetricamente più estesi si renderà del tutto opportuno ricorrere alla realizzazione di giunti attraverso la sconnessione dei corpi di fabbrica onde consentire un comportamento meno vincolato. L’obiettivo di ridurre le carenze dei collegamenti può essere raggiunto attraverso incatenamenti costituiti da tiranti e/o catene o mediante collegamento dei solai alle
llegamenti può essere raggiunto attraverso incatenamenti costituiti da tiranti e/o catene o mediante collegamento dei solai alle pareti murarie; il necessario incremento della resistenza dei maschi murari potrà altresì conseguirsi con puntuali interventi di ‘scuci e cuci’ e accurata risarcitura di lesioni e iniezioni di malta consolidante. In taluni casi si renderà opportuno procedere, previo opportuno ed approfondito vaglio critico, alla demolizione di corpi di fabbrica incoerenti
33 dal punto di vista strutturale alla fabbrica originaria in quanto il loro comportamento disarmonico può ingenerare in caso di sisma meccanismi concatenati di danno. Sarà altrettanto efficace, ai fini del miglioramento delle caratteristiche antisismiche degli edifici, procedere alla riduzioni delle luci libere, segnatamente quelle presenti nei maschi murari di facciata; si dovrà, di conseguenza, evitare accuratamente l’indebolimento delle apparecchiature murarie con l’apertura di nuovi vani o
ta; si dovrà, di conseguenza, evitare accuratamente l’indebolimento delle apparecchiature murarie con l’apertura di nuovi vani o l’ampliamento degli esistenti Va precisato come le note e le indicazioni metodologiche che seguono, sottoposte al necessario vaglio critico imposto dall’evoluzione della teoria, siano state derivate dalla normativa più attuale, riportata in appendice; ciò al fine di renderle prontamente applicabili ai casi di studio. Murature in elevato
tiva più attuale, riportata in appendice; ciò al fine di renderle prontamente applicabili ai casi di studio. Murature in elevato Ogni intervento eseguito sulle murature, pur tenendo conto delle necessità imposte dalla normativa vigente, deve agevolare la conservazione del carattere e della finitura dell’apparecchio murario. L’intervento di consolidamento non deve tradursi nell’introduzione di strutture che possano comportarsi come corpi estranei nella
’intervento di consolidamento non deve tradursi nell’introduzione di strutture che possano comportarsi come corpi estranei nella muratura; tutte le operazioni di consolidamento statico devono porre particolare attenzione alla conservazione del materiale autentico. È da evitare l’utilizzo di materiali (come malte cementizie, litotipi estranei al contesto locale) non compatibili fisicamente, chimicamente e meccanicamente con quelli originari.
mentizie, litotipi estranei al contesto locale) non compatibili fisicamente, chimicamente e meccanicamente con quelli originari. Ogni intervento sulle murature in elevazione non deve comunque alterare, nei caratteri geometrici e di connessione, la muratura in elevazione, se non in base di una corretta e completa valutazione di carattere statico. Ogni intervento deve quindi valutare in via preliminare sia lo stato tensionale della muratura (in termini di flusso e localizzazione
intervento deve quindi valutare in via preliminare sia lo stato tensionale della muratura (in termini di flusso e localizzazione delle tensioni), che le sue caratteristiche di resistenza e rigidezza attese. Gli interventi possono essere classificati di conseguenza in cinque tipologie, tra di loro correlate: 1.1. interventi che non modificano lo stato tensionale (mantenendo il flusso delle tensioni e conservando le condizioni di localizzazione delle stesse);
modificano lo stato tensionale (mantenendo il flusso delle tensioni e conservando le condizioni di localizzazione delle stesse); 1.2. interventi che modificano lo stato tensionale (cambiando il flusso delle tensioni e/o provocando nuove e differenti condizioni di localizzazione delle stesse); 1.3. interventi che diminuiscono la resistenza e/o la rigidezza della muratura; 1.4. interventi che conservano la resistenza e/o la rigidezza della muratura;
ono la resistenza e/o la rigidezza della muratura; 1.4. interventi che conservano la resistenza e/o la rigidezza della muratura; 1.5. interventi che aumentano la resistenza e/o la rigidezza della muratura.
34 Le tipologie sopra riportate devono essere valutate con attenzione, e ciascun intervento sull'edificato deve essere classificato di conseguenza a cura del progettista. Sono sempre ammissibili gli interventi che non modificano lo stato tensionale (1.1.) o che conservano la resistenza e/o la rigidezza della muratura (1.4.), a meno che non sussistano altre ragioni all’intervento. Interventi che modificano lo stato tensionale (1.2.) non sono necessariamente da
he non sussistano altre ragioni all’intervento. Interventi che modificano lo stato tensionale (1.2.) non sono necessariamente da considerare come negativi, anzi si possono avere situazioni in cui la modifica dello stato tensionale, a parità delle altre condizioni, può essere assunta come situazione migliorativa della sicurezza strutturale. La modifica dello stato tensionale può manifestarsi sia in caso di rimozione di elementi incongrui, che nel caso d’introduzione di nuovi elementi o di chiusura di vani.
anifestarsi sia in caso di rimozione di elementi incongrui, che nel caso d’introduzione di nuovi elementi o di chiusura di vani. Devono essere generalmente evitati interventi che diminuiscono la resistenza e/o la rigidezza della muratura (1.3.), i quali inducono una riduzione della sicurezza strutturale, a meno che non si possa dimostrare che a seguito di tali interventi la sicurezza complessiva dell'organismo sia tale da rispettare comunque i minimi previsti da normativa.
guito di tali interventi la sicurezza complessiva dell'organismo sia tale da rispettare comunque i minimi previsti da normativa. Sono da incoraggiare interventi che aumentano la resistenza e/o la rigidezza della muratura (1.5.), che inducono un incremento della sicurezza sismica. Resta però l'obbligo di verificare che tale incremento sia effettivamente positivo, soprattutto nel caso di edifici in continuità con altri, e che non provochi una differente, e non prevista, risposta strutturale d'insieme.
nel caso di edifici in continuità con altri, e che non provochi una differente, e non prevista, risposta strutturale d'insieme. In generale gli interventi che modificano la resistenza e/o la rigidezza di un paramento murario in elevazione, si rendono necessari al fine di eliminare gli effetti del suo danneggiamento, generato dall'intervento antropico ovvero dall'evento sismico. Le tipologie d’intervento sono richiamate di seguito. Intervento di ‘scuci e cuci’
ervento antropico ovvero dall'evento sismico. Le tipologie d’intervento sono richiamate di seguito. Intervento di ‘scuci e cuci’ Tale intervento di consolidamento puntuale sostitutivo consiste in una demolizione parziale dell’apparecchiatura muraria e nella successiva sua ricostruzione attraverso l’adozione di materiali con caratteristiche comportamentali e dimensionali scelte, previa realizzazione di opportune opere di presidio.
one di materiali con caratteristiche comportamentali e dimensionali scelte, previa realizzazione di opportune opere di presidio. Si raccomanda l’utilizzo di malte compatibili, escludendo l’uso di prodotti a base cementizia. (fig. 10) L’intervento di scuci–cuci è finalizzato al ripristino della continuità muraria attraverso operazioni che prevedono l’asportazione della muratura nel tratto lesionato, con una
35 larghezza e una profondità che dipendono dall’ampiezza della lesione, e la sua sostituzione con materiale identico e della stessa pezzatura, posto in opera a “cantieri alternati”. Nei casi di lesioni passanti, è necessario intervenire sull’intero spessore del muro, prima da un lato e poi dall’altro per motivi di sicurezza, avendo cura di connettere i due paramenti. Fig. 10 L’intervento di scuci-cuci deve rispettare l’andamento dei filari ed utilizzare materiale
di connettere i due paramenti. Fig. 10 L’intervento di scuci-cuci deve rispettare l’andamento dei filari ed utilizzare materiale con caratteristiche fisico-chimiche e meccaniche analoghe al preesistente. Il risanamento della lesione è finalizzato alla ripresa dei meccanismi resistenti della parete: a questo scopo è necessario ammorsare la risarcitura con la muratura preesistente e usare malte di buona qualità compatibili con quelle originali.
ecessario ammorsare la risarcitura con la muratura preesistente e usare malte di buona qualità compatibili con quelle originali. È sconsigliato l’uso di barre metalliche inserite nella massa muraria e disposte ad attraversare la lesione, perché il problema viene solo trasferito ai bordi di aggancio con il muro esistente. Poiché dal punto di vista meccanico l’intervento di cuci e scuci è molto invasivo e costoso, si raccomanda di ricorrere prioritariamente ad altre tecniche d’intervento per
vento di cuci e scuci è molto invasivo e costoso, si raccomanda di ricorrere prioritariamente ad altre tecniche d’intervento per risolvere il problema della sconnessione, del danneggiamento e dell'allentamento di un pannello murario. Risarciture delle lesioni e interventi con malta consolidante Le iniezioni di malta si rendono necessarie nelle murature incoerenti o caratterizzate da vuoti diffusi e numerosi, per carenza costruttive o per fenomeni di disgregazione insorti
urature incoerenti o caratterizzate da vuoti diffusi e numerosi, per carenza costruttive o per fenomeni di disgregazione insorti nel tempo. L’intervento deve essere preceduto da indagini tese a verificare la presenza nel muro di legante a base di gesso, molto diffusi in Abruzzo.
36 È preferibile che la malta da iniettare sia a base di calce naturale debolmente idraulica o grassello di calce misto a pozzolana; è sconsigliabile l’uso di malte che utilizzino leganti eminentemente idraulici o cementizi. Dal punto di vista meccanico la tecnica dell'iniezione di malte rappresenta un consolidamento per rigenerazione della muratura dissestata. Pur essendo una tecnica che genera modificazioni irreversibili, è assai meno traumatica e invasiva della
la muratura dissestata. Pur essendo una tecnica che genera modificazioni irreversibili, è assai meno traumatica e invasiva della soluzione dello scuci-cuci, che comporta demolizioni e ricostruzioni parziali della muratura. La risarcitura di lesioni murarie può realizzarsi per mezzo dell’applicazione di rete di rinforzo, ovvero di una rete (griglia) a maglie quadrate in fibra di vetro messa in opera mediante l’utilizzo di una malta a base calce e pozzolana pozzolanica, rinforzata con
quadrate in fibra di vetro messa in opera mediante l’utilizzo di una malta a base calce e pozzolana pozzolanica, rinforzata con l’aggiunta di fibre di vetro. Va precisato come nel caso di lesione passante per l’intero spessore della parete muraria, la fascia di rinforzo materiale composito dovrà essere posta in opera su entrambe le facce della parete. Il consolidamento di un’apparecchiatura muraria oggetto di lesioni può avvenire anche
n opera su entrambe le facce della parete. Il consolidamento di un’apparecchiatura muraria oggetto di lesioni può avvenire anche per iniezioni, a saturazione: dopo la necessaria rimozione dell’intonaco decoeso e un’accurata scarnitura della lesione, vanno eseguiti i fori attraverso i quali iniettare la malta con utilizzo di utensile meccanico non battente; posizionamento degli ugelli o boccagli di iniezione in corrispondenza; iniezione, dal basso verso l’alto, della malta di
ttente; posizionamento degli ugelli o boccagli di iniezione in corrispondenza; iniezione, dal basso verso l’alto, della malta di calce idraulica fillerizzata esente da sali idrosolubili e inerti pozzolanici selezionati. L’uso di bassa pressione (minore di 2 atm) consente di evitare la formazione tensioni all'interno della massa muraria e le conseguenti coazioni con le cortine murarie esterne. E’ fondamentale per l’efficacia dell’intervento che le miscele utilizzate posseggano i
coazioni con le cortine murarie esterne. E’ fondamentale per l’efficacia dell’intervento che le miscele utilizzate posseggano i corretti requisiti reologici (1), elastici (2), chimici (3) e termici (4).
- Malta sufficientemente fluida ma non tanto da indurre la segregazione dell’acqua (bleeding).
- Onde garantire a restauro ultimato maggiore omogeneità nella sezione muraria occorre ridurre l’impegno statico dei paramenti esterni elevando il modulo elastico
to maggiore omogeneità nella sezione muraria occorre ridurre l’impegno statico dei paramenti esterni elevando il modulo elastico del calcestruzzo attraverso l’impiego di boiacche di medio-alta rigidità ovvero con un modulo elastico ˃15000 N/mm2. 3. La presenza di solfati nelle murature impone boiacche leganti insensibili a questo sale (introdotto anche per capillarità) in quanto i leganti tradizionali (cemento Portland, calce idraulica) indurrebbero fenomeni di rigonfiamenti per effetto della
à) in quanto i leganti tradizionali (cemento Portland, calce idraulica) indurrebbero fenomeni di rigonfiamenti per effetto della reazione tra il solfato ed i prodotti di idratazione di tali leganti; pertanto sono consigliabili leganti privi di alcali (Na2O ≤ 0,6%).
37 4. I gradienti termici che si generano all’interno di una muratura per effetto del calore generato dalla reazione acqua-legante possono determinare tensioni di trazione con conseguente soluzione di continuità. Le miscele con basso calore di idratazione sono quelle composte con boiacca di calce idraulica (o cemento d’altoforno). È del resto provato quanto l’incremento della resistenza (sia statica quanto meccanica) di un apparecchio murario dovuta all’iniezione di malte consolidanti sia direttamente
resistenza (sia statica quanto meccanica) di un apparecchio murario dovuta all’iniezione di malte consolidanti sia direttamente proporzionale alle caratteristiche della miscela. Va altresì sottolineato come in presenza di apparecchi murari che abbiano perduto una quota sensibile della originaria capacità resistente sarà necessario corroborare le iniezioni di malta consolidante (pur del tutto opportune a saturare efficacemente cavità e porosità intramurali) con altre tipologie di intervento. (figg. 11)
e (pur del tutto opportune a saturare efficacemente cavità e porosità intramurali) con altre tipologie di intervento. (figg. 11) Fig. 11 Iniezioni armate Nelle iniezioni armate si inseriscono degli spezzoni di acciaio ad aderenza migliorata che vengono resi solidali alla muratura attraverso l’infiltrazione nei fori che portano le barre di miscele a base di resine epossidiche di tipo espansivo; rispetto alle iniezioni di malta cementizia consentono un sostanziale incremento di resistenza del setto murario
tipo espansivo; rispetto alle iniezioni di malta cementizia consentono un sostanziale incremento di resistenza del setto murario poiché con tale metodologia operativa risulta considerevolmente aumentata la tenuta sia alle sollecitazioni di taglio come a quelle di trazione. (figg. 12 e 13)
38 Figg. 12 e 13 Le iniezioni armate sono indicate allorché si renda necessario il miglioramento della connessione (o si intenda realizzare una idonea ammorsatura) fra elementi murari adiacenti. Le iniezioni armate trovano inoltre applicazione nella stabilizzazione delle strutture voltate, sia quelle apparecchiate ‘a conci’ come quelle in laterizio (vedi sotto). Affinché l’intervento con l’inserimento di iniezioni armate conduca all’incremento della
come quelle in laterizio (vedi sotto). Affinché l’intervento con l’inserimento di iniezioni armate conduca all’incremento della resistenza complessiva degli apparecchi murari trattati è opportuno eseguire preventivamente infiltrazioni di miscele leganti così da preconsolidare il muro da rinforzare con le armature. Tecnologie innovative per il consolidamento L'uso di tecniche innovative deve essere preso in considerazione solo in presenza di
Tecnologie innovative per il consolidamento L'uso di tecniche innovative deve essere preso in considerazione solo in presenza di un adeguato know-how da parte del progettista e, soprattutto, dell’impresa che effettuerà l'intervento. Ciascuna tipologia dovrà essere correttamente inquadrata in un contesto di verifica strutturale di tipo analitico, e in riscontro con le prescrizioni di normativa. Alcune tecnologie d’avanguardia si sono sviluppate in tempi più recenti, trovando nel
iscontro con le prescrizioni di normativa. Alcune tecnologie d’avanguardia si sono sviluppate in tempi più recenti, trovando nel restauro un'applicazione di estremo interesse. Tra le tecniche innovative più significative si richiamano:
- Utilizzo di resine, tra cui quelle più comunemente usate le resine epossidiche.
- Utilizzo di materiali compositi, costituiti in genere da una matrice di resine polimeriche (epossidiche, poliestere, viniliche) o di malte inorganiche (pozzolaniche) fibrorinforzate,
da una matrice di resine polimeriche (epossidiche, poliestere, viniliche) o di malte inorganiche (pozzolaniche) fibrorinforzate, in cui sono immerse fibre sintetiche (vetro, aramide, carbonio), che conferiscono la resistenza al composito. Come per le altre tecnologie innovative si deve tuttavia fare
39 attenzione a possibili effetti collaterali negativi come, ad esempio, la sensibilità ai raggi ultravioletti.
- Utilizzo di acciai speciali: questi hanno fatto grandi progressi, conseguendo non solo eccezionali resistenze, ma anche buona durabilità e compatibilità con le costruzioni storiche, come ad esempio gli acciai inossidabili e al titanio. Interessanti sono anche i così detti acciai “a memoria di forma” (shape memory alloy).
pio gli acciai inossidabili e al titanio. Interessanti sono anche i così detti acciai “a memoria di forma” (shape memory alloy).
- Utilizzo di apparecchi viscosi oleodinamici (shock transmitter): questi apparecchi consentono di accoppiare due elementi strutturali (ad esempio un solaio ed una parete) in modo da consentire le deformazioni relative lente, come le deformazioni termiche o quelle indotte da cedimenti del suolo, mentre si comportano rigidamente, costituendo
tive lente, come le deformazioni termiche o quelle indotte da cedimenti del suolo, mentre si comportano rigidamente, costituendo quindi veri e propri vincoli, per effetto delle azioni dinamiche, come il sisma. Inserimento di tiranti Alla fine di garantire un comportamento globale ottimale dell’edificio, è necessario che gli interventi siano mirati ad assicurare un soddisfacente comportamento d’assieme, mediante la realizzazione di un efficace ammorsamento tra le pareti e collegamento dei
un soddisfacente comportamento d’assieme, mediante la realizzazione di un efficace ammorsamento tra le pareti e collegamento dei solai alle pareti; inoltre, deve essere verificato che le eventuali spinte prodotte da strutture voltate siano efficacemente contrastate correggendo il malfunzionamento dei tetti spingenti. La realizzazione di questi interventi è un prerequisito essenziale per l’applicazione di gran parte dei metodi di analisi sismica globale dell’edificio, che si
rventi è un prerequisito essenziale per l’applicazione di gran parte dei metodi di analisi sismica globale dell’edificio, che si basano sul comportamento delle pareti murarie nel proprio piano, presupponendone la stabilità nei riguardi di azioni sismiche fuori dal piano. L’inserimento di tiranti metallici (in acciaio) è uno dei sistemi più efficaci per esercitare un’azione di contrasto al ribaltamento. Incatenamenti Per incatenamenti si intende l’insieme dei sistemi di presidio e consolidamento
ione di contrasto al ribaltamento. Incatenamenti Per incatenamenti si intende l’insieme dei sistemi di presidio e consolidamento dell’edificio in muratura, costituiti da catene, tiranti, collegamento di solai in legno alle pareti in muratura, in grado di ricostituire e restituire un comportamento scatolare e monolitico alle diverse componenti della fabbrica muraria. Gli incatenamenti rendono possibile alle pareti murarie sottoposte all’azione di elementi spingenti (archi e volte)
ica muraria. Gli incatenamenti rendono possibile alle pareti murarie sottoposte all’azione di elementi spingenti (archi e volte) ovvero strutture in copertura costituite da elementi spingenti di interagire mutuamente e fornire una risposta nei confronti delle azioni orizzontali, contenendo l’entità degli spostamenti e delle rotazioni delle pareti stesse e consentendo la mitigazione della vulnerabilità verso possibili meccanismi cinematici di ribaltamento per rotazione.
40 Interventi di incatenamento sono altresì consigliati nel caso cedimenti differenziali delle fondazioni, per migliorare il comportamento scatolare e limitare gli spostamenti relativi di differenti parti strutturali. Particolare efficacia si verifica altresì nell’uso di incatenamenti nel caso di apparecchi murari soggetti a sforzi di pressoflessione; infatti l’onda d’inflessione può, in tali casi, essere contenuta da catene inserite nel massetto pavimentale, oppure poco al disotto
tti l’onda d’inflessione può, in tali casi, essere contenuta da catene inserite nel massetto pavimentale, oppure poco al disotto dell’intradosso del solaio. Prima della posa in opera degli incatenamenti, dovrà valutarsi attentamente la qualità complessiva degli apparecchi murari (presenza di malta di buona qualità; assenza di evidenti vacuità; solidarietà fra gli elementi lapidei) specie in corrispondenza delle zone di attestamento dei presidi di contrasto, dove di norma si determinano severe azioni
apidei) specie in corrispondenza delle zone di attestamento dei presidi di contrasto, dove di norma si determinano severe azioni locali (compressione e punzonamento), particolarmente critiche in specie nel caso di apparati murari con tessitura in pietre di piccole dimensioni, non quadrata ovvero con scadente qualità della malta di allettamento. Pertanto è opportuno valutare preventivamente l’opportunità di procedere, prima della
dente qualità della malta di allettamento. Pertanto è opportuno valutare preventivamente l’opportunità di procedere, prima della posa in opera degli incatenamenti, all’esecuzione di opere di preconsolidamento con interventi di bonifica e miglioramento generale della qualità muraria; ciò poiché i tiranti, posti in opera, danno luogo ad un aumento anche sensibile della pressione orizzontale sugli apparecchi murari. Va altresì osservato come l’applicazione degli incatenamenti
nche sensibile della pressione orizzontale sugli apparecchi murari. Va altresì osservato come l’applicazione degli incatenamenti ad una fabbrica muraria deformata e/o decoesa non sia in grado da sola di ripristinare lo stato tensionale originario correggendo e riequilibrando gli effetti del dissesto; tuttavia essa può essere utilmente proposta per evitare ulteriori aggravamenti dei meccanismi e delle deviazioni tensionali, nonché per consentire alla struttura di
roposta per evitare ulteriori aggravamenti dei meccanismi e delle deviazioni tensionali, nonché per consentire alla struttura di sostenere azioni sismiche che altrimenti ne determinerebbero il collasso. In particolare l’applicazione di catene orizzontali e verticali permette di creare in ogni setto murario cointeressato dai due tipi di tiranti uno stato di compressione biassiale. I tiranti orizzontali e verticali possono essere posti in opera anche con una certa pre-
ti uno stato di compressione biassiale. I tiranti orizzontali e verticali possono essere posti in opera anche con una certa pre- tensione, eventualmente distribuiti sull’intera facciata: concatenati ai muri contrapposti a quelli su cui posano i capichiave, per quelli orizzontali; nella fondazione, per quelli verticali. Ciò contribuisce in maniera sensibile a ridurre gli sforzi di trazione che dovessero interessare gli apparecchi murari in presenza di sollecitazioni di trazione
ibile a ridurre gli sforzi di trazione che dovessero interessare gli apparecchi murari in presenza di sollecitazioni di trazione come quelle, in particolare, generate dalle forze orizzontali espresse dai terremoti; tale intervento consente inoltre un significativo aumento della duttilità strutturale delle murature incatenate bi assialmente, venendo incrementata la resistenza al limite elastico e a rottura.
41 Le seguenti tipologie di incatenamenti tradizionali, o mutuati dalla tradizione, più comunemente adottate sono:
- catene metalliche (barre tonde o piatti) e relativi sistemi di ancoraggio alle testate delle pareti murarie; (fig. 14)
- tiranti (barre post-tese in acciaio speciale; trefoli; cavi in acciaio armonico);
- travi in legno e/o metalliche costituenti gli elementi portanti degli orizzontamenti di piano (solai) e relativi sistemi (regge) di ancoraggio alle pareti murarie. Fig. 14
li elementi portanti degli orizzontamenti di piano (solai) e relativi sistemi (regge) di ancoraggio alle pareti murarie. Fig. 14 Il tiro delle catene (150-200 kg/cmq) può essere applicato secondo ‘a caldo’ o ‘a freddo’; quest’ultima modalità è senza dubbio da preferirsi poiché consente di ristabilire nel tempo il giusto grado di tensionamento (ripristino per caduta di tensione).
42 Manicotti-tenditori consentiranno di ristabilire il giusto grado di tensione nel momento in cui si verificasse una perdita di efficienza; l’adozione di manicotti consentirà inoltre di porre in opera tiranti che, a causa di una lunghezza eccessiva, rischierebbero di condurre un effetto ridotto per stiramento. Nel caso di edifici in muratura con più piani, le catene vanno in genere collocate in corrispondenza dei solai (orizzontamenti di piano) e posizionate al di sotto del
ù piani, le catene vanno in genere collocate in corrispondenza dei solai (orizzontamenti di piano) e posizionate al di sotto del pavimento. In presenza di solai che non garantiscano adeguato contrasto all’azione di compressione (per fatiscenza, o per carenza dimensionale), le catene vanno obbligatoriamente posizionate in adiacenza ai muri trasversali, generalmente al livello dei solai, sia perché sono in grado di contrastarne in maniera efficace il tiro, sia perché
trasversali, generalmente al livello dei solai, sia perché sono in grado di contrastarne in maniera efficace il tiro, sia perché in questo modo si consegue un efficiente collegamento puntuale tra pareti ortogonali. La disposizione più efficace è costituita da una coppia di catene gemelle (catene binate) poste in parallelo, lateralmente allo stesso muro. I capochiave, preferibilmente del tipo ‘a piastra’, vanno normalmente lasciati a vista; è
allelo, lateralmente allo stesso muro. I capochiave, preferibilmente del tipo ‘a piastra’, vanno normalmente lasciati a vista; è infatti opportuno non indebolire la muratura occultando le tirantature orizzontali, ad esempio inserendole nel massetto del pavimento del solaio o allocandole in tasche di intaglio realizzate nella muratura, successivamente mascherate con sovrapposizione di finti conci lapidei, opere a stucco o semplici inserti di intonaco. (fig. 15) Fig. 15
ivamente mascherate con sovrapposizione di finti conci lapidei, opere a stucco o semplici inserti di intonaco. (fig. 15) Fig. 15 Sono invece sconsigliate forme articolate del paletto (come barre incrociate o a serpentina), anche perché meno adeguate alla funzione statica richiesta. Il dimensionamento dei capi-chiave deve infatti tener conto delle caratteristiche dell’elemento murario (colonna, pilastro) collegato. Possono altresì adottarsi piastre in acciaio poste in sommità ed opportunamente rese
ento murario (colonna, pilastro) collegato. Possono altresì adottarsi piastre in acciaio poste in sommità ed opportunamente rese solidali agli apparecchi murari mediante barre in acciaio (presidi passivi).
43 Ogni catena deve essere dimensionata, oltre che in funzione della resistenza a trazione del materiale metallico di cui è costituita, anche con una sezione trasversale rapportata alla lunghezza, al fine di assicurarne un’adeguata rigidezza. Deve inoltre essere sottoposta ad uno stato di pretensione commisurato alla entità del tiro in esercizio, valutando l’entità delle cadute di tensione nel tempo, e le azioni locali (all’interfaccia capo-chiave - muratura di attestamento), le quali devono risultare
te di tensione nel tempo, e le azioni locali (all’interfaccia capo-chiave - muratura di attestamento), le quali devono risultare compatibili con le capacità resistenti locali delle parti murarie che forniscono il contrasto. Tiranti disposti nelle due direzioni principali del fabbricato, a livello dei solai e in corrispondenza delle pareti portanti, ancorati alle murature mediante capo-chiave, forniscono un efficace vincolo contro il ribaltamento fuori piano dei pannelli murari e
rati alle murature mediante capo-chiave, forniscono un efficace vincolo contro il ribaltamento fuori piano dei pannelli murari e conferiscono un elevato grado di connessione tra le murature ortogonali, tale da favorire il comportamento d’assieme del fabbricato. Nel realizzare gli incatenamenti trasversali, si possono sfruttare le travi dei solai esistenti come tiranti, collegandole con opportuna ferramenta a capi-chiave esterni. Applicazione di fasce in materiale composito
sistenti come tiranti, collegandole con opportuna ferramenta a capi-chiave esterni. Applicazione di fasce in materiale composito L’applicazione di nastri di consolidamento in materiale composito (fibre di carbonio con resine epossidiche) dovrebbe limitarsi alle strutture per le quali si preveda una successiva stesura di strato d’intonaco; altresì andrebbe preventivamente valutato con attenzione il grado di rigidezza della struttura conseguente.
i strato d’intonaco; altresì andrebbe preventivamente valutato con attenzione il grado di rigidezza della struttura conseguente. In tal caso vanno pure preventivamente osservate le caratteristiche chimiche, fisiche e meccaniche della malta poiché queste si ripercuotono direttamente sul comportamento globale del manufatto architettonico: la porosità e la permeabilità dell’apparecchio murario influiscono infatti sia sui fenomeni di degrado della struttura sia sull’interazione
e la permeabilità dell’apparecchio murario influiscono infatti sia sui fenomeni di degrado della struttura sia sull’interazione con il materiale composito; la resistenza a rottura di un pannello murario rinforzato si riduce sensibilmente se il collegamento fra muro e rinforzo perde di efficacia, ad esempio in ragione di fenomeni di umidità di risalita. I prodotti polimerici inoltre, soprattutto nella fase iniziale di applicazione, sono
ragione di fenomeni di umidità di risalita. I prodotti polimerici inoltre, soprattutto nella fase iniziale di applicazione, sono particolarmente vulnerabili all’umidità, subendo variazioni chimico-fisiche che possino compromettere l’efficacia dell’ancoraggio; per tanto si rende necessaria la preventiva riduzione del contenuto di acqua all’interno della muratura attraverso opportuni interventi di risanamento (fra gli altri, metodo Massari). Altresì, giacché l’efficacia
erno della muratura attraverso opportuni interventi di risanamento (fra gli altri, metodo Massari). Altresì, giacché l’efficacia dell’incollaggio di rinforzo può essere inficiata dalla presenza di una superficie degradata si raccomanda, al fine di evitare perniciose concentrazione degli sforzi, di procedere con preventivi interventi di pulitura e consolidamento dell’area di contatto; la
44 muratura deve risultare quindi priva di parti friabili o scarsamente coese, ovvero di scagliature. Va rammentato che l’alto contenuto di umidità, combinato con valori elevati di temperatura, può favorire una riduzione delle proprietà meccaniche dell’apparecchio murario e del polimero; pertanto, ponendo l’attenzione ad evitare che il tessuto in FPR crei una barriera al vapore, le fasce,disposte in orizzontale e/o verticale, debbono
attenzione ad evitare che il tessuto in FPR crei una barriera al vapore, le fasce,disposte in orizzontale e/o verticale, debbono disporsi a maglia larga in modo da permettere l’evaporazione dell’eccesso di umidità. Spesso risulta necessario un consolidamento locale della muratura, nella zona di ancoraggio. I capi-chiave vanno generalmente lasciati a vista; soltanto in alcuni casi (edifici di interesse storico-monumentale) possono essere nascosti, alloggiandoli in
e lasciati a vista; soltanto in alcuni casi (edifici di interesse storico-monumentale) possono essere nascosti, alloggiandoli in tasche di intaglio all’uopo realizzate nella muratura, e successivamente mascherandoli con sovrapposizione di protesi in elementi lapidei, opere a stucco e da semplici inserti di intonaco. Dove è possibile, è sempre consigliabile l’impiego di capi-chiave esterni, appositamente progettati non solo per la funzione strutturale ma anche per quella estetica.
le l’impiego di capi-chiave esterni, appositamente progettati non solo per la funzione strutturale ma anche per quella estetica. Collegamento dei solai alle pareti in muratura I solai lignei, in linea generale, possono essere considerati come elementi strutturali funzionali al conseguimento del ricercato mutuo incatenamento delle pareti murarie; la realizzazione di un vincolo (generalmente realizzato per mezzo di ancoraggi e piastre
tuo incatenamento delle pareti murarie; la realizzazione di un vincolo (generalmente realizzato per mezzo di ancoraggi e piastre in ferro) fra le travi in legno costituenti gli elementi portanti dei solai e le murature portanti parallele all’orditura consente di solidarizzare mutuamente l’impianto murario portante. Più recentemente tale tecnica è stata sviluppata anche con utilizzo di tecnologie e materiali innovativi con l’adozione di ancoraggi (fiocchi) realizzati in
a è stata sviluppata anche con utilizzo di tecnologie e materiali innovativi con l’adozione di ancoraggi (fiocchi) realizzati in materiali compositi (fibre in carbonio, fibre metalliche ad elevata resistenza meccanica) adesi con matrici epossidiche. (figg. 16, 17, 18 e 19)
45 Figg. 16-19 Nei casi riscontrati di solai in latero-cemento e ferro-laterizio andrà realizzata una cordolatura, estesa all’intero perimetro dell’ambiente e opportunamente zancata agli apparecchi murari verticali, cui vincolare le teste delle travi. (figg. 20 e 21)
tro dell’ambiente e opportunamente zancata agli apparecchi murari verticali, cui vincolare le teste delle travi. (figg. 20 e 21)
46 Figg. 20 e 21 È da valutare con attenzione il ricorso agli ancoraggi per aderenza (mediante iniezioni di resine o malte a base cementizia nella muratura), sia per le possibili incompatibilità tra i materiali che per la difficoltà di controllare l’efficacia dell’ancoraggio. Si ribadisce infatti che l’efficacia dei tiranti dipende da vari fattori, ma soprattutto dalla
lare l’efficacia dell’ancoraggio. Si ribadisce infatti che l’efficacia dei tiranti dipende da vari fattori, ma soprattutto dalla capacità di ripartire gli sforzi nella muratura di contrasto, pertanto è necessario eseguire prima degli interventi localizzati di consolidamento mirati a rinforzare la porzione di muratura interessata dalla diffusione delle forze. Aperture e balconi Porte e finestre Nelle operazioni di ricostruzione dovranno essere rispettate numero, posizione, forme
forze. Aperture e balconi Porte e finestre Nelle operazioni di ricostruzione dovranno essere rispettate numero, posizione, forme e materiali delle aperture esistenti. Nel caso di aperture lapidee sconnesse dal sisma, è necessario prevedere la ricomposizione dei conci e la reintegrazione di quelli mancanti in continuità di materiali e forme. La variazione delle aperture esistenti è ammessa solo nel caso di restituzione di assetti esistenti nel rispetto delle tipologie indicate, o nel
lle aperture esistenti è ammessa solo nel caso di restituzione di assetti esistenti nel rispetto delle tipologie indicate, o nel caso di eliminazione di aggiunte incongrue. In generale, ogni intervento di aggiunta/modifica delle finestre deve essere preceduto da verifiche e attestazioni di reali necessità funzionali e igieniche e, in ogni caso,
47 compatibile e coerente con la composizione architettonica della facciata. Sia nei casi di modifica che di ricostruzione, l’impaginato dei prospetti dovrà rispettare il rapporto tra pieni e vuoti utilizzato nella tradizione costruttiva locale. I materiali devono essere compatibili con il costruito storico e con i modelli di riferimento. La modifica dei prospetti di un organismo strutturale deve essere comunque privilegiata nel caso in cui costituisca fase propedeutica alla ricostituzione di una
organismo strutturale deve essere comunque privilegiata nel caso in cui costituisca fase propedeutica alla ricostituzione di una corretta continuità verticale delle aperture, e quindi possa condurre ad un più efficace allineamento verticale degli assi dei maschi murari. Si deve considerare che l’intervento di apertura altera per sua natura sia lo stato tensionale che la resistenza e rigidezza del paramento murario, e deve quindi essere sottoposto ad attenta valutazione dal punto di vista meccanico.
sistenza e rigidezza del paramento murario, e deve quindi essere sottoposto ad attenta valutazione dal punto di vista meccanico. Le cornici, i davanzali e le timpanature in pietra delle finestre, indipendentemente dallo stato di solidarietà mostrato al presente dovranno essere opportunamente ancorate alla muratura per tramite di zanche in acciaio inox o inserendovi barre in carbonio (ovvero per mezzo di incollaggi a resina); analogo intervento dovrà realizzarsi nei
acciaio inox o inserendovi barre in carbonio (ovvero per mezzo di incollaggi a resina); analogo intervento dovrà realizzarsi nei confronti di cornicioni, coronamenti particolarmente aggettanti, ringhiere e sporti. Tutti i balconi caratterizzati da elementi architettonici o decorativi attribuibili a modelli e tecniche della tradizione dovranno essere conservati o rimontati, qualora siano ancora disponibili dopo l’azione del sisma. Qualora siano presenti elementi non compatibili
onservati o rimontati, qualora siano ancora disponibili dopo l’azione del sisma. Qualora siano presenti elementi non compatibili sotto il profilo tipologico o architettonico (come i balconi con struttura in c.a., con sporgenza accentuata) si deve prevedere la loro sostituzione. Non sono ammesse variazioni di posizione o di dimensione, a meno dei casi citati, né la realizzazione di nuovi balconi. Nel caso di intervento su strutture in aggetto come i balconi, sia in
eno dei casi citati, né la realizzazione di nuovi balconi. Nel caso di intervento su strutture in aggetto come i balconi, sia in sostituzione che in rimozione, si deve considerare anche il contributo in termini di azione verticale che tali elementi producono a seguito di azione sismica. Orizzontamenti: le strutture voltate Gli interventi realizzati sulle strutture voltate devono agevolare il rispetto degli elementi strutturali, la conservazione dei materiali, la congruenza con l’assetto tipologico
devono agevolare il rispetto degli elementi strutturali, la conservazione dei materiali, la congruenza con l’assetto tipologico dell’edificio. La scelta della metodologia di consolidamento deve avvenire in relazione alle cause di dissesto, definite e documentate preventivamente; inoltre, tale scelta deve coniugare l’esigenza di sicurezza strutturale al mantenimento della configurazione spaziale della struttura voltata. Sono ammesse opere di ricostruzione della continuità strutturale, con materiali e
nfigurazione spaziale della struttura voltata. Sono ammesse opere di ricostruzione della continuità strutturale, con materiali e tecniche tradizionali, solo se i dissesti pregressi o l’eccessivo degrado dei materiali
48 componenti rendono effettivamente la struttura non più idonea ad adempiere il proprio ruolo. La maggior parte delle volte rilevate nei centri storici in esame sono di mattoni in foglio impiegate con scopo decorativo, in quanto provvedono solo a sostenere se stesse e a qualificare architettonicamente l’ambiente coperto; al sostegno del piano di calpestio superiore provvede un solaio ligneo nascosto alla vista. In questo caso si
’ambiente coperto; al sostegno del piano di calpestio superiore provvede un solaio ligneo nascosto alla vista. In questo caso si ritengono sufficienti opere mirate al restauro della struttura con materiali della tradizione locale. In altri casi le volte in foglio possono presentare il rinfianco all’estradosso che contribuisce a migliorare le condizioni di stabilità globale a scapito di un incremento della spinta; pertanto gli interventi di consolidamento che ne prevedono
dizioni di stabilità globale a scapito di un incremento della spinta; pertanto gli interventi di consolidamento che ne prevedono la rimozione sono da valutare caso per caso. Per quanto riguarda le volte a una e più teste, sono ritenute particolarmente idonee le tecniche di consolidamento premoderne (come inserimento di tiranti o ricucitura delle lesioni), opportunamente aggiornate, in quanto permettono di conseguire livelli di sicurezza accettabili, nei confronti delle azioni sismiche, e non comportano lo
e, in quanto permettono di conseguire livelli di sicurezza accettabili, nei confronti delle azioni sismiche, e non comportano lo stravolgimento dell’originaria configurazione statica. Il consolidamento delle volte in muratura tradizionale con compiti strutturali (in laterizio o in pietra da taglio), comunque apparecchiate, potrà eseguirsi realizzando in aderenza alla volta esistente una controvolta portante estradossale: dopo aver alleggerito la volta asportando i carichi
ando in aderenza alla volta esistente una controvolta portante estradossale: dopo aver alleggerito la volta asportando i carichi sovrastanti, si procederà alla pulizia della superficie estradossale; la successiva sigillatura e incocciatura delle lesioni; la posa di rete elettrosaldata ancorata alla struttura originaria mediante perforazioni armate realizzate nello spessore. (fig. 22) Fig. 22
49 Qualora sull’estradosso della volta sia posto un piano di calpestio si potrà intervenire realizzando a cavallo della volta strutture di irrigidimento (dette ‘frenelli’), in muratura o in legno lamellare, opportunamente solidarizzate alla struttura sottostante; al disopra verrà poi ricostruito il piano di calpestio. (fig. 23) Nei casi in cui la qualità nell’ammattonato non consentirà il suo disfacimento sarà consigliabile inserire alle reni della volta dei sistemi di contenimento delle sollecitazioni
onsentirà il suo disfacimento sarà consigliabile inserire alle reni della volta dei sistemi di contenimento delle sollecitazioni orizzontali (barre in acciaio, trefoli in carbonio, …) sebbene ciò implicherà una evidente compromissione estetica all’intradosso. (fig. 24) Fig. 23 Sono anche ammessi interventi di consolidamento all’estradosso mediante FRP, opportunamente poste in opera, o irrigidimenti con tirantature in diagonale. Da evitare
solidamento all’estradosso mediante FRP, opportunamente poste in opera, o irrigidimenti con tirantature in diagonale. Da evitare l’impiego di cappe armate con rete elettrosaldate nel caso in cui ciò comporti la sostituzione del meccanismo resistente originario e non il suo incremento. Le volte apparecchiate in conci di pietra vanno conservate ed eventualmente reintegrate, per la loro importanza dal punto di vista tecnico e documentario. Per le
i pietra vanno conservate ed eventualmente reintegrate, per la loro importanza dal punto di vista tecnico e documentario. Per le volte in concrezione e simili (come in scapoli di pietra) valgono gli stessi principi enunciati nel caso di volte di mattoni a una e più teste. Si deve tener conto del fatto che un arco o un portale collassano generalmente per la formazione di almeno quattro cerniere, ovvero quando si formano tre cerniere (proprie)
parte dell’arco rispetto all’altra.
50 e un doppio pendolo (cerniera impropria), che induce lo slittamento a taglio di una parte dell’arco rispetto all’altra. Fig. 24 Nello schema ad arco, per contrastare la formazione delle quattro cerniere, di cui due all’estradosso e due all’intradosso, si può intervenire sia incrementando la resistenza laterale delle imposte, che incollando tessuti o lamine di FRP all’estradosso ovvero all’intradosso. In questo secondo caso, l’intervento di rinforzo si esegue
ollando tessuti o lamine di FRP all’estradosso ovvero all’intradosso. In questo secondo caso, l’intervento di rinforzo si esegue preferenzialmente applicando tessuti o lamine di FRP all’estradosso, allo scopo di inibire la formazione di cerniere all’intradosso; in alternativa si possono applicare tessuti o lamine di FRP all’intradosso dell’arco (se non è faccia a vista) per inibire la formazione di cerniere al suo estradosso, con una soluzione che peraltro è meno
ll’arco (se non è faccia a vista) per inibire la formazione di cerniere al suo estradosso, con una soluzione che peraltro è meno efficace. Un’altra pratica possibile, meno frequente, consiste nell’applicare il rinforzo sia all’estradosso che all’intradosso dell’arco, per prevenire la formazione di cerniere del primo e del secondo tipo. Tra gli schemi strutturali finalizzati alla determinazione delle caratteristiche della sollecitazione sulla struttura rinforzata, devono essere sempre inclusi quelli che
la determinazione delle caratteristiche della sollecitazione sulla struttura rinforzata, devono essere sempre inclusi quelli che prevedono la formazione di cerniere alle imposte, a meno di non realizzare specifici interventi che ne impediscano la formazione. Gli interventi di rinforzo parziali, eseguiti su parte dell’estradosso o dell’intradosso, non escludono la formazione di cerniere responsabili dell’attivazione di un cinematismo; tuttavia, se opportunamente concepiti e
non escludono la formazione di cerniere responsabili dell’attivazione di un cinematismo; tuttavia, se opportunamente concepiti e realizzati, contribuiscono a incrementare il valore del carico di collasso.
51 In tutti i casi in cui si prevede un intervento di tipo innovativo è consigliabile preferire alle lamine di FRP i tessuti, che meglio si adattano alla geometria del supporto murario e applicare, se possibile, il rinforzo sull’estradosso dell’arco; infatti in tal caso, per effetto della curvatura, si mobilitano all’interfaccia arco - FRP teso tensioni normali di compressione; al contrario, nel caso di un rinforzo teso applicato all’intradosso
nterfaccia arco - FRP teso tensioni normali di compressione; al contrario, nel caso di un rinforzo teso applicato all’intradosso dell’arco, insorgono all’interfaccia interazioni di trazione, che riducono la resistenza alla delaminazione. Tali tipologie di intervento si adattano anche allo schema a portale, in cui può non essere sufficiente apporre il rinforzo di FRP all’estradosso o all’intradosso dell’arco per impedire il meccanismo ad apertura delle imposte. Occorre in tal caso
forzo di FRP all’estradosso o all’intradosso dell’arco per impedire il meccanismo ad apertura delle imposte. Occorre in tal caso intervenire sui piedritti oppure disporre una catena tra le imposte. Nel caso delle volte, le verifiche da elaborare sono le stesse di quelle previste per lo schema ad arco. Generalmente, si consiglia di disporre lungo le generatrici una quantità di rinforzo per unità di area pari al 10% di quella disposta lungo la direttrice. La
disporre lungo le generatrici una quantità di rinforzo per unità di area pari al 10% di quella disposta lungo la direttrice. La predetta percentuale deve essere innalzata fino al 25% in zona sismica. Nel caso di volte impiegate in edifici cellulari con vani di modeste dimensioni è opportuno privilegiare l’intervento di rinforzo sulla gabbia muraria la cui integrità e rigidezza può consentire alla volta di equilibrare i carichi verticali con comportamenti membranali che
raria la cui integrità e rigidezza può consentire alla volta di equilibrare i carichi verticali con comportamenti membranali che prevedano un impegno a trazione minimo o nullo. Tale intervento, di norma, consente di evitare o ridurre quello sulla superficie curva della volta. (fig. 25) Fig. 25 Nel caso più complesso di volte a doppia curvatura (cupole), si instaura uno stato tensionale con tensioni normali di trazione dirette lungo i paralleli. Esso è localizzato in
ura (cupole), si instaura uno stato tensionale con tensioni normali di trazione dirette lungo i paralleli. Esso è localizzato in prossimità dell’imposta della cupola e si estende sin oltre le reni. La modestissima resistenza a trazione della muratura giustifica il classico quadro fessurativo che
52 frequentemente s’ instaura nelle cupole: le lesioni si dispongono lungo i meridiani, con l’apice posizionato all’incirca alla metà di questi ultimi, e si estendono fino all’imposta. La fessurazione lungo i meridiani modifica lo stato di equilibrio preesistente, mobilitando valori considerevoli della spinta all’imposta, con eventuali ripercussioni sulla sottostante struttura. L’intervento mediante tessuti circonferenziali di FRP,
nta all’imposta, con eventuali ripercussioni sulla sottostante struttura. L’intervento mediante tessuti circonferenziali di FRP, disposti in prossimità della base della cupola, può servire a contrastare l’estensione della zona fessurata, mitigando l’incremento di spinta all’imposta. Infine, nel caso di rinforzo di volte a vela, ovvero volte di traslazione su pianta quadrata, spesso presenti in edifici cellulari con vani di modeste dimensioni, deve
vela, ovvero volte di traslazione su pianta quadrata, spesso presenti in edifici cellulari con vani di modeste dimensioni, deve innanzitutto interessare la gabbia muraria: l’integrità e la rigidezza di quest’ultima consente alla struttura voltata di equilibrare i carichi verticali con stati tensionali di sola compressione. Ove non si ritenga di poter conseguire pienamente tale risultato, i rinforzi sulla volta possono limitarsi ai “pennacchi” d’angolo, nei quali la trazione è
conseguire pienamente tale risultato, i rinforzi sulla volta possono limitarsi ai “pennacchi” d’angolo, nei quali la trazione è prevista in direzione ortogonale alle diagonali del vano. Il limite di tale metodologia risiede nel comportamento al fuoco: la temperatura di rammollimento delle malte in commercio si aggira intorno agli 80-100° il che ne sconsiglia l’uso su strutture adibite a forni o camini. Ulteriore rischio è rappresentato dal fenomeno della ‘delaminazione’
ne sconsiglia l’uso su strutture adibite a forni o camini. Ulteriore rischio è rappresentato dal fenomeno della ‘delaminazione’ indotto da una non corretta disposizione dell’FPR; il fenomeno si manifesta quando il nastro o la lamina subiscono un cambio di curvatura che crea delle zone in cui le tensioni tangenziali si trasformano in radiali; in tal modo favorendone il distacco. Il problema è presente nelle volte e in genere nelle strutture ad arco, particolarmente in
in tal modo favorendone il distacco. Il problema è presente nelle volte e in genere nelle strutture ad arco, particolarmente in corrispondenza delle imposte. Risulta pertanto necessario impedire tale meccanismo mediante il posizionamento di ancoraggi meccanici (come, ad es., profilati in acciaio) fissati sopra il rinforzo. (fig. 26) Fig. 26
53 Orizzontamenti: i solai La scelta della tipologia di consolidamento va operata in considerazione dei seguenti fattori condizionanti: caratteristiche tipologiche degli elementi strutturali, geometria degli elementi strutturali, rilevanti carichi di esercizio, esigenza di incrementare la resistenza delle orditure lignee, necessità di diminuire la deformabilità del solaio, mantenimento di tutti gli elementi lignei, compatibilità dei materiali per il rinforzo con quelli esistenti.
abilità del solaio, mantenimento di tutti gli elementi lignei, compatibilità dei materiali per il rinforzo con quelli esistenti. I solai devono essere efficacemente collegati alle pareti murarie, attraverso un appoggio sufficientemente ampio ed elementi di connessione che ne impediscano lo sfilamento. Il ruolo dei solai nel comportamento sismico delle costruzioni in muratura è di trasferire le azioni orizzontali di loro competenza alle pareti disposte nella direzione
mico delle costruzioni in muratura è di trasferire le azioni orizzontali di loro competenza alle pareti disposte nella direzione parallela al sisma; inoltre essi possono costituire un ulteriore vincolo per le pareti sollecitate da azioni ortogonali al proprio piano, oltre all’ammorsamento con le pareti ortogonali ed ai sistemi di collegamento puntuale. Per le suddette ragioni, risulta utile un irrigidimento dei solai nel loro piano, di cui vanno valutati gli effetti, a cui si associa
e suddette ragioni, risulta utile un irrigidimento dei solai nel loro piano, di cui vanno valutati gli effetti, a cui si associa inevitabilmente un aumento della resistenza degli elementi. Compatibilmente con il rispetto delle precedenti finalità, è opportuno che i solai con struttura in legno siano il più possibile conservati, anche in considerazione del loro ridotto peso proprio. Un irrigidimento dei solai, nel caso dei solai lignei, può essere conseguito operando
siderazione del loro ridotto peso proprio. Un irrigidimento dei solai, nel caso dei solai lignei, può essere conseguito operando all’estradosso sul tavolato. Una soluzione è di fissare un secondo tavolato su quello esistente, disposto con andamento ortogonale o inclinato, ponendo particolare attenzione ai collegamenti con i muri laterali; in alternativa, o in aggiunta, si possono usare rinforzi con bandelle metalliche, o di materiali compositi, fissate al tavolato con
alternativa, o in aggiunta, si possono usare rinforzi con bandelle metalliche, o di materiali compositi, fissate al tavolato con andamento incrociato. Un analogo beneficio può essere conseguito attraverso un controventamento realizzato con tiranti metallici. Nel caso di solai a semplice orditura, dovrà essere curato il collegamento con le pareti parallele alle travi, realizzandolo, ad esempio, con bandelle fissate al tavolato ed ancorate nella muratura.
ento con le pareti parallele alle travi, realizzandolo, ad esempio, con bandelle fissate al tavolato ed ancorate nella muratura. Nei casi in cui risulti necessario un consolidamento statico del solaio per le azioni flessionali, è possibile, con le tecniche legno-legno, limitare la deformabilità flessionale ed aumentare la resistenza con un secondo tavolato, utilizzando, ortogonalmente rispetto al tavolato esistente, dei nuovi tavoloni continui, resi collaboranti alle travi mediante perni anche di legno.
almente rispetto al tavolato esistente, dei nuovi tavoloni continui, resi collaboranti alle travi mediante perni anche di legno. Nel caso di solai a travi in legno e pianelle di cotto, se viene dimostrata l’insufficiente resistenza nel piano, possono essere adottati interventi di irrigidimento all'estradosso con sottili caldane armate in calcestruzzo alleggerito, opportunamente collegate alle murature perimetrali ed alle travi in legno.
54 Consolidamento di travi e solai lignei In taluni casi potranno rendersi necessari interventi di rafforzamento di travi e solai in legno, almeno nel caso in cui essi mantengano una residua capacità resistente. Tuttavia va ricordato come affinché i solai possano adempiere adeguatamente alle funzioni di rinforzo e ripartizione delle forze orizzontali devono essere molto rigidi nel piano; tale necessario irrigidimento si consegue con la posa in opera di opportuni
ze orizzontali devono essere molto rigidi nel piano; tale necessario irrigidimento si consegue con la posa in opera di opportuni sistemi di rinforzo: il miglioramento della loro capacità statica potrà, ad es., raggiungersi mediante l’inserimento di lamine all’interno di sedi opportunamente ricavate nella trave lignea per mezzo di fresatura. È peraltro fondamentale come, in un sistema strutturale ‘scatolare’ che si realizzi con
lla trave lignea per mezzo di fresatura. È peraltro fondamentale come, in un sistema strutturale ‘scatolare’ che si realizzi con l’obiettivo di aumentare le proprietà antisismiche di un’architettura storica, il solaio costituisca un diaframma orizzontale rigido opportunamente collegato con i setti murari portanti in maniera da trasmettere efficacemente, ed uniformemente, agli stessi le forze sismiche orizzontali. Risulteranno pertanto assai efficaci a tal fine cordolature
emente, ed uniformemente, agli stessi le forze sismiche orizzontali. Risulteranno pertanto assai efficaci a tal fine cordolature realizzate per mezzo di iniezioni armate che interessino l’intero perimetro del solaio da rinforzare. (figg. 27 e 28) Figg. 27 e 28
55 Preventivamente potranno richiedersi opere di consolidamento di porzioni di elementi strutturali in legno degradati da compiersi con impregnante epossidico di consistenza fluida in dispersione acquosa; ovvero potrebbe essere necessario ricorrere all’integrazione di quelli ammalorati mediante rimozione della parte degradata della trave e successiva sostituzione con un elemento ligneo opportunamente sagomato e reso solidale alla porzione originale per mezzo di barre in fibra di vetro o incollaggi con
nto ligneo opportunamente sagomato e reso solidale alla porzione originale per mezzo di barre in fibra di vetro o incollaggi con resina. Il rinforzo di elementi lignei finalizzato alla riduzione della freccia d’inflessione verrà condotto, previa adeguata pulizia del supporto ligneo che ne garantisca la migliore aderenza, attraverso l’applicazione di fasce in carbonio fatte aderire con resina epossidica sul lato delle fibre tese della trave in modo da migliorarne la capacità a
fasce in carbonio fatte aderire con resina epossidica sul lato delle fibre tese della trave in modo da migliorarne la capacità a flessione e ridurne la deformabilità. In alternativa potranno essere collocati sistemi catena-puntone in acciaio, ancorate a bicchieri ‘in testa’, al fine di incrementarne la capacità di carico. La solidarizzazione di nodi di capriata (puntone-monaci, puntoni-catene) potrà ottenersi mediante la realizzazione di opportuni elementi in piastra d’acciaio.
capriata (puntone-monaci, puntoni-catene) potrà ottenersi mediante la realizzazione di opportuni elementi in piastra d’acciaio. Nel caso di solai a struttura metallica con interposti elementi in laterizio (putrelle e voltine o tavelloni), può essere necessario collegare tra loro i profili saldando bandelle metalliche trasversali, poste all’intradosso o all’estradosso. Gli interventi realizzati sui solai devono consentire la conservazione dei materiali, il
poste all’intradosso o all’estradosso. Gli interventi realizzati sui solai devono consentire la conservazione dei materiali, il rispetto degli elementi strutturali, nonché la tipologia dell’orizzontamento con la salvaguardia degli elementi originari. È ammessa la sostituzione delle strutture nei casi in cui lo stato di danno o le esigue e/o insufficienti sezioni dei componenti lignei non risultino più in grado di assolvere il
in cui lo stato di danno o le esigue e/o insufficienti sezioni dei componenti lignei non risultino più in grado di assolvere il proprio compito, e le notevoli deformazioni o frecce di inflessione non permettano più un recupero dell’unità strutturale. In questo caso, oltre al riutilizzo del materiale di recupero, è richiesto l’uso di legname della stessa essenza di quello originario e comunque di essenze locali. Sono invece da evitare interventi di sostituzione di solai
lla stessa essenza di quello originario e comunque di essenze locali. Sono invece da evitare interventi di sostituzione di solai lignei a favore di strutture in acciaio o latero-cementizie, a meno che no si proceda ad un integrale ripensamento dello schema statico dell’edificio. In generale, è consigliabile procedere alla riparazione delle orditure principali e secondarie (laddove presenti) mediante tecnologie tradizionali che impieghino prevalentemente legno.
delle orditure principali e secondarie (laddove presenti) mediante tecnologie tradizionali che impieghino prevalentemente legno. Il fine ultimo degli interventi di consolidamento statico deve essere il miglioramento della struttura mediante accorgimenti di rinforzo che permettano l’irrigidimento e, allo stesso tempo, il collegamento alle murature perimetrali.
56 Tra le varie soluzioni si consigliano quelle che ricorrono a tecnologie di consolidamento tradizionali (come la sovrapposizione di doppio tavolato ligneo o simili) rispettose dell’equilibrio statico della strutturale e dei materiali di cui è costituita. A tale scopo, laddove si renda necessario, è consentito l’uso di elementi aggiuntivi (come controventature e tirantature in acciai) che in ogni caso devono risultare non invasivi. Miglioramento delle connessioni interne su solaio a doppia orditura
e in acciai) che in ogni caso devono risultare non invasivi. Miglioramento delle connessioni interne su solaio a doppia orditura Sono necessari interventi tesi a migliorare la solidarietà tra gli elementi strutturali componenti l’orizzontamento, come il miglioramento delle connessioni fra l’orditura principale e quella secondaria. L’intervento consiste nel fissare alle travi principali delle vaschette metalliche a doppio vano nelle quali vengono incassate le travi secondarie;
te nel fissare alle travi principali delle vaschette metalliche a doppio vano nelle quali vengono incassate le travi secondarie; in corrispondenza della trave principale la tavola in legno viene fissata ai travetti con chiodi e irrigidita saltuariamente con piastrine metalliche trasversali per evitarne la fessurazione longitudinale. Questo sistema solidarizza la struttura lignea, impedisce lo scorrimento dei travicelli sopra la trave e di conseguenza limita le deformazioni,
solidarizza la struttura lignea, impedisce lo scorrimento dei travicelli sopra la trave e di conseguenza limita le deformazioni, scongiurando i modi di dissesto più frequenti. Miglioramento delle connessioni perimetrali Consiste nell’ancoraggio degli orizzontamenti alle pareti perimetrali e/o nel miglioramento delle connessioni, da realizzare attraverso l’ancoraggio dell’orditura principale mediante barre metalliche fissate a capochiavi di vario tipo o bolzoni
alizzare attraverso l’ancoraggio dell’orditura principale mediante barre metalliche fissate a capochiavi di vario tipo o bolzoni ripiegate all’interno della muratura, opportunamente rinforzata; Miglioramento delle qualità resistenti dell’impalcato ligneo Interventi mirati al miglioramento dell’impalcato ligneo, come il rinforzo delle orditure lignee, che si rende necessario data l’insufficiente capacità dei solai tradizionali rispetto
o, come il rinforzo delle orditure lignee, che si rende necessario data l’insufficiente capacità dei solai tradizionali rispetto agli attuali carichi di esercizio sensibilmente superiori. Sono sconsigliati interventi “dal basso” che mirano al rinforzo delle travi esistenti, sia perché comportano in ogni caso l’introduzione di elementi nuovi che possono creare un forte impatto estetico in ambienti di così ridotte dimensioni come quelli del borgo, sia perché non sono state
possono creare un forte impatto estetico in ambienti di così ridotte dimensioni come quelli del borgo, sia perché non sono state rilevate pavimentazioni di qualità tale da giustificare un loro divieto di rimozione. Sono ammessi interventi “dall’alto” che offrono la possibilità di applicare elementi di rinforzo sull’estradosso, previa rimozione e sostituzione della pavimentazione e del massetto esistenti, destinati a restare nascosti e consentono di conservare l’architettura del solaio.
57 Sovrapposizione di tavolato aderente a quello esistente Questo intervento consiste nell’applicazione di un tavolato aderente a quello esistente, collegato ad esso tramite viti filettate, ma ordito in senso ortogonale così da ottenere un efficace irrigidimento e un aumento della sezione resistente. È da evitare l’intervento che prevede la realizzazione di una caldana in calcestruzzo armato su tutto il tavolato. Scale
stente. È da evitare l’intervento che prevede la realizzazione di una caldana in calcestruzzo armato su tutto il tavolato. Scale I corpi scala esistenti connotati da valori architettonici, tipologici o documentari, devono essere oggetto di conservazione, sia nelle parti strutturali, sia nelle caratteristiche architettoniche. Solo in caso di uno stato di danno elevato è ammessa la sostituzione integrale, fermo restando il massimo rispetto del materiale di recupero e l’utilizzo di
danno elevato è ammessa la sostituzione integrale, fermo restando il massimo rispetto del materiale di recupero e l’utilizzo di materiale analogo o quantomeno compatibile con la tradizione locale. Il rifacimento di corpi scala con materiale diverso dall’originale è consentito solo in presenza di materiali incongrui con la tradizione locale; sono ammesse modifiche necessarie ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche o adeguamenti per
tradizione locale; sono ammesse modifiche necessarie ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche o adeguamenti per migliorare la fruibilità delle cellule abitative, purché non creino gravi alterazioni della tipologia originaria. È consentito l’inserimento di collegamenti verticali interni nel rispetto delle strutture esistenti. È vietato l’inserimento di collegamenti verticali interni negli ambienti voltati. Coperture
rispetto delle strutture esistenti. È vietato l’inserimento di collegamenti verticali interni negli ambienti voltati. Coperture Per le coperture valgono considerazioni analoghe a quelle dei solai, tenendo conto delle spinte che alcune tipologie di tetti a falda possono esercitare sulle pareti. L'inserimento di cordoli in muratura armata o in legno, sul colmo della muratura, è un intervento strutturalmente valido, per il comportamento strutturale d’insieme, ma
ata o in legno, sul colmo della muratura, è un intervento strutturalmente valido, per il comportamento strutturale d’insieme, ma occorre caso per caso valutarne la fattibilità in relazione alle caratteristiche architettoniche dell'opera. Il rinforzo dei tetti spingenti richiede in genere l’inserimento di catene trasversali, disposte alla quota d’imposta del tetto; alla stessa quota possono essere disposti controventi orizzontali sempre realizzati con tiranti in acciaio, per il
ta del tetto; alla stessa quota possono essere disposti controventi orizzontali sempre realizzati con tiranti in acciaio, per il miglioramento del comportamento scatolare d’insieme. Anche le falde dei tetti possono essere irrigidite nel loro piano con la stessa metodologia vista per i solai in legno. È in linea generale opportuno il mantenimento dei tetti in legno, in quanto capaci di limitare le masse nella parte più alta dell'edificio e di garantire un’elasticità simile a quella della
gno, in quanto capaci di limitare le masse nella parte più alta dell'edificio e di garantire un’elasticità simile a quella della compagine muraria sottostante.
58 In generale, vanno il più possibile sviluppati i collegamenti e le connessioni reciproche tra la parte terminale della muratura e le orditure e gli impalcati del tetto, ricercando le configurazioni e le tecniche compatibili con le diverse culture costruttive locali. Oltre al collegamento con capo-chiave metallico, che impedisce la traslazione, si possono realizzare cordoli-tirante in legno o in metallo opportunamente connessi sia alle
lico, che impedisce la traslazione, si possono realizzare cordoli-tirante in legno o in metallo opportunamente connessi sia alle murature sia alle orditure in legno del tetto (cuffie metalliche), a formare al tempo stesso un elemento di connessione sul bordo superiore delle murature ed un elemento di ripartizione dei carichi concentrati delle orditure del tetto. Ove i tetti presentino orditure spingenti, come nel caso di puntoni inclinati privi di semicatene in piano, la
diture del tetto. Ove i tetti presentino orditure spingenti, come nel caso di puntoni inclinati privi di semicatene in piano, la spinta deve essere compensata. Nel caso delle capriate, deve essere presente un buon collegamento nei nodi, necessario a evitare scorrimenti e distacchi in presenza di azioni orizzontali. Il consolidamento delle coperture a tetto I principi informatori in merito al miglioramento delle caratteristiche di antisismicità dei
solidamento delle coperture a tetto I principi informatori in merito al miglioramento delle caratteristiche di antisismicità dei tetti sono l’eliminazione delle azioni spingenti che questi possono esercitare sui muri perimetrali e la mutua solidarizzazione mediante legatura degli elementi lignei che costituiscono il sistema di copertura. Conseguentemente gli interventi opportuni possono così sintetizzarsi:
- Rafforzamento dei muri di sottotetto su cui posano gli elementi lignei principali della
opportuni possono così sintetizzarsi:
- Rafforzamento dei muri di sottotetto su cui posano gli elementi lignei principali della copertura attraverso la realizzazione di una cordonatura costituita da un profilato in acciaio ad ‘L’ solidale ai bicchieri di posa dei puntoni, opportunamente zancata per tramite di barre in acciaio alla sottostante muratura ed estesa a tutto il perimetro del fabbricato al fine di ripartire al meglio le sollecitazioni trasmesse agli apparecchi murari dal tetto.
a tutto il perimetro del fabbricato al fine di ripartire al meglio le sollecitazioni trasmesse agli apparecchi murari dal tetto. 2. Rinforzo delle falde mediante incatenamento con lame metalliche disposte ‘a croce di S. Andrea’ al fine di vincolare le travi di ciascuna falda. 3. Contenimento delle spinte esercitate dagli elementi portanti del tetto sugli apparecchi murari che supportano la copertura mediante l’applicazione di tiranti che connettano, in prossimità degli appoggi, i puntoni contrapposti.
supportano la copertura mediante l’applicazione di tiranti che connettano, in prossimità degli appoggi, i puntoni contrapposti. 4. Aumento della solidarizzazione fra gli elementi lignei del tetto perseguita attraverso l’applicazione di regge di connessione in acciaio. (fig. 29)
59 Fig. 29 Gli interventi sulle coperture devono essere effettuati previa verifica delle cause che hanno provocato i crolli e i dissesti. È ammessa la sostituzione integrale delle strutture, eventualmente con “tetti ventilati” o, comunque con strutture realizzate con materiali senza modifiche delle quote di gronda. L’intervento prescelto deve essere finalizzato al miglioramento del comportamento strutturale, così da poter eliminare i fenomeni di
tervento prescelto deve essere finalizzato al miglioramento del comportamento strutturale, così da poter eliminare i fenomeni di martellamento sui setti murari; si devono prevedere una serie di operazioni che possano garantire sia la connessione tra i vari elementi che compongono l’orditura, sia l’unione strutturale tra il tetto e la muratura, dando vita ad un sistema scatolare chiuso capace di annullare le spinte e comportarsi in maniera solidale in caso di azione
ura, dando vita ad un sistema scatolare chiuso capace di annullare le spinte e comportarsi in maniera solidale in caso di azione sismica. È vietata la trasformazione delle coperture a falde, o porzioni di esse, in coperture piane. È consigliabile il ritorno alle coperture a falde laddove siano state sostituite da coperture piane o terrazze, elementi estranei alla tradizione locale, fermo restando che si eseguano falde in cui pendenze, orientamento e quote di gronda siano tratte da
nei alla tradizione locale, fermo restando che si eseguano falde in cui pendenze, orientamento e quote di gronda siano tratte da documentazione archivistica o fotografica o da inequivocabili tracce riscontrabili sull’edificio.
60 Miglioramento delle connessioni interne È previsto l’intervento sulle modalità di assemblaggio della carpenteria lignea del tetto per realizzare miglioramenti rilevanti nel comportamento sotto l’azione del sisma. Un collegamento efficace si può ottenere applicando un lamierino sotto l’appoggio a monte del travetto (sulla trave principale), da fissare con piccoli chiodi e da risvoltare e fissare sulla superficie della trave. Non è indispensabile realizzare questo vincolo su ogni
on piccoli chiodi e da risvoltare e fissare sulla superficie della trave. Non è indispensabile realizzare questo vincolo su ogni travicello; è sufficiente fissarne solo uno ogni tre, a condizione che sull’estradosso si disponga una tavola trasversale di collegamento. (fig. 30) Interventi sulle orditure secondarie Per rinforzare l’orditura secondaria e per recuperare la “deformata” dei travicelli, si possono disporre tavole sull’estradosso dei travicelli, fissate ad essi mediante viti
cuperare la “deformata” dei travicelli, si possono disporre tavole sull’estradosso dei travicelli, fissate ad essi mediante viti autofilettanti, previo puntellamento degli stessi. Nello spazio fra le tavole così disposte si può inserire il materiale isolante, mentre, nella parte superiore si chiodano delle tavole diagonali per garantire una buona rigidezza del piano di falda: questa soluzione si presta per creare tetti ventilati. Fig. 30
61 Inserimento di cordoli sommitali Vanno in generale evitati i cordoli in cemento armato, per la diversa rigidezza che essi introducono nel sistema strutturale, per la conseguente modifica nella distribuzione delle masse e per l’invasività dal punto di vista storico architettonico e l’incompatibilità chimica spesso presente. Per ottenere un significativo miglioramento del comportamento d’insieme e, quindi, per far collaborare le strutture murarie, è necessario l’inserimento di cordoli sommitali.
el comportamento d’insieme e, quindi, per far collaborare le strutture murarie, è necessario l’inserimento di cordoli sommitali. Sono comunque sconsigliati i cordoli in cemento armato “nascosti” all’interno della muratura in pietra. La soluzione più compatibile con la muratura tradizionale è rappresentata dai cordoli in muratura armata, che sono in grado di far fronte in modo equilibrato alle funzioni statiche richieste. Questi sistemi contengono le armature
ata, che sono in grado di far fronte in modo equilibrato alle funzioni statiche richieste. Questi sistemi contengono le armature prescritte dalle norme, con la possibilità di incrementare la sezione dei tondini per assorbire la spinta sismica, ma vengono realizzati a strati e non attraverso un getto di calcestruzzo. Ciò permette di ridurre la resistenza a taglio tra un filare e l’altro rendendo l’elemento molto più flessibile. Sono consentiti cordoli in acciaio (in reticolato). Manti di copertura
ilare e l’altro rendendo l’elemento molto più flessibile. Sono consentiti cordoli in acciaio (in reticolato). Manti di copertura Il manto di copertura deve essere realizzato utilizzando esclusivamente coppi in laterizio disposti in filari maritati a canale e coperchio, murati o semplicemente appoggiati o fissati attraverso elementi preferibilmente in rame (con ganci, fili, chiodi). È ammesso l’uso di coppi di recupero ancora efficienti, disponendoli in maniera
eferibilmente in rame (con ganci, fili, chiodi). È ammesso l’uso di coppi di recupero ancora efficienti, disponendoli in maniera alternata e casuale o posizionando nello strato sottostante i nuovi elementi (compatibili per dimensioni e cromie) e quelli di recupero nello strato esterno; È consigliabile la rimozione di eventuali manti non compatibili. È vietato l’utilizzo di tegole che riproducano le forme della tradizione utilizzando materiale diverso, come ad
non compatibili. È vietato l’utilizzo di tegole che riproducano le forme della tradizione utilizzando materiale diverso, come ad esempio, cemento, lamiera o impasti bituminosi e l’eventuale sostituzione del manto tradizionale in cotto con un altro costituito da tegole che presentano la parte piana e quella curva riunita in un unico pezzo, tipo “portoghesi” o “olandesi”, o tegole piane “tipo marsigliesi”; Non dovranno essere lasciati a vista eventuali strati di guaina impermeabilizzante e/o
desi”, o tegole piane “tipo marsigliesi”; Non dovranno essere lasciati a vista eventuali strati di guaina impermeabilizzante e/o di materiale coibentante, facendo particolare attenzione alle linee di gronda ed ai profili delle falde. In caso di messa in opera di tetto ventilato con la necessità di realizzare sfiati sul manto, è da evitare l’impiego di tubi che fuoriescono dal manto di copertura.
62 Possono, invece, essere utilizzati elementi aeratori (come cuffie e fraticini), opportunamente sagomati, compatibili con la tipologia tradizionale. Interventi su cornicioni e sporti Vanno conservati i cornicioni realizzati secondo le regole classiche o nel più semplice schema “a romanelle”, quando costituiscano elementi costruttivi riconducibili a tecniche e/o tecnologie tradizionali. Nel caso in cui non risulti fattibile, si deve procedere alla
costruttivi riconducibili a tecniche e/o tecnologie tradizionali. Nel caso in cui non risulti fattibile, si deve procedere alla ricostruzione parziale o totale, utilizzando sia materiali simili agli originali per dimensione, forma, composizione e colore, sia tecnologie costruttive tradizionali. Poiché si tratta di strutture aggettanti, quindi sensibili all’azione dei sismi, l’intervento dovrà essere realizzato un adeguato ancoraggio alla muratura d’ambito. Nel caso di
sensibili all’azione dei sismi, l’intervento dovrà essere realizzato un adeguato ancoraggio alla muratura d’ambito. Nel caso di edifici con porzioni o interi cornicioni non compatibili - ad esempio in cemento, collegati o no a cordonature di irrigidimento - si deve prevedere la loro eliminazione. Le caratteristiche strutturali e architettoniche dei cornicioni non devono essere alterate, ed è esclusa la messa in opera di elementi costruttivi in contrasto con la tradizione: va
cornicioni non devono essere alterate, ed è esclusa la messa in opera di elementi costruttivi in contrasto con la tradizione: va posta quindi particolare attenzione alla conservazione e alla reintegrazione degli sporti di gronda realizzati con mensole e travi parallele al muro, tipiche della tradizione locale. L'eventuale eliminazione di cornicioni esistenti, a seguito di valutazioni di non congruità formale, va valutata attentamente sia in quanto portatrice di effetti di redistribuzione
seguito di valutazioni di non congruità formale, va valutata attentamente sia in quanto portatrice di effetti di redistribuzione delle masse, (redistribuzione che in generale risulta essere positiva qualora la massa eliminata sia una massa posta in sommità all'edificio), sia in quanto causa di disturbo nella fase di demolizione. Per tale motivo, vanno assolutamente evitate situazioni di strappo, e contenute le azioni legate all'utilizzo di mezzi meccanici (martelli, martelloni pneumatici o simili).
situazioni di strappo, e contenute le azioni legate all'utilizzo di mezzi meccanici (martelli, martelloni pneumatici o simili). Elementi secondari Vanno considerati con particolare attenzione dal punto di vista strutturale alcuni elementi, così detti secondari, quali i comignoli, i cornicioni, le gronde, le lastre di rivestimento delle facciate, che però sono comunque importanti per l’incolumità delle persone. In particolare le lastre di rivestimento si possono staccare con una certa
o comunque importanti per l’incolumità delle persone. In particolare le lastre di rivestimento si possono staccare con una certa facilità dalle pareti in muratura dissestata, anche in relazione all’invecchiamento delle malte ed all’ossidazione delle staffe o grappe di collegamento. Gli interventi, soprattutto in zona sismica, consistono essenzialmente nel ristabilire un collegamento efficace utilizzando tecniche appropriate, come l’inserimento di chiodi, di grappe, di staffe;
e nel ristabilire un collegamento efficace utilizzando tecniche appropriate, come l’inserimento di chiodi, di grappe, di staffe; queste possono essere integrate, ed in alcuni casi anche sostituite, da malte o colle speciali.
63 Comignoli La struttura dei comignoli può essere realizzata con laterizi correnti, tagliati e sagomati secondo le esigenze, lasciati a faccia a vista, secondo i modelli della tradizione; sono ammesse soluzioni non tradizionali, in rame, purché inquadrate in un progetto unitario inerente l’intero fronte esterno o il sistema copertura. Vanno comunque evitati comignoli prefabbricati in cemento di qualsiasi natura o forma, così come la
erno o il sistema copertura. Vanno comunque evitati comignoli prefabbricati in cemento di qualsiasi natura o forma, così come la costruzione di canne fumarie applicate sui fronti esterni. Nei casi di reale esigenza (ad esempio esercizi legati alla ristorazione) può essere consentita, previa attenta stima, su facciate non visibili dalla pubblica via. L’altezza libera esterna di camini e canne fumarie dovrà ridursi introducendo dei gomiti
cciate non visibili dalla pubblica via. L’altezza libera esterna di camini e canne fumarie dovrà ridursi introducendo dei gomiti e portando l’uscita dei condotti in prossimità del colmo in modo da garantire comunque un efficace tiraggio. Canali di gronda I canali di gronda e i pluviali devono essere realizzati preferibilmente in rame. Lo spessore potrà variare in relazione alle dimensioni, alla conformazione e alle sollecitudini ambientali, in ogni caso non dovrà essere inferiore a 0,6 mm. Il
sezione compositiva del fronte esterno; in particolare si consiglia di inserirli
azione alle dimensioni, alla conformazione e alle sollecitudini ambientali, in ogni caso non dovrà essere inferiore a 0,6 mm. Il posizionamento dei pluviali deve essere oggetto di particolare studio in relazione alla sezione compositiva del fronte esterno; in particolare si consiglia di inserirli in modo da rendere leggibile la scansione cellulare. Dove è possibile, è opportuno metterli in opera seguendo una linea verticale al confine della facciata, prevedendo l’uso di un unico
è possibile, è opportuno metterli in opera seguendo una linea verticale al confine della facciata, prevedendo l’uso di un unico elemento per due fabbricati contigui e cercando di non nascondere alla vista particolari architettonici e decorativi. Abbaini e lucernari È escluso qualsiasi tipo di intervento volto all’apertura di abbaini e lucernari. Trattamento delle superfici murarie Premesso quanto già riportato all’art.11, le prescrizioni del Piano di Ricostruzione sono
i. Trattamento delle superfici murarie Premesso quanto già riportato all’art.11, le prescrizioni del Piano di Ricostruzione sono volte alla tutela dell’immagine del nucleo storico, ricercata attraverso la sua interpretazione come sistema unitario; secondo valutazioni da formularsi caso per caso e rinviandosi al ‘Piano delle superfici del centro storico di Castelli’, da adottarsi con separata deliberazione.
64 Qualsiasi intervento sull’architettura dei fronti esterni non deve apportare cambiamenti e alterazioni tali da compromettere il valore storico, tipologico o documentario dell’edificio. Le integrazioni vanno compiute preferenzialmente con materiali e tecniche simili o affini a quelle già presenti nell’edificio e, più in generale, facendo riferimento a materiali storicamente utilizzati nella stessa area. In edifici che abbiano conservato in tutto o in
rale, facendo riferimento a materiali storicamente utilizzati nella stessa area. In edifici che abbiano conservato in tutto o in parte significativa l’impianto pre-moderno, è consigliabile l’impiego dei materiali tradizionali o comunque con essi compatibili in sostituzione di quelli posti in opera senza riguardo alla storicità dell’edificio (come blocchetti di calcestruzzo, intonaci cementizi). Anche tali sostituzioni devono comunque essere attentamente valutate in
o (come blocchetti di calcestruzzo, intonaci cementizi). Anche tali sostituzioni devono comunque essere attentamente valutate in vista della variazione dello stato tensionale e della rigidezza del paramento murario. È consigliata la rimozione di malta bastarda e di intonaci cementizi e comunque non appartenenti alla cultura edilizia locale, anche perché possono dare luogo a fenomeni di rigonfiamento e distacco. La rimozione dovrà essere effettuata con mezzi opportuni
anche perché possono dare luogo a fenomeni di rigonfiamento e distacco. La rimozione dovrà essere effettuata con mezzi opportuni per non indurre danneggiamenti alla muratura esistente. È sconsigliato l’impiego di acqua in grande quantità, per evitare infiltrazioni all’interno della muratura, dannose soprattutto in caso di malte di gesso. È sconsigliato l'utilizzo di tecniche invasive, come le idropulitrici (sia a sabbia che ad acqua), data la notevole alterazione che possono
ato l'utilizzo di tecniche invasive, come le idropulitrici (sia a sabbia che ad acqua), data la notevole alterazione che possono indurre nella consistenza delle malte e dei mattoni, soprattutto in presenza di laterizi scadenti, di scarsa cottura o di notevole compromissione a seguito di agenti atmosferici. La risarcitura dei giunti della superficie muraria a vista si rende necessaria laddove si riscontra una carenza di malta tra i ricorsi di pietra o di mattoni, con l’obiettivo di
a a vista si rende necessaria laddove si riscontra una carenza di malta tra i ricorsi di pietra o di mattoni, con l’obiettivo di ricreare il contatto tra i componenti della muratura (pietre e/o mattoni). La risarcitura va eseguita con malta a base di grassello di calce idraulica e sabbia di fiume, sempre dopo averne verificato la compatibilità con il legante tradizionale. La finitura a “raso pietra” o a “raso sasso”, molto frequente nell’intero territorio
compatibilità con il legante tradizionale. La finitura a “raso pietra” o a “raso sasso”, molto frequente nell’intero territorio abruzzese, va conservata e reintegrata negli interventi che si rendano necessari. Questa finitura è ottenuta spianando la malta refluente dai giunti sulla faccia vista del materiale, che risulta così livellato e regolarizzato dalla stessa malta. Sulla qualità delle malte per intonaci Vanno conservate tutte le stesure di intonaco effettuate con materiali e metodi pre-
lta. Sulla qualità delle malte per intonaci Vanno conservate tutte le stesure di intonaco effettuate con materiali e metodi pre- moderne. Nei casi di reintegrazione o integrale rifacimento di murature, è necessario utilizzare esclusivamente malte realizzate con materiali, granulometrie e tecniche di posa in opera riconducibili alla tradizione. I materiali utilizzati devono presentare
65 sufficiente traspirabilità, così da garantire l’evaporazione dell’umidità presente nei muri o negli ambienti interni; la malta deve essere costituita da leganti tradizionali quali, grassello di calce aerea, sabbia a grana media e fine a seconda dello strato di intonaco da stendere, pozzolana (in casi specifici cocciopesto, polvere di marmo ed altri inerti comunque naturali).Va evitato l’impiego di malta cementizia o di miscele a prevalente
ciopesto, polvere di marmo ed altri inerti comunque naturali).Va evitato l’impiego di malta cementizia o di miscele a prevalente contenuto di cemento e l’adozione di intonaci plastici di qualsiasi genere. È preferibile che la realizzazione dell’intonaco segua tecniche analoghe a quelle originarie, con la stesura, in tre strati successivi (rinzaffo, arriccio, intonachino) a cazzuola e frattazzo senza l’ausilio di guide, ma seguendo l’andamento delle murature
essivi (rinzaffo, arriccio, intonachino) a cazzuola e frattazzo senza l’ausilio di guide, ma seguendo l’andamento delle murature del costruito storico. È da rigettare la pratica di asportazione di superfici intonacate, anche parziali, per evidenziare o porre a faccia a vista apparecchi murari o elementi aventi valore prettamente strutturale, come archi di scarico, piattabande, travi in legno, non concepiti in origine come elementi a vista.
ore prettamente strutturale, come archi di scarico, piattabande, travi in legno, non concepiti in origine come elementi a vista. In mancanza di riferimenti attendibili sul colore originario, la scelta del colore dovrà tener conto del valore cromatico che il fabbricato presenta nel contesto ambientale ed urbanistico in cui è inserito. È necessaria la diversificazione cromatica tra i partiti architettonici e decorativi aggettanti, realizzati in intonaco o in stucco sagomato (come
versificazione cromatica tra i partiti architettonici e decorativi aggettanti, realizzati in intonaco o in stucco sagomato (come cornicioni, fasce marcapiano, stipiti, architravi), e il fondo della parete, sempre nel rispetto delle cromie esistenti e dei materiali della tradizione. In linea generale, mentre i partiti architettonici e decorativi vanno tinteggiati con colori imitanti il tono della pietra, i fondi sono assimilabili a paramenti laterizi, rinviando comunque le scelte progettuali
n colori imitanti il tono della pietra, i fondi sono assimilabili a paramenti laterizi, rinviando comunque le scelte progettuali alla interpretazione dello specifico contesto in cui si opera. Va considerato comunque che dal punto di vista strutturale gli intonaci spesso possono avere un effetto negativo in quanto, ricoprendo la tessitura originale della muratura, non permettono di apprezzare l'effettivo stato di connessione e di qualità. In presenza
o la tessitura originale della muratura, non permettono di apprezzare l'effettivo stato di connessione e di qualità. In presenza di lesioni superficiali dell'intonaco, risulta sempre consigliabile eseguire saggi per valutare se tali lesioni sono di carattere superficiale oppure rivelatrici di situazioni di danneggiamento e sconnessione latenti, dovute allo stato tensionale della muratura o alla presenza di legature ed organizzazioni strutturali non adeguate ed incongrue.
dovute allo stato tensionale della muratura o alla presenza di legature ed organizzazioni strutturali non adeguate ed incongrue. Interventi sulle superfici. Caratteri generali Il tema delle coloriture delle superfici architettoniche in contesti storici, come nel caso di Castelli, non esula dalle riflessioni critiche condotte sul restauro negli ultimi decenni; non appaiono infatti impropri ovvero inopportuni i richiami ad una preventiva
itiche condotte sul restauro negli ultimi decenni; non appaiono infatti impropri ovvero inopportuni i richiami ad una preventiva interpretazione del palinsesto (avvalendosi, nel caso, di sezioni stratigrafiche di campioni significativi d’intonaco); alla possibilità offerta dal progetto di favorire la lettura
66 del testo architettonico (favorendo il contesto all’architettura); ed infine, alla necessità di garantire la minima invasività, la reversibilità del trattamento, nonché, soprattutto, la massima compatibilità fra supporto e pellicola pittorica. Gli interventi dovranno necessariamente essere coerenti con il contesto, secondo valutazioni da formularsi caso per caso e comunque in linea con il ‘Piano delle superfici del centro storico di Castelli’, da adottarsi con separata deliberazione.
caso e comunque in linea con il ‘Piano delle superfici del centro storico di Castelli’, da adottarsi con separata deliberazione. Intonaci e pitture a calce Proprio in relazione a quest’ultimo punto va osservato come ogni legante (particolarmente se in formulazioni applicate all’esterno) dovrebbe essere stabile alle condizioni atmosferiche, vantare proprietà osmotiche e nel contempo moderata idrofobia, al fine di evitare il veicolare dell’acqua e, conseguentemente, patologie
proprietà osmotiche e nel contempo moderata idrofobia, al fine di evitare il veicolare dell’acqua e, conseguentemente, patologie degenerative, sia di natura chimica che biologica. Esso dovrebbe possedere comunque una permeabilità al vapore, superiore a quella propria di qualsiasi prodotto di sintesi (acrilici, vinilici, silossanici), che gli permetta di evitare quelle forme di degrado che normalmente interessano coloriture realizzate con tali prodotti, come, fra
e gli permetta di evitare quelle forme di degrado che normalmente interessano coloriture realizzate con tali prodotti, come, fra gli altri, la subflorescenza di sali (fenomeni di perforazione dello strato di pellicola, sollevamento e distacco con formazioni di pelli e indebolimento dell'intonaco sottostante). La mancata traspirazione degli intonaci indotta da trattamenti a base di formulati acrilici determina altresì nel tempo la microfratturazione della pellicola e la
onaci indotta da trattamenti a base di formulati acrilici determina altresì nel tempo la microfratturazione della pellicola e la formazione di cretti ed alveoli con conseguente proliferazione di microrganismi. Andrebbe dunque senza dubbio preferito un formulato che utilizzi come legante la calce; ovvero una dispersione molto diluita di calce in acqua (latte di calce) cui vengano aggiunti pigmenti minerali e terre, caratterizzata da grande traspirabilità; il
a di calce in acqua (latte di calce) cui vengano aggiunti pigmenti minerali e terre, caratterizzata da grande traspirabilità; il risultato cromatico leggermente disomogeneo che si raggiunge con l’uso di tali prodotti consente altresì di ottenere sulla superficie un effetto di ‘vibrazione’ particolarmente apprezzabile in un contesto storico. Una prima mano con latte di calce in maggiore percentuale consente di saturare le
olarmente apprezzabile in un contesto storico. Una prima mano con latte di calce in maggiore percentuale consente di saturare le micro fessure e, in sostanza, ‘preparare’ la superficie; la concentrazione di colore sarà maggiore nella seconda mano. La terza deve essere infine data con acqua di calce e una piccola quantità di colore. La scelta cromatica, ancorché riferirsi ad una tavola di riferimento, dovrà derivare,
di calce e una piccola quantità di colore. La scelta cromatica, ancorché riferirsi ad una tavola di riferimento, dovrà derivare, insieme, da indagini stratigrafiche condotte in situ (o in laboratorio) e dall’analisi critica del contesto; ciò consentirà di mantenere (ovvero, recuperare) una immagine delle superfici che potremmo definire ‘storica’, ricca di evocazioni particolari eppure con una prevalenza del valore d’insieme.
67 Interventi sugli elementi presenti in facciata (infissi, ringhiere, scale, …) Se non trattando ‘caso per caso’ il tema in argomento non può essere risolto attraverso l’emanazione di dettami specifici ovvero neppure indicazioni puntuali, ché l’essenza della questione rinvia più ad una esigenza di conservare i segni materiali tradizionalmente adottati nell’architettura castellana piuttosto che alla volontà di ‘ricondurre’ tali caratteri ad un modello precostituito. Piuttosto, si intende qui richiamare
lana piuttosto che alla volontà di ‘ricondurre’ tali caratteri ad un modello precostituito. Piuttosto, si intende qui richiamare l’attenzione a cogliere e conservare le specificità in uso tradizionalmente, come i portali i pietra (e, parimenti, quelli realizzati a simularne l’immagine, non meno importanti dal punto di vista dell’aspetto documentario), le ‘ordinature’ delle facciate, la finitura a calce delle superfici murarie, le cornici e le modanature delle finestre, le trabeazioni di
ature’ delle facciate, la finitura a calce delle superfici murarie, le cornici e le modanature delle finestre, le trabeazioni di completamento, gli infissi in legno, le ringhiere in ferro battuto o ghisa, …; nel contempo è parimenti importante che si sperimenti, negli interventi di consolidamento e ricostruzione del patrimonio edilizio danneggiato dal sisma, un esercizio di cantiere sensibile al recupero di talune caratteristiche formali che hanno costituito per secoli un
o dal sisma, un esercizio di cantiere sensibile al recupero di talune caratteristiche formali che hanno costituito per secoli un imprescindibile valore testimoniale. (fig. 31) Fig. 31 Sarà pertanto opportuno, come sopra richiamato, ripristinare l’uso della malta setacciata di calce per la stesura degli intonaci; prescrivere esclusivamente la posa di infissi in legno; eliminare le ringhiere vetrate nonché quelle che in ragione del materiale
rescrivere esclusivamente la posa di infissi in legno; eliminare le ringhiere vetrate nonché quelle che in ragione del materiale adottato o del disegno non siano riconducibili alla tradizione locale; eliminare le balaustre composte da candele e colonnotti in malta di cemento a favore di elementi in ferro che recuperino, necessariamente esemplificati, i profili di quelli originari.
68 Per quanto riguarda, in particolare, gli elementi in ferro lavorato (come grate di finestre, ringhiere, grate, roste di sopraluci), questi devono essere salvaguardati e valorizzati tutti gli elementi in ferro lavorato, di corredo e/o di finitura che presentino caratteri storico tipologico riconducibili alla tradizione. La parziale o totale sostituzione è ammessa solo in caso di documentata irrecuperabilità; in tal caso devono essere
tradizione. La parziale o totale sostituzione è ammessa solo in caso di documentata irrecuperabilità; in tal caso devono essere impiegati materiali, forme, cromie, finiture e tecniche esecutive dell’elemento originale. In generale, salvo casi documentati, la colorazione degli elementi in ferro lavorato deve essere al naturale, con verniciatura opaca di protezione. La necessaria sostituzione di canali di gronda e caditoie dovrà realizzarsi con
naturale, con verniciatura opaca di protezione. La necessaria sostituzione di canali di gronda e caditoie dovrà realizzarsi con l’adozione di elementi in rame brunito, opportunamente razionalizzati nella disposizione (preferibilmente al limite delle proprietà). Dovranno infine eliminarsi le fasce basamentali; ché non trovano riscontro nella tradizione costruttiva abruzzese, almeno nell’edilizia storica. Sarà, da ultimo, auspicabile un virtuoso processo di ibridazione (nonché di
costruttiva abruzzese, almeno nell’edilizia storica. Sarà, da ultimo, auspicabile un virtuoso processo di ibridazione (nonché di trasferimento di competenze) che coinvolga le competenze artistiche dei ceramisti, intese come portato materiale della cultura locale, negli interventi sulle superfici dell’architettura storica del borgo. In generale, gli interventi devono favorire la conservazione delle finestre (o porte finestre) e dei relativi sistemi di oscuramento, porte e portoni che denunciano elementi
a conservazione delle finestre (o porte finestre) e dei relativi sistemi di oscuramento, porte e portoni che denunciano elementi tipologici o costruttivi attribuibili a modelli e a tecniche della tradizione locale. Laddove non sia possibile operare un restauro di tipo conservativo, a causa di uno stato di danno molto avanzato o ai costi di realizzazione troppo alti in rapporto al valore dell’oggetto è consentita, previo studio dell’originale, la sostituzione. Il nuovo elemento
ne troppo alti in rapporto al valore dell’oggetto è consentita, previo studio dell’originale, la sostituzione. Il nuovo elemento deve preferibilmente, mantenere i caratteri morfologici originali, utilizzando modelli, lavorazioni, materiali, colori e tecnologie costruttive analoghe o quantomeno compatibili con la tradizione. Il materiale ammesso è esclusivamente il legno con verniciatura nei colori tradizionali. Il colore, quando non diversamente documentato, deve essere desunto dalle tracce originali.
erniciatura nei colori tradizionali. Il colore, quando non diversamente documentato, deve essere desunto dalle tracce originali. L’unica tipologia ammessa per i sistemi di oscuramento sono gli scuri interni; gli altri sistemi, se presenti, vanno eliminati e sostituiti. È vietata la messa in opera di doppie finestre posizionate sul filo esterno del fronte o comunque esternamente all’infisso originario. È consentita la variazione dello spessore del telaio esistente con lo scopo di inserire
que esternamente all’infisso originario. È consentita la variazione dello spessore del telaio esistente con lo scopo di inserire vetri-camera, vetri di sicurezza o antisfondamento. È ammessa la sostituzione di porte
69 e portoni con infissi vetrati, se compatibili con l’impostazione architettonica della facciata; Manutenzione degli infissi recuperabili Qualora gli infissi siano in condizioni tali da permetterne la conservazione, vanno previsti interventi di manutenzione e miglioramento delle caratteristiche prestazionali. Impianti tecnologici Tutte le installazioni d’impianti tecnologici, di qualsiasi entità e natura devono rispettare l’architettura della facciata e introdurre la minima alterazione possibile.
gici, di qualsiasi entità e natura devono rispettare l’architettura della facciata e introdurre la minima alterazione possibile. Relativamente alle reti di alimentazione gas, elettricità e telefonia, in accordo con gli Enti gestori, si dovrà provvedere prioritariamente all’interramento e canalizzazione delle stessi reti. In generale, si richiede di riorganizzare i cavi della rete elettrica e telefonica, cercando di celarli alla vista. I cavi possono essere: posti sotto traccia; racchiusi in guaine di
rete elettrica e telefonica, cercando di celarli alla vista. I cavi possono essere: posti sotto traccia; racchiusi in guaine di rame o in materiale simile, comunque capace di invecchiare nel tempo. In entrambi i casi, vanno posizionati o secondo una linea verticale, in corrispondenza dei limiti delle unità edilizie - che non necessariamente corrispondono ai confini delle proprietà celate dai discendenti di gronda; o secondo linee orizzontali, in corrispondenza del canale di gronda.
i confini delle proprietà celate dai discendenti di gronda; o secondo linee orizzontali, in corrispondenza del canale di gronda. Le condutture di acqua, gas e simili devono essere posizionate sotto traccia. Nel caso non fosse possibile metterli sotto traccia, devono essere collocati il più vicino possibile alle sporgenze del manufatto architettonico. I contatori devono essere alloggiati in vani disposti all’interno del manufatto architettonico.
ze del manufatto architettonico. I contatori devono essere alloggiati in vani disposti all’interno del manufatto architettonico. Non è consentita l’installazione in facciata dei terminali esterni di impianti di condizionamento d’aria, di refrigeramento e di qualunque impianto tecnologico. Non sono ammesse in facciata prese d’aria per i camini o caldaie, nonché impianti per l’esalazione dei fumi e dei vapori. Nel caso di effettiva necessità, devono essere
a per i camini o caldaie, nonché impianti per l’esalazione dei fumi e dei vapori. Nel caso di effettiva necessità, devono essere realizzate rispettando la grammatica del fronte ed unicamente a raso facciata senza alcun rilievo. Nell’installazione e posa di reti e impianti tecnici (cavi elettrici e di telefonia, tubature per l’adduzione di gas, sistemi di condizionamento, …) sarà opportuno osservare particolare attenzione affinché questi non debbano in alcun modo inserirsi nello
di condizionamento, …) sarà opportuno osservare particolare attenzione affinché questi non debbano in alcun modo inserirsi nello spessore delle murature, al fine di non ridurne la sezione resistente; sarà preferibile, ove non fosse realizzabile un condotto comune per le reti, la loro razionalizzazione e
Art. 27. (Individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistent
70 posa fuori-traccia (possibilmente e compatibilmente con la normativa, all’interno dei locali) in tal modo rendendosi pure facilmente ispezionabili (eventualmente facendo ricorso a ‘pareti tecniche’). RIFERIMENTI TECNICI E NORMATIVI L. 5 agosto 1978, n. 457. Norme per l’edilizia residenziale (omissis) TITOLO IV Norme generali per il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente Art. 27. (Individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente).
Art. 27. (Individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistent
patrimonio edilizio ed urbanistico esistente Art. 27. (Individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente). I comuni individuano, nell'ambito degli strumenti urbanistici generali, le zone ove, per le condizioni di degrado, si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente mediante interventi rivolti alla conservazione, al risanamento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso. Dette zone possono comprendere singoli immobili,
amento, alla ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso. Dette zone possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, nonché edifici da destinare ad attrezzature. Le zone sono individuate in sede di formazione dello strumento urbanistico generale ovvero, per i comuni che, alla data di entrata in vigore della presente legge, ne sono dotati, con deliberazione del consiglio comunale sottoposta al controllo di cui all'art.59 della legge 10 febbraio 1953, n. 62.
dotati, con deliberazione del consiglio comunale sottoposta al controllo di cui all'art.59 della legge 10 febbraio 1953, n. 62. Nell'ambito delle zone, con la deliberazione di cui al precedente comma o successivamente con le stesse modalità di approvazione, possono essere individuati gli immobili, i complessi edilizi, gli isolati e le aree per i quali il rilascio della concessione è subordinato alla formazione dei piani di recupero di cui al successivo art. 28.
aree per i quali il rilascio della concessione è subordinato alla formazione dei piani di recupero di cui al successivo art. 28. Per le aree e gli immobili non assoggettati al piano di recupero e comunque non compresi in questo, si attuano gli interventi edilizi che non siano in contrasto con le previsioni degli strumenti urbanistici generali. Qualora tali strumenti subordinino il rilascio della concessione alla formazione del piano particolareggiato, sono consentiti, in assenza di questo, gli interventi di
rilascio della concessione alla formazione del piano particolareggiato, sono consentiti, in assenza di questo, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché di restauro e di ristrutturazione edilizia che riguardino esclusivamente opere interne e singole unità immobiliari, con il mantenimento delle destinazioni d'uso residenziali. Gli interventi di restauro e di ristrutturazione edilizia, qualora riguardino globalmente edifici
stinazioni d'uso residenziali. Gli interventi di restauro e di ristrutturazione edilizia, qualora riguardino globalmente edifici costituiti da più alloggi, sono consentiti, con il mantenimento delle destinazioni d'uso residenziali, purché siano disciplinati da convenzione o da atto d'obbligo unilaterale, trascritto a cura del comune e a spese dell'interessato, mediante il quale il concessionario si impegni a praticare prezzi di vendita e canoni di locazione degli alloggi concordati con il comune ed a
Art. 28. (Piani di recupero del patrimonio edilizio esistente).
ale il concessionario si impegni a praticare prezzi di vendita e canoni di locazione degli alloggi concordati con il comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione, ai sensi della legge 28 gennaio 1977, n. 10. Art. 28. (Piani di recupero del patrimonio edilizio esistente).
71 I piani di recupero prevedono la disciplina per il recupero degli immobili, dei complessi edilizi, degli isolati e delle aree di cui al terzo comma del precedente art. 27, anche attraverso interventi di ristrutturazione urbanistica, individuando le unità minime di intervento. I piani di recupero sono approvati con la deliberazione del consiglio comunale con la quale vengono decise le opposizioni presentate al piano, ed hanno efficacia dal momento in cui
one del consiglio comunale con la quale vengono decise le opposizioni presentate al piano, ed hanno efficacia dal momento in cui questa abbia riportato il visto di legittimità di cui all'art. 59 della legge 10 febbraio 1953, n. 62. Ove la deliberazione del consiglio comunale di cui al comma precedente non sia assunta, per ciascun piano di recupero, entro tre anni dalla individuazione cui al terzo comma del precedente
precedente non sia assunta, per ciascun piano di recupero, entro tre anni dalla individuazione cui al terzo comma del precedente art. 27, ovvero non sia divenuta esecutiva entro il termine di un anno dalla predetta scadenza, l'individuazione stessa decade ad ogni effetto. In tal caso, sono consentiti gli interventi edilizi previsti dal quarto e quinto comma del precedente art. 27. Per quanto non stabilito dal presente titolo si applicano ai piani di recupero le disposizioni
nto comma del precedente art. 27. Per quanto non stabilito dal presente titolo si applicano ai piani di recupero le disposizioni previste per i piani particolareggiati dalla vigente legislazione regionale e, in mancanza, da quella statale. I piani di recupero sono attuati:
- dai proprietari singoli o riuniti in consorzio;
- dai comuni, nei seguenti casi: a) per gli interventi che essi intendono eseguire direttamente per il recupero del patrimonio
;
- dai comuni, nei seguenti casi: a) per gli interventi che essi intendono eseguire direttamente per il recupero del patrimonio edilizio esistente di cui al precedente art. 1, lett. a), anche avvalendosi degli istituti autonomi per le case popolari, nonché, limitatamente agli interventi di rilevante e preminente interesse pubblico, con interventi diretti o mediante il convenzionamento con i privati; b) per l’adeguamento delle urbanizzazioni;
eresse pubblico, con interventi diretti o mediante il convenzionamento con i privati; b) per l’adeguamento delle urbanizzazioni; c) per gli interventi da attuare, mediante esproprio od occupazione temporanea, previa diffida, nei confronti dei proprietari delle unità minime di intervento, in caso di inerzia dei medesimi. L'esproprio può aver luogo dopo che il comune abbia diffidato i proprietari delle unità minime di
caso di inerzia dei medesimi. L'esproprio può aver luogo dopo che il comune abbia diffidato i proprietari delle unità minime di intervento a dare corso alle opere previste dal piano di recupero, con inizio delle stesse in un termine non inferiore ad un anno. Per i comuni che adottano, ai sensi dell'art. 13 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, i programmi pluriennali di attuazione, la diffida di cui al comma precedente può effettuarsi soltanto una volta
aio 1977, n. 10, i programmi pluriennali di attuazione, la diffida di cui al comma precedente può effettuarsi soltanto una volta decorso il termine di scadenza del programma pluriennale di attuazione nel quale ciascun piano di recupero approvato viene incluso. I comuni, sempre previa diffida, possono provvedere alla esecuzione delle opere previste dal piano di recupero anche mediante occupazione temporanea, con diritto di rivalsa, nei confronti dei proprietari, delle spese sostenute.
di recupero anche mediante occupazione temporanea, con diritto di rivalsa, nei confronti dei proprietari, delle spese sostenute. I comuni possono affidare la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ai proprietari singoli o riuniti in consorzio che eseguono gli interventi previsti dal piano di recupero. O.P.C.M. n. 3779/2009, art. 1, comma 1 Gli obiettivi fondamentali da conseguire con gli interventi per i quali è prevista la copertura
M. n. 3779/2009, art. 1, comma 1 Gli obiettivi fondamentali da conseguire con gli interventi per i quali è prevista la copertura economica ai sensi del decreto-legge 28 aprile 2009, n.39, convertito con modificazioni dalla legge 24 giugno 2009, n. 77 ed i limiti di applicazione dei presenti indirizzi sono definiti nell’art. 1 comma 1 dell’O.P.C.M. n. 3779/09: “Al fine di favorire il rapido rientro nelle unità immobiliari
rizzi sono definiti nell’art. 1 comma 1 dell’O.P.C.M. n. 3779/09: “Al fine di favorire il rapido rientro nelle unità immobiliari ubicate nei territori dei comuni individuati ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge 39/2009, che
72 hanno riportato danni tali da renderle temporaneamente inagibili, totalmente o parzialmente, (con esito di tipo B) e che possono essere oggetto di recupero dell’agibilità con misure di pronto intervento, ovvero che risultano parzialmente inagibili (con esito di tipo C), è riconosciuto un contributo diretto per la copertura degli oneri relativi agli interventi di riparazione degli elementi non strutturali e degli impianti, nonché la riparazione o gli interventi locali su singoli elementi
i riparazione degli elementi non strutturali e degli impianti, nonché la riparazione o gli interventi locali su singoli elementi strutturali o parti di essi, comunque idonei ad assicurare migliori condizioni di sicurezza ai sensi delle Norme tecniche delle costruzioni approvate con decreto del Ministro delle Infrastrutture del 14 gennaio 2008 e della relativa circolare applicativa n. 617 del 2 febbraio 2009”. Altri riferimenti normativi:
rastrutture del 14 gennaio 2008 e della relativa circolare applicativa n. 617 del 2 febbraio 2009”. Altri riferimenti normativi: o D. MINISTERO LL. P P. 2 LUGLIO 1981 Normativa per le riparazioni ed il rafforzamento degli edifici danneggiati dal sisma nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia. o CIRCOLARE MINISTERO LL.PP. n.21745 (30.07.1981) Legge 14 maggio 1981, n. 219 - art. 10. Istruzioni relative alla normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici in
aggio 1981, n. 219 - art. 10. Istruzioni relative alla normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici in muratura danneggiati dal sisma. o Circolare 10 aprile 1997, n. 65 - Istruzioni per l'applicazione del D.M. 16 gennaio 1996 sulle costruzioni in zona sismica, Ministero dei Lavori Pubblici, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 97 del 28/04/1997. o D. Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004 ‘Codice dei beni culturali e del paesaggio’, (modificato dal D.
iciale n. 97 del 28/04/1997. o D. Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004 ‘Codice dei beni culturali e del paesaggio’, (modificato dal D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 156 e D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 nonché dal D. Lgs. 26 marzo 2008, n. 62 e D. Lgs. 26 marzo 2008, n. 63) o Circolare 2 febbraio 2009, n. 617 - Istruzioni per l’applicazione delle “Nuove norme tecniche per le costruzioni” di cui al D.M. 14 gennaio 2008, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
delle “Nuove norme tecniche per le costruzioni” di cui al D.M. 14 gennaio 2008, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2009 - Suppl. Ordinario n. 27. o CNR-DT200/2004, Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo di Interventi di Consolidamenti di Intervento Statico mediante l’utilizzo di Compositi Fibrorinforzati., Consiglio Nazionale delle Ricerche.
i di Consolidamenti di Intervento Statico mediante l’utilizzo di Compositi Fibrorinforzati., Consiglio Nazionale delle Ricerche. o Linee guida per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Collaudo di Interventi di Rinforzo di strutture di c.a., c.a.p. e murarie mediante FRP, approvate il 24 luglio 2009 dall’assemblea Generale Consiglio Superiore LL. PP. o Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, DM 14 gennaio 2008, Ministero delle Infrastrutture,
erale Consiglio Superiore LL. PP. o Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, DM 14 gennaio 2008, Ministero delle Infrastrutture, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2008 – Suppl. Ordinario n. 30. Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3779 del 6 giugno 2009, Ulteriori interventi urgenti diretti a fronteggiare gli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo il giorno 6 aprile
09, Ulteriori interventi urgenti diretti a fronteggiare gli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009 e altre disposizioni urgenti di protezione civile, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 132 del 10 giugno 2009.
Art. 13 Elaborati costitutivi del PdR
73 PARTE SECONDA – PRESCRIZIONI PER L’ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PIANO DEL CENTRO STORICO Art. 13 Elaborati costitutivi del PdR Il Piano di Ricostruzione è costituito dai seguenti documenti ed elaborati: Sez. R Relazioni e Norme R1 Relazione di Piano. Comune di Castelli R2 Relazione con l’illustrazione dei criteri utilizzati per la definizione dei regimi tecnico-finanziari degli interventi R3 Quadro Tecnico Economico e Previsioni di Piano finanziario in relazione alle priorità di intervento
nanziari degli interventi R3 Quadro Tecnico Economico e Previsioni di Piano finanziario in relazione alle priorità di intervento R4 Norme di Attuazione R5 Linee guida per gli interventi di restauro e consolidamento degli edifici (Abaco degli elementi e delle tipologie del costruito. Rilievo delle forme di degrado presenti sui prospetti) R6 Relazione geologica R7 Attività di rilevamento integrato R8 Piano di Sviluppo Socio Economico R9 Verifica di assoggettabilità a VAS - Rapporto Preliminare (art.
di rilevamento integrato R8 Piano di Sviluppo Socio Economico R9 Verifica di assoggettabilità a VAS - Rapporto Preliminare (art. 12 del DLgs 152/2006 smi.) R10 Valutazione di Incidenza Ambientale (art. 6 del DPR 120/2003) Sez. A Perimetrazione - Ambiti di Piano Tav A.01a Rettifica Perimetrazione oggetto d’Intesa e Ambiti di PdR Tav.A.01b Perimetrazione e Ambiti di PdR
74 Sez. B Consistenza attuale del CS Tav B.01a Carta degli aggregati e consorzi Tav B.01b Individuazione delle Unità Minime d'Intervento (UMI) Tav.B.02 a Elaborazione grafica vettoriale dei prospetti Tav B.02 b Fotopiani degli aggregati Tav B.02 c Rilievo fotografico e rappresentazione 3D Tav B.03 Carta degli esiti di agibilità Tav B.04 Carta delle demolizioni e dei GTS Tav B.05 Carta degli interventi di messa in sicurezza Tav B.06 Carta degli usi degli immobili presisma
ALLEGATO A
lle demolizioni e dei GTS Tav B.05 Carta degli interventi di messa in sicurezza Tav B.06 Carta degli usi degli immobili presisma Tav B.07 Carta dello stato attuale delle reti e dei sottoservizi Tav B.08 Carta dello stato attuale degli spazi pubblici Tav B.09 Stralci della strumentazione urbanistica vigente e delle NTA vigenti B. 09_ ALLEGATO A NTA DEL PRG VIGENTE (approvato con D.C.P. n.58 del 27 /02/1990) B. 09_ ALLEGATO B NTA DEL PRG (adottato con D.C.C. n.3 del 30/03/2011) Sez. C Descrizione del PdR
n D.C.P. n.58 del 27 /02/1990) B. 09_ ALLEGATO B NTA DEL PRG (adottato con D.C.C. n.3 del 30/03/2011) Sez. C Descrizione del PdR Tav C.01a Tav C.01b Tav C.01c Identificazione dei contesti e degli spazi di relazione Tav C.02a Tav C.02b Valutazione delle condizioni di rischio Tav C.03 Identificazione degli obiettivi di qualità e di sviluppo sostenibile
75 Tav C.04a Tav C.04b Tav C.04c Tav C.04d Temi e strategie del PdR Tav C.05 Visione guida Tav C.06 Carta dell'individuazione delle fasce di pregio Tav C.07 Carta degli interventi sulle unità edilizie Tav C.08 Carta degli interventi sugli edifici pubblici e vincolati Tav C.09 Carta degli interventi sugli spazi pubblici, reti e sottoservizi Tav C.10 Struttura Urbana Minima Tav C.11 Carta degli interventi di ripristino ambientale Tav C.12a Tav C.12b Tav C.12c Tav C.12d Tav C.12e Tav C.12f
bana Minima Tav C.11 Carta degli interventi di ripristino ambientale Tav C.12a Tav C.12b Tav C.12c Tav C.12d Tav C.12e Tav C.12f Interventi di sviluppo socio-economico Sez. D Varianti Tav D.01 Planimetria con le aree da assoggettare a variante Sez. E Fattibilità e attuazione Tav E.01 Carta delle modalità di attuazione Tav E.02 Carta della programmazione temporale degli interventi Tav E.03 Criteri per l’individuazione delle aree cantierabili
Art. 14 Ambito di applicazione
76 Art. 14 Ambito di applicazione Le disposizioni delle presenti NTA si applicano alle parti del territorio comunale delimitate dalle perimetrazioni di cui all’art. 2 del Decreto 3/2010. Le procedure di approvazione delle perimetrazioni sono definite in conformità con quanto previsto dall’art. 3 del Decreto 3/2010. Art. 15 Ambiti di piano Gli Ambiti di Piano di Ricostruzione, individuati ai sensi degli artt. 4 e 6 comma 1 del
Art. 15 Ambiti di piano
Decreto 3/2010. Art. 15 Ambiti di piano Gli Ambiti di Piano di Ricostruzione, individuati ai sensi degli artt. 4 e 6 comma 1 del DCD n. 3/2010, sono finalizzati ad un insieme di interventi integrati, aventi ad oggetto uno o più aggregati edilizi. Per il Centro storico di Castelli sono stati identificati due ambiti denominati Ambito A e B (Tav. A.01 ab).
- L’Ambito A racchiude il centro più antico di Castelli, che si configura come un sistema
enominati Ambito A e B (Tav. A.01 ab).
- L’Ambito A racchiude il centro più antico di Castelli, che si configura come un sistema urbano dai caratteri tipo-morfologici unitari. Al suo interno sono presenti gli edifici di maggior valore storico e culturale della città come: la Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista, la casa di Orazio Pompei e Casa Grue e l'edificio vincolato in via del Carmine.
- L’Ambito B identifica quei tessuti edilizi attestati lungo i tracciati di accesso al centro e
io vincolato in via del Carmine.
- L’Ambito B identifica quei tessuti edilizi attestati lungo i tracciati di accesso al centro e di collegamento con le principali direttrici viarie che si ricollegano alla strada provinciale
- I caratteri morfologici di questo Ambito sono molto simili a quelli che caratterizzano e qualificano il borgo antico medioevale: serialità dei tipi edilizi, con una minore compattezza dei tessuti e il consolidamento dei principi insediativi. È presente un
Art. 16 Aggregati strutturali
: serialità dei tipi edilizi, con una minore compattezza dei tessuti e il consolidamento dei principi insediativi. È presente un edificio vincolato dell'Antica Bottega Andrea Rosa. Art. 16 Aggregati strutturali
- Gli Aggregati strutturali, definiti come l’insieme non omogeneo di edifici interconnessi tra loro, che possono interagire sotto un'azione sismica o dinamica, la cui soluzione di continuità dal resto del tessuto urbano è costituita dalla presenza di strade, piazze,
e sismica o dinamica, la cui soluzione di continuità dal resto del tessuto urbano è costituita dalla presenza di strade, piazze, corti interne, sono attuati con le modalità di cui all’art 31 delle presenti NTA. 2. La proprietà che caratterizza in modo specifico un aggregato è l’interazione delle strutture in campo dinamico, essendo individuabile l’aggregato come insieme di strutture che possono interagire tra loro in campo dinamico (e quindi sismico); ovvero,
ndividuabile l’aggregato come insieme di strutture che possono interagire tra loro in campo dinamico (e quindi sismico); ovvero, in modo più generico, secondo la normativa tecnica strutturale, come insieme di edifici contigui, a contatto o interconnessi con edifici adiacenti.
77 3. Gli aggregati strutturali possono contenere al loro interno le unità strutturali, intese come edifici compiuti che possono avere interazioni strutturali con gli altri edifici dell’aggregato. 4. La proprietà caratterizzante un edificio è la sua omogeneità; questa è individuabile speditivamente in termini qualitativi e percepibili visivamente, con riferimento a periodo di costruzione, materiali costruttivi, geometria in altezza. Nella normativa tecnica
bili visivamente, con riferimento a periodo di costruzione, materiali costruttivi, geometria in altezza. Nella normativa tecnica strutturale, l’omogeneità è definita in termini di “… unitarietà del comportamento strutturale di tale porzione di aggregato nei confronti dei carichi, sia statici che dinamici …”. L’unitarietà va allora individuata in termini quantitativi, sulla base di una analisi preliminare che “… ove necessario, dovrà considerare l’intero aggregato, al fine di
Art. 17 Rilievo del danno
mini quantitativi, sulla base di una analisi preliminare che “… ove necessario, dovrà considerare l’intero aggregato, al fine di individuare le relative connessioni spaziali fondamentali, con particolare attenzione al contesto ed ai meccanismi di giustapposizione e di sovrapposizione”. Art. 17 Rilievo del danno
- Il PdR ai fini del rilievo dei danni assume la valutazione degli esiti di agibilità effettuata dalla Protezione Civile attraverso le schede AeDES (scheda di primo livello di
a valutazione degli esiti di agibilità effettuata dalla Protezione Civile attraverso le schede AeDES (scheda di primo livello di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post- sismica, adottate con l’Ordinanza 3753/2009), aggiornandola con tutti gli interventi realizzati sul patrimonio edilizio esistente in attuazione della disciplina transitoria (di cui all’art. 8 del Decreto 3/10) e delle O.P.C.M. nn. 3778, 3779, 3790, 3881 che hanno
tuazione della disciplina transitoria (di cui all’art. 8 del Decreto 3/10) e delle O.P.C.M. nn. 3778, 3779, 3790, 3881 che hanno promosso interventi su edifici singoli, non ricompresi in aggregati strutturali, localizzati sia all’interno che all’esterno delle perimetrazioni (ex art. 2 e 3 del Decreto 3/2010), con esito di agibilità prevalentemente di categoria A e B. 2. Nel caso di edifici privi di schede AeDES, oppure laddove si presume un errore nel
bilità prevalentemente di categoria A e B. 2. Nel caso di edifici privi di schede AeDES, oppure laddove si presume un errore nel rilievo del danno riportato sulle schede, e per quelli che non dispongono di schede redatte all’interno del PdR, si possono rilevare i danni anche successivamente all’approvazione del PdR secondo il D.P.C.M. 4/02/2013 e le modalità previste nel provvedimento USRC n. 2 - Linee guida ed indirizzi in materia di esiti di agibilità;
P.C.M. 4/02/2013 e le modalità previste nel provvedimento USRC n. 2 - Linee guida ed indirizzi in materia di esiti di agibilità; ricognizione delle procedure vigenti in materia di esiti di agibilità degli edifici, pubblicato il 19/08/2013. 3. L’accertamento dei danni sulle reti e sui sottoservizi esistenti, e in particolare le reti idriche, fognanti, elettriche e metanifere, richiede un approfondimento a scala di maggior dettaglio attraverso verifiche dell’UTC e degli enti gestori.
Art. 18 Manufatti da mettere in sicurezza
78 Interventi per la messa in sicurezza urbana Art. 18 Manufatti da mettere in sicurezza
- Gli interventi di messa in sicurezza del territorio si riferiscono a tre categorie di manufatti:
- categoria 1: edifici strategici;
- categoria 2: sistemi a rete ( in particolare le reti energetiche, idriche, stradali;
- categoria 3: spazi aperti e vie di fuga.
- La pericolosità sismica che fornisce le azioni sismiche di progetto, da utilizzare per le
oria 3: spazi aperti e vie di fuga. 2. La pericolosità sismica che fornisce le azioni sismiche di progetto, da utilizzare per le verifiche agli stati limite, deve essere calcolata secondo le procedure definite dalle Norme tecniche di costruzione del 2008 (d’ora in poi NTC2008), avendo cura di scegliere la vita nominale e la classe d’uso appropriate per la struttura in esame (paragrafo 3.2 delle NTC2008) nonché le categorie di sottosuolo e topografica del sito di riferimento (paragrafo 3.2.2 delle NTC2008).
Art. 19 Edifici strategici e critici
rafo 3.2 delle NTC2008) nonché le categorie di sottosuolo e topografica del sito di riferimento (paragrafo 3.2.2 delle NTC2008). Art. 19 Edifici strategici e critici
- Appartengono alla categoria 1 definita dall'art. 19 i manufatti inseriti dalle NTC 2008 nelle classi d'uso III e IV, quelli definiti critici dal piano di protezione civile nonché i manufatti ospitanti funzioni ritenute strategiche e quelli ritenuti critici dall'Amministrazione Comunale (d’ora in poi AC).
é i manufatti ospitanti funzioni ritenute strategiche e quelli ritenuti critici dall'Amministrazione Comunale (d’ora in poi AC). 2. Obiettivi dell'intervento sugli edifici strategici Gli interventi sugli edifici strategici assumono come riferimento di progetto la verifica allo Stato limite di Operatività e di Salvaguardia della vita (come definiti dalle NTC 2008 al paragrafo 8.3). Per gli edifici strategici, individuati nel comma 1 e tenuto conto delle caratteristiche
initi dalle NTC 2008 al paragrafo 8.3). Per gli edifici strategici, individuati nel comma 1 e tenuto conto delle caratteristiche fisico-funzionali e di contesto, l’obiettivo da conseguire è l’assenza di danni e interruzioni d’uso significativi per elementi strutturali, non strutturali e apparecchiature rilevanti, approvvigionamenti idrici ed energetici. Per gli altri manufatti, ritenuti strategici dall'AC (per funzione, bacino di utenza o per i
vvigionamenti idrici ed energetici. Per gli altri manufatti, ritenuti strategici dall'AC (per funzione, bacino di utenza o per i livelli di prestazione), e per gli edifici residenziali di valore storico-testimoniale, l'obiettivo è l’assenza di danni che possano mettere a rischio gli utenti e impedire l’immediato utilizzo, pur nell’interruzione d’uso di parte degli impianti.
parte degli impianti.
79 Per i manufatti di valore storico-architettonico vincolati ex DLGS 42/2004 e s.m.i. o dalla pianificazione locale, tenuto conto delle caratteristiche fisico-funzionali e di contesto (compresi gli approvvigionamenti idrici e energetici, vie di accesso e fuga), l'obiettivo da conseguire è l’assenza di danni che possano mettere a rischio gli utenti e i beni mobili contenuti e impedire l’immediato utilizzo, pur nell’interruzione d’uso di parte degli impianti.
parte degli impianti.
schio gli utenti e i beni mobili contenuti e impedire l’immediato utilizzo, pur nell’interruzione d’uso di parte degli impianti. Per i manufatti in classe I e II di valore storico-architettonico, vincolati ex DLGS 42/2004 e s.m.i. e per quelli di valore testimoniale individuati dalla pianificazione locale, tenuto conto delle caratteristiche fisico-funzionali e di contesto, l'obiettivo da conseguire è la salvaguardia degli occupanti e la sostanziale conservazione dei
fisico-funzionali e di contesto, l'obiettivo da conseguire è la salvaguardia degli occupanti e la sostanziale conservazione dei manufatti, che saranno così restaurabili dopo l’evento, nel rispetto dei caratteri tipologici, costruttivi e materici. 3. Modalità d'intervento sugli edifici strategici Gli interventi sugli edifici strategici di proprietà pubblica e ospitanti funzioni pubbliche o di pubblica utilità sono realizzati dall'Amministrazione Comunale in accordo con gli
à pubblica e ospitanti funzioni pubbliche o di pubblica utilità sono realizzati dall'Amministrazione Comunale in accordo con gli eventuali gestori, diversi dall'AC, delle funzioni considerate. Gli interventi sugli edifici di proprietà privata, ospitanti funzioni pubbliche o di pubblica utilità o ritenuti strategici dall'AC, sono realizzati dai soggetti privati aventi titolo, in accordo con la pubblica amministrazione e con il contributo economico dello Stato, anche tramite i fondi per la ricostruzione.
n accordo con la pubblica amministrazione e con il contributo economico dello Stato, anche tramite i fondi per la ricostruzione. I progetti d’intervento sono sottoposti a verifica dello Stato limite di operatività e di Salvaguardia della vita, come indicato nel comma 2, e collaudati da una apposita commissione nominata dalla AC. 4. Obiettivi dell'intervento sugli edifici critici Gli interventi sugli edifici critici assumono come riferimento progettuale la verifica allo
ell'intervento sugli edifici critici Gli interventi sugli edifici critici assumono come riferimento progettuale la verifica allo Stato limite di Salvaguardia della vita (come definito dalle NTC 2008 al paragrafo 8.3). Per manufatti d’uso pubblico, per alcuni edifici produttivi con particolare affollamento, per alcuni edifici residenziali particolarmente affollati, l'obiettivo è l’assenza di danni che possano mettere a rischio gli utenti e impedire l’immediato utilizzo, pur
rmente affollati, l'obiettivo è l’assenza di danni che possano mettere a rischio gli utenti e impedire l’immediato utilizzo, pur nell’interruzione d’uso di parte degli impianti. 5. Modalità d'intervento sugli edifici critici Gli interventi sugli edifici critici di proprietà pubblica e ospitanti funzioni pubbliche sono realizzati dall'AC.
Art. 20 Sistemi a rete
80 Gli interventi sugli edifici di proprietà privata sono realizzati dai soggetti privati aventi titolo in accordo con la pubblica amministrazione e con il contributo economico dello Stato anche tramite i fondi per la ricostruzione. I progetti d’ intervento sono sottoposti a verifica dello Stato limite di Salvaguardia della vita, come definito nel comma 4, e collaudati secondo le norme vigenti in materia. Art. 20 Sistemi a rete
- Appartengono alla categoria 2, di cui all'art. 19:
Art. 20 Sistemi a rete
, e collaudati secondo le norme vigenti in materia. Art. 20 Sistemi a rete
- Appartengono alla categoria 2, di cui all'art. 19:
- i sistemi a rete che servono gli edifici indicati nella categoria 1, art. 19;
- i percorsi di accesso agli edifici indicati nella categoria 1, art. 19 (ivi comprese le connessioni con l’esterno dell’insediamento storico);
- i percorsi, anche pedonali, di collegamento alle aree indicate dal piano comunale di protezione civile come aree di attesa;
);
- i percorsi, anche pedonali, di collegamento alle aree indicate dal piano comunale di protezione civile come aree di attesa;
- le infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie).
- Obiettivi dell'intervento sulle reti I sistemi a rete indicati nel comma precedente e i relativi manufatti nodali non devono subire danni diretti e interruzioni significative. Lo standard di funzionamento di ciascuno dei principali sistemi infrastrutturali, del
anni diretti e interruzioni significative. Lo standard di funzionamento di ciascuno dei principali sistemi infrastrutturali, del sistema di accessibilità interna all’insediamento storico, del sistema di collegamenti con l’esterno (compresi i sistemi infrastrutturali essenziali in emergenza) deve restare, per ciascun sistema funzionale, entro una soglia fissata dall’Ente gestore, in accordo con l'AC. 3. Modalità d'intervento sulle reti
ciascun sistema funzionale, entro una soglia fissata dall’Ente gestore, in accordo con l'AC. 3. Modalità d'intervento sulle reti Gli interventi sulle reti sono effettuati dall'AC, in accordo con i gestori delle diverse reti, anche avvalendosi dei fondi per la ricostruzione. Per le life lines si prevede l'interramento delle reti aeree e l'introduzione, in accordo con i gestori, di elementi di flessibilità tali da ridurre la vulnerabilità al sisma. Si prevede,
e e l'introduzione, in accordo con i gestori, di elementi di flessibilità tali da ridurre la vulnerabilità al sisma. Si prevede, inoltre, l'introduzione di ridondanza dell'approvvigionamento degli edifici di cui alla categoria 1, art. 19. Gli interventi necessari per l'adeguamento delle life lines hanno carattere di urgenza e pubblica utilità. Particolarmente, secondo quanto previsto all’art. 20 (alla sezione Impianti tecnologici), dovrà provvedersi, in accordo con i gestori ed ove possibile,
o quanto previsto all’art. 20 (alla sezione Impianti tecnologici), dovrà provvedersi, in accordo con i gestori ed ove possibile, all’interramento e canalizzazione delle reti. Gli interventi saranno collaudati secondo le norme vigenti in materia.
Art. 21 Spazi aperti, vie di fuga e di soccorso
81 Art. 21 Spazi aperti, vie di fuga e di soccorso
- Appartengono alla categoria 3 di cui all'art. 19 gli spazi di connessione stradale (veicolare e pedonale), il sistema degli spazi aperti, connettivo per gli edifici di cui alla categoria 1, art. 19, le aree libere accessibili, distribuite all’interno del centro abitato, e le corti interne, facendo rientrare in questa categoria anche gli spazi chiusi, fino a tre
ite all’interno del centro abitato, e le corti interne, facendo rientrare in questa categoria anche gli spazi chiusi, fino a tre lati su quattro dai fronti edificati. Si tratta di un sistema di accessi strategico sia in fase di emergenza (vie di fuga e di accesso d'emergenza) sia in fase di ricostruzione (tessuto connettivo urbano) nonché di un sistema di aree di raccolta, dislocate nei vari punti del territorio. 2. Obiettivi dell'intervento
nnettivo urbano) nonché di un sistema di aree di raccolta, dislocate nei vari punti del territorio. 2. Obiettivi dell'intervento L'obiettivo da conseguire con l'intervento è la prevenzione delle tipologie di danno che possano causare crolli sui percorsi o sulle aree di cui al comma 1. Gli interventi sugli spazi aperti, le vie di fuga e di soccorso afferiscono a due modalità operative. La prima è riferita alla realizzazione dei sottoservizi, come definita nell'art.
soccorso afferiscono a due modalità operative. La prima è riferita alla realizzazione dei sottoservizi, come definita nell'art. 28, e al rifacimento del manto superficiale, orientato alla riduzione dei detrattori alla percorribilità (anche per le categorie di utenti svantaggiati). La seconda modalità è riferita all'adeguamento dei manufatti prospicienti sugli spazi aperti e sulle vie di fuga e soccorso, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso, e identificati dall'AC come
sugli spazi aperti e sulle vie di fuga e soccorso, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso, e identificati dall'AC come interferenti con i percorsi di accesso agli edifici di cui alla categoria 1, art. 19, ovvero come interferenti con i percorsi, anche pedonali, di collegamento tra questi e le aree indicate dal piano comunale di protezione civile (aree di attesa); oppure ancora come prospicienti le vie di fuga e di soccorso. 3. Modalità di intervento sugli spazi aperti
ile (aree di attesa); oppure ancora come prospicienti le vie di fuga e di soccorso. 3. Modalità di intervento sugli spazi aperti Gli interventi sugli spazi aperti, le vie di fuga e di soccorso sono realizzati dall'AC, a valere sui fondi per la ricostruzione. Gli interventi sugli edifici di proprietà pubblica sono realizzati dagli enti pubblici competenti. Gli interventi sugli edifici di proprietà privata sono realizzati dai soggetti
a sono realizzati dagli enti pubblici competenti. Gli interventi sugli edifici di proprietà privata sono realizzati dai soggetti privati aventi titolo, in accordo con la pubblica amministrazione e con il contributo economico dello Stato anche attraverso l’uso dei fondi per la ricostruzione. Gli interventi sono sottoposti a verifica dello SLV (Stato Limite di Salvaguardia della vita, come definito dalle NTC 2008) e collaudati secondo le norme vigenti in materia.
Art. 22 Aree soggette a vincolo idrogeologico
82 Art. 22 Aree soggette a vincolo idrogeologico Nelle perimetrazioni di Piano interessate da vincoli idrogeologici (R.D.L. 3267/23) sono assentibili tutti gli interventi conservativi, di consolidamento e di restauro che interessano sia il versante, sia le costruzioni esistenti. Non sono permesse attività di demolizione e ricostruzione laddove la ricostruzione sia assimilabile ad una nuova costruzione, sia per variazione della volumetria sia per una diversa caratterizzazione strutturale del fabbricato,
ad una nuova costruzione, sia per variazione della volumetria sia per una diversa caratterizzazione strutturale del fabbricato, anche senza aumento di volumetria. I progetti dovranno essere redatti e resi conformi a quanto previsto dalla normativa vigente in area a vincolo idrogeologico e in particolare alle seguenti disposizioni di legge:
- R.D.L. n° 3267 del 30 dicembre 1923 (Vincolo idrogeologico);
- R.D. n° 1126 del 16 maggio 1926 (Approvazione del regolamento per
R.D.L. n° 3267 del 30 dicembre 1923 (Vincolo idrogeologico);
- R.D. n° 1126 del 16 maggio 1926 (Approvazione del regolamento per l'applicazione del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267);
- D.G.R. n° 6215 del 30 luglio 1996;
- D.G.R. n° 3888 del 29 luglio 1998. Restano comunque valide le prescrizioni relative alle NTC 2008, relativamente alle costruzioni in cemento armato per gli interventi sul versante. Dovranno comunque essere preventivamente assicurati gli opportuni interventi volti a
Art. 23 Collaudo
nto armato per gli interventi sul versante. Dovranno comunque essere preventivamente assicurati gli opportuni interventi volti a mettere in sicurezza l’intero ambito di intervento o quanto meno a mitigare i fattori di rischio idrogeologico. Art. 23 Collaudo Gli interventi sulla edilizia privata, nonché quelli sugli edifici e spazi pubblici, sono soggetti a verifiche di collaudo secondo la normativa vigente in materia. In particolare, la leggi nn.
ci e spazi pubblici, sono soggetti a verifiche di collaudo secondo la normativa vigente in materia. In particolare, la leggi nn. 1086/71, 64/74, il D.P.R. 380/01, il DM Infrastrutture del 14 gennaio 2008 "Norme tecniche per le costruzioni" e le OPCM 3779/09 e 3790/90.
Art. 24 Interventi sulle unità edilizie
83 Interventi per la ricostruzione Art. 24 Interventi sulle unità edilizie Gli interventi descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.07 del PdR (Carta degli interventi sulle unità edilizie). Il PdR assume come riferimento le seguenti tipologie di intervento:
- Ordinaria manutenzione: riparazione, rinnovamento, e sostituzione senza modifica di infissi esterni, grondaie, pluviali, recinzioni, manti di copertura, pavimentazioni esterne;
o, e sostituzione senza modifica di infissi esterni, grondaie, pluviali, recinzioni, manti di copertura, pavimentazioni esterne; riparazione e rifacimento di infissi interni, pavimentazioni interne, intonaci e rivestimenti interni; riparazione, integrazione e ammodernamento di impianti che non comportino la costruzione e la destinazione ex novo di locali per servizi igienici e tecnologici; 2. Straordinaria manutenzione: tinteggiatura, pulitura esterna e rifacimento intonaci o altri
er servizi igienici e tecnologici; 2. Straordinaria manutenzione: tinteggiatura, pulitura esterna e rifacimento intonaci o altri rivestimenti esterni; parziali interventi di consolidamento e risanamento delle strutture verticali esterne e interne; parziali interventi di sostituzione, consolidamento e risanamento delle strutture orizzontali, architravi, solai, coperture, senza che ciò comporti variazioni delle quote superiori e inferiori delle strutture stesse; demolizioni
travi, solai, coperture, senza che ciò comporti variazioni delle quote superiori e inferiori delle strutture stesse; demolizioni con spostamenti di tramezzi divisori non portanti; destinazione o riadattamento di locali interni esistenti a servizi igienici e impianti tecnici; rifacimento degli elementi architettonici esterni (inferriate, cornici, zoccolature, infissi, pavimentazioni, vetrine) purché senza cambiamenti di dimensioni e disegno. È comunque esclusa dagli
rnici, zoccolature, infissi, pavimentazioni, vetrine) purché senza cambiamenti di dimensioni e disegno. È comunque esclusa dagli interventi di straordinaria manutenzione qualsiasi modifica: della forma e della posizione delle aperture esterne; della posizione, dimensione e pendenza delle scale e delle rampe; del tipo e della pendenza delle coperture. L’amministrazione comunale può richiedere, nell’ambito della straordinaria manutenzione, l’adozione di materiali e
le coperture. L’amministrazione comunale può richiedere, nell’ambito della straordinaria manutenzione, l’adozione di materiali e tinteggiature idonee e la rimozione di elementi costruttivi e decorativi aggiuntivi al fabbricato originario; 3. Restauro conservativo: Interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali preesistenti, ne consentano destinazioni
sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali preesistenti, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edifico, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze d’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio. In particolare:
84 3.1 consolidamento e risanamento delle strutture portanti verticali e orizzontali fatiscenti o instabili e, solo in caso di provata necessità e nel rispetto degli elementi tipologici e formali originari, con variazioni delle quote altimetriche e con l’aggiunta di elementi di rinforzo, con materiali diversi, ma senza mai modificare le dimensioni di ingombro dell’immobile; 3.2 consolidamento e risanamento di scale e rampe e, solo in caso di provata
modificare le dimensioni di ingombro dell’immobile; 3.2 consolidamento e risanamento di scale e rampe e, solo in caso di provata necessità, con variazione delle pendenze, delle quote, delle dimensioni originarie, dei materiali dei gradini e sottogradini e con l’aggiunta di elementi di rinforzo, con materiali diversi; 3.3 sottofondazioni, iniezioni nelle murature, rifacimento di tetti e coperture senza alterazioni delle pendenze e sporgenze;
i; 3.3 sottofondazioni, iniezioni nelle murature, rifacimento di tetti e coperture senza alterazioni delle pendenze e sporgenze; 3.4 demolizioni di superfetazioni, sopraelevazioni, ampliamenti, aggiunte provvisorie e permanenti che alterino le caratteristiche dimensionali e tipologiche del fabbricato; 3.5 riparazione di elementi architettonici, scultorei, decorativi esterni e interni con materiali, forme e tecniche di lavorazione originari e senza modifiche della forma e
scultorei, decorativi esterni e interni con materiali, forme e tecniche di lavorazione originari e senza modifiche della forma e della posizione delle aperture esterne; 3.6 demolizione di tramezzi divisori interni non portanti e realizzazione di nuove distribuzioni degli ambienti interni compatibili con le caratteristiche architettoniche e tipologiche dell'edificio; 3.7 realizzazione di servizi igienici, di impianti tecnici e delle relative canalizzazioni, di
iche e tipologiche dell'edificio; 3.7 realizzazione di servizi igienici, di impianti tecnici e delle relative canalizzazioni, di piccole modifiche distributive interne che non alterino o che ripristino l’organizzazione tipologica originaria; 3.8 ripristino di parti di edificio (in particolare, coperture, balconi, sporgenze) crollate e/o demolite di cui il progettista fornisce idonea motivazione di esistenza originaria. Eventuali interventi di restauro conservativo, che per provata necessità debbano
sce idonea motivazione di esistenza originaria. Eventuali interventi di restauro conservativo, che per provata necessità debbano prevedere l’aggiunta di elementi di rinforzo necessari al fine di adeguare la struttura alle norme vigenti (NTC 2008) che prevedono variazioni di quote interne degli immobili non sono considerate sopraelevazioni (punto 8.4.1 NTC 2008). Le eventuali variazioni di quota altimetrica e/o aggiunte di elementi di rinforzo
derate sopraelevazioni (punto 8.4.1 NTC 2008). Le eventuali variazioni di quota altimetrica e/o aggiunte di elementi di rinforzo dell’immobile oggetto d’intervento per provata necessità, dovranno essere preventivamente valutate dalla commissione consultiva di cui all’art. 64 delle presenti NTA. 4. Risanamento igienico e edilizio: lavori occorrenti per adeguare il fabbricato agli standard igienici ed edilizi correnti, conservando l’organizzazione tipologica, la
85 superficie utile, il volume, le facciate principali e le relative aperture. Per facciate principali s’intendono quelle prospettanti su pubbliche vie o su spazi pubblici, con esclusione di quelle su corsi o su spazi interni anche se comuni a più proprietà. Nell’ambito degli interventi di risanamento è compresa la demolizione di superfetazioni, sopraelevazioni, ampliamenti, aggiunte provvisorie e permanenti, anche se a suo
nto è compresa la demolizione di superfetazioni, sopraelevazioni, ampliamenti, aggiunte provvisorie e permanenti, anche se a suo tempo autorizzate, che alterino il fabbricato e contribuiscano al suo degrado edilizio, igienico, sociale; è compresa, inoltre, la sistemazione delle aree libere al servizio delle unità immobiliare; 5. Ristrutturazione edilizia parziale: interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio
rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio parzialmente diverso dal precedente senza incremento di volumetria. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi e impianti, senza demolizione e senza incrementi di volumetria e modifiche di sagoma.
parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sos
modifica e l’inserimento di nuovi elementi e impianti, senza demolizione e senza incrementi di volumetria e modifiche di sagoma. 6. Ristrutturazione edilizia: interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l’eliminazione, la modifica e l'inserimento di
ono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l’eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica;
metria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica; 7. Tutela delle visuali: al fine di preservare i valori storico-architettonici e paesaggistici dei centri storici, il PdR individua specifiche visuali da tutelare. La salvaguardia è riferita a quei punti di vista o di belvedere accessibili al pubblico, dai quali si possa godere di una ampia visuale sul centro storico e sul paesaggio circostante. La tutela delle visuali
pubblico, dai quali si possa godere di una ampia visuale sul centro storico e sul paesaggio circostante. La tutela delle visuali è garantita attraverso la protezione dei punti di vista, dei percorsi panoramici, nonché dei coni visuali formati dal punto di vista e dalle linee di sviluppo del panorama individuato come meritevole di tutela. La tutela del cono visuale o del campo di percezione visiva si effettua evitando l'interposizione di ogni ostacolo visivo tra il punto
ela del cono visuale o del campo di percezione visiva si effettua evitando l'interposizione di ogni ostacolo visivo tra il punto di vista o i percorsi panoramici e il quadro paesaggistico, e vietando modifiche sostanziali allo stato dei luoghi che impediscono le visuali.
Art. 25 Destinazioni d’uso delle unità edilizie
86 Art. 25 Destinazioni d’uso delle unità edilizie
- Usi residenziali: al fine di favorire il recupero a fini abitativi dei Centri Storici, è ammesso il cambio di destinazione d'uso per il ripristino o il conseguimento della funzione residenziale, purché compatibile con le caratteristiche architettoniche e tipologiche dell'edificio.
- Attività ricettive e culturali: al fine di favorire il recupero dei Centri Storici, sono
toniche e tipologiche dell'edificio. 2. Attività ricettive e culturali: al fine di favorire il recupero dei Centri Storici, sono consentiti cambi di destinazione d’uso degli edifici o di porzioni di essi, laddove tali modifiche riguardino attività ricettive e culturali. 3. Destinazione d’uso dei Piano terra: al fine di favorire il recupero dei Centri Storici, sono consentiti cambi di destinazione d’uso in tutti i locali siti al Piano Terra degli edifici,
il recupero dei Centri Storici, sono consentiti cambi di destinazione d’uso in tutti i locali siti al Piano Terra degli edifici, laddove tali modifiche non riguardino la trasformazione dei locali stessi in civile abitazione e/o garages. Non sono consentite deroghe alla altezze minime. 4. Qualora si prevedano cambi di destinazioni d’uso ai piani terra in favore di attività diverse da quelle esistenti, i relativi interventi saranno subordinati all’acquisizione del
ai piani terra in favore di attività diverse da quelle esistenti, i relativi interventi saranno subordinati all’acquisizione del parere favorevole dell’Ufficio USL competente. 5. Per gli interventi su edifici ricadenti all’interno delle perimetrazioni del presente Piano, per i quali non sia possibile il rispetto dei limiti di altezza stabiliti dalle norme vigenti in materia, è consentito il mantenimento delle altezze utili interne preesistenti purché le stesse non risultino inferiori ai seguenti limiti:
consentito il mantenimento delle altezze utili interne preesistenti purché le stesse non risultino inferiori ai seguenti limiti: per gli usi residenziali, nonché per le attività ricettive, culturali, commerciali artigianali ed uffici: _ vani di servizio (bagni, corridoi, disimpegni), l’altezza utile non può essere minore di m. 2,20; _ vani abitabili, l’altezza utile non può essere minore di 2,50 6. Nel caso di soffitti, orditure e controsoffitti non piani la misura è data dalla media tra
Art. 26 Interventi sugli spazi pubblici
tile non può essere minore di 2,50 6. Nel caso di soffitti, orditure e controsoffitti non piani la misura è data dalla media tra l’altezza massima e l’altezza minima presenti nel locale. Non sono comunque considerate altezze medie inferiori a m. 2.20 per i vani abitabili e a m. 2,00 per gli spazi funzionali e di servizio. Art. 26 Interventi sugli spazi pubblici Gli interventi descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.08 del PdR
Art. 26 Interventi sugli spazi pubblici
Art. 26 Interventi sugli spazi pubblici Gli interventi descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.08 del PdR (Carta degli interventi sugli spazi pubblici, reti, sottoservizi). Il PdR assume come riferimento le seguenti tipologie di intervento:
87
- Manutenzione Straordinaria degli spazi aperti: interventi di manutenzione straordinaria tesi alla riqualificazione, al ripristino, alla riparazione e alla conservazione di spazi aperti quali piazze, percorsi pedonali e ciclabili, verde pubblico, arredo urbano. Tali interventi prevedono anche la demolizione di superfetazioni o costruzioni precarie che inficiano le qualità storico-architettoniche e paesaggistiche o comunque dissonanti
di superfetazioni o costruzioni precarie che inficiano le qualità storico-architettoniche e paesaggistiche o comunque dissonanti rispetto ai caratteri identitari e agli obiettivi di qualità cui sono riferite le strategie del presente PdR. 2. Restauro Conservativo delle pavimentazioni esistenti: va conservata la pavimentazione esistente, qualora realizzata con materiali tradizionali lavorati secondo le tecnologie locali; va altresì ripristinata e, ove necessario, sostituita e/o completata con gli stessi
onali lavorati secondo le tecnologie locali; va altresì ripristinata e, ove necessario, sostituita e/o completata con gli stessi materiali, ovvero, previa valutazione del pregio e dei caratteri contestualizzanti, con altri diversi presenti antecedentemente, a seguito di eventuali trasformazioni intervenute. 3. Sistemazione verde pubblico: le aree indicate come verde pubblico sono le aree di proprietà pubblica o preordinate all'acquisizione, anche mediante esproprio, da parte
dicate come verde pubblico sono le aree di proprietà pubblica o preordinate all'acquisizione, anche mediante esproprio, da parte del Comune o degli Enti competenti, e destinate alle attrezzature specificate nel presente articolo. Le trasformazioni fisiche consentite sono destinate al mantenimento, alla sistemazione e alla realizzazione di parchi pubblici di quartiere, del verde pubblico attrezzato, delle aree verdi attrezzate per lo svago e per lo sport, dei percorsi ciclabili e
i di quartiere, del verde pubblico attrezzato, delle aree verdi attrezzate per lo svago e per lo sport, dei percorsi ciclabili e pedonali, dei nuclei elementari di verde, anche attraverso l’eliminazione delle superfetazioni. In tali aree sono ammesse attrezzature culturali, ricreative, posti di ristoro di fruizione collettiva. Le trasformazioni si attuano mediante intervento edilizio diretto nel rispetto dei criteri standard e parametri individuati sulla base in un progetto
attuano mediante intervento edilizio diretto nel rispetto dei criteri standard e parametri individuati sulla base in un progetto unitario approvato dall’Amministrazione Comunale. Il progetto unitario può essere presentato, su iniziativa del soggetto privato, all’A.C., che dovrà procedere alla sua approvazione. In tal caso l’attuazione dovrà avvenire previa stipula di una convenzione con il privato proponente atta a stabilire le modalità urbanistiche dell’intervento, nonché
re previa stipula di una convenzione con il privato proponente atta a stabilire le modalità urbanistiche dell’intervento, nonché le forme di utilizzazione, accesso, gestione delle attrezzature. 4. Ripristino pavimentazioni rete viaria e parcheggi: il Piano di Ricostruzione identifica gli interventi di ripristino della rete viaria e dei parcheggi intesi come insieme sistematico di opere, che possono essere promosse e realizzate sia dai soggetti pubblici sia dai
i parcheggi intesi come insieme sistematico di opere, che possono essere promosse e realizzate sia dai soggetti pubblici sia dai proprietari privati, aventi come finalità il ripristino delle caratteristiche di fruibilità e funzionalità del sistema della mobilità e della sosta che risultano danneggiati dal sisma. 5. Conservazione degli spazi aperti privati: nelle aree non edificate, di proprietà privata, fatti salvi i diritti edificatori rinvenienti dalla pianificazione urbanistica vigente, dovranno
88 preservarsi le qualità contestuali di relazione tra le parti urbane, promuovendo, inoltre, interventi di manutenzione e valorizzazione delle sistemazioni a verde esistenti. 6. Misure di sicurezza degli elementi prospicienti gli spazi pubblici: nel caso di interventi, sia pubblici che privati, riferiti a spazi pubblici, con particolare riguardo agli spazi individuati come vie di fuga e luoghi sicuri, dovranno essere tenute nel debito conto le
Art. 27 Interventi sulle reti e sottoservizi
ci, con particolare riguardo agli spazi individuati come vie di fuga e luoghi sicuri, dovranno essere tenute nel debito conto le prescrizioni in termini di sicurezza al ribaltamento delle facciate, degli elementi non strutturali, dei muri di contenimento e dei parapetti. L’osservanza di queste condizioni deve essere considerata come prescrittiva e propedeutica a qualsiasi intervento sugli spazi pubblici. Art. 27 Interventi sulle reti e sottoservizi
Art. 27 Interventi sulle reti e sottoservizi
erata come prescrittiva e propedeutica a qualsiasi intervento sugli spazi pubblici. Art. 27 Interventi sulle reti e sottoservizi Gli interventi descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.09 del PdR (Carta degli interventi sugli spazi pubblici, reti, sottoservizi).
- Il Piano identifica le reti e sottoservizi, il cui ripristino delle condizioni di funzionalità ante-sisma è subordinato alla realizzazione di nuovi tracciati indipendenti o
il cui ripristino delle condizioni di funzionalità ante-sisma è subordinato alla realizzazione di nuovi tracciati indipendenti o all’adeguamento tecnico-funzionale dei tracciati esistenti. 2. L’accertamento dei danni sulle reti e sui sottoservizi richiede un approfondimento a scala di maggior dettaglio attraverso verifiche dell’UTC e degli Enti gestori con l’obiettivo di definire lo stato di effettiva efficienza di reti e sottoservizi, la relazione dei
Art. 28 Interventi di ripristino ambientale
l’UTC e degli Enti gestori con l’obiettivo di definire lo stato di effettiva efficienza di reti e sottoservizi, la relazione dei danni eventualmente riscontrati con gli eventi sismici e le necessità rilevabili in ordine a ripristini e/o adeguamenti. Art. 28 Interventi di ripristino ambientale Gli interventi descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.11 del PdR (Carta degli interventi di ripristino ambientale).
enti descritti nel presente articolo fanno riferimento alla tav. C.11 del PdR (Carta degli interventi di ripristino ambientale). La natura complessa dei terreni su cui è situato il capoluogo di Castelli, impone una attenta analisi delle condizioni puntuali di ciascuna unità abitativa da recuperare ed adeguare. In particolare le abitazioni ricadenti nell'Ambito A, prossime alle scarpate di erosione fluviale, oltre a risentire dal punto di vista sismico di una amplificazione di sito,
bito A, prossime alle scarpate di erosione fluviale, oltre a risentire dal punto di vista sismico di una amplificazione di sito, ricadono in un ambito di pericolosità di scarpata. Tale scarpata, di alcune decine di metri di altezza, diminuisce bordando verso est il Capoluogo.
89 Sono necessarie opere di consolidamento che mirino a mitigare l’azione erosiva dei torrenti alla base e ridurre lo scivolamento dei detriti di versante riattivatisi in più zone dopo il sisma del 2009. Gli interventi proponibili potrebbero riguardare la realizzazione di terre rinforzate ancorate a partire dalla base del versante per un’altezza non superiore ai 10 m, per poi proseguire con reti corticali fissate a funi a maglia non superiore ai 3 x 3 m. Tale
r un’altezza non superiore ai 10 m, per poi proseguire con reti corticali fissate a funi a maglia non superiore ai 3 x 3 m. Tale intervento va posizionato così come indicato nella tav. C.11. Per l'Ambito B la presenza di una frana complessa suggerisce la necessità di uno studio geognostico e geotecnico specifico al fine di individuare le più idonee opere di mitigazione. In ogni caso la pericolosità geologica dell’area impone la necessità di intervenire
ividuare le più idonee opere di mitigazione. In ogni caso la pericolosità geologica dell’area impone la necessità di intervenire primariamente sul consolidamento dei comparti per non vanificare nel tempo gli interventi di recupero strutturale delle abitazioni presenti.
Art. 29 Aggregati edilizi. Disciplina generale
90 Modalità e procedure di intervento Art. 29 Aggregati edilizi. Disciplina generale
- Il PdR si attua per ambiti urbani oppure, preferibilmente, per aggregati edilizi, sulla base di progetti unitari volti ad individuare l’intervento e/o gli interventi di ricostruzione, nonché le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione e sviluppo socio-economico previsti dal Piano anche al fine di agevolare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate.
sviluppo socio-economico previsti dal Piano anche al fine di agevolare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate. 2. In ogni caso la proposta progettuale dovrà rispettare gli elementi caratterizzanti del Piano di Ricostruzione, le volumetrie ammesse e il rapporto spazi pubblici e privati. 3. Gli interventi di ricostruzione, fatti salvi i diritti edificatori consolidati nel vigente PRG, non comportano un ulteriore aumento della volumetria del manufatto preesistente, se
Art. 30 Aggregati edilizi. Modalità di attuazione degli interventi
tti edificatori consolidati nel vigente PRG, non comportano un ulteriore aumento della volumetria del manufatto preesistente, se non nei limiti del mero adeguamento sismico. Art. 30 Aggregati edilizi. Modalità di attuazione degli interventi
- Ogni Ambito di Piano comprende edifici singoli e aggregati edilizi.
- Il Piano individua per ciascun aggregato edilizio gli interventi integrati edilizi e di riqualificazione urbana ritenuti necessari per agevolare il rientro delle popolazioni e
io gli interventi integrati edilizi e di riqualificazione urbana ritenuti necessari per agevolare il rientro delle popolazioni e contribuire alla ripresa socio - economica dei territori perimetrali. 3. Gli interventi sugli aggregati edilizi sono attuati secondo la normativa vigente. L’aggregato edilizio è attuato in base ad un progetto unitario d’intervento predisposto dai soggetti interessati nel rispetto delle prescrizioni e degli interventi individuati dal piano.
ario d’intervento predisposto dai soggetti interessati nel rispetto delle prescrizioni e degli interventi individuati dal piano. 4. Il Comune approva il progetto unitario, previa verifica di conformità dello stesso alle prescrizioni contenute nelle presenti NTA, valutandone l’ammissibilità degli interventi ai sensi dei successivi articoli, e la conformità ai piani sovra ordinati. 5. Ai fini di cui sopra, il Sindaco, entro trenta giorni dall’approvazione del presente
e la conformità ai piani sovra ordinati. 5. Ai fini di cui sopra, il Sindaco, entro trenta giorni dall’approvazione del presente Piano, comunica ai soggetti interessati l’aggregato edilizio di appartenenza e, contestualmente, li invita alla presentazione del progetto unitario d’intervento entro 180 gg. dalla data di approvazione del presente Piano;
Art. 31 Interventi singoli e in forma associata
91 6. Il termine (180 giorni) di presentazione dei progetti di cui al comma precedente si intende a valere per tutti gli interventi di riparazione e/o ricostruzione degli edifici privati (edifici singoli e in aggregato) ricadenti negli ambiti di Piano. Art. 31 Interventi singoli e in forma associata
- S’intendono per interventi singoli l’insieme di azioni di recupero degli edifici danneggiati da sisma facenti parte di un'unica e organica proposta progettuale,
li l’insieme di azioni di recupero degli edifici danneggiati da sisma facenti parte di un'unica e organica proposta progettuale, avente ad oggetto un intero aggregato o un edificio singolo. 2. Gli interventi in forma associata si riferiscono, invece, a uno stesso aggregato, o parti di esso, quando è interessato da più proposte progettuali. L’attuazione di questa specifica modalità di intervento è disciplinata dalla normativa vigente. Possono
iù proposte progettuali. L’attuazione di questa specifica modalità di intervento è disciplinata dalla normativa vigente. Possono rientrare tra gli interventi in forma associata anche quegli interventi che il Comune, al fine di non ritardare l’esecuzione dei lavori di riparazione e ricostruzione delle parti comuni di un aggregato, può autorizzare su singoli edifici di uno stesso aggregato previa dimostrazione della compatibilità complessiva dei singoli interventi con le
re su singoli edifici di uno stesso aggregato previa dimostrazione della compatibilità complessiva dei singoli interventi con le esigenze dell’intero aggregato. Allo scopo è necessaria una perizia tecnica, redatta dai progettisti, che riguardi l’intero aggregato e le relazioni fra i singoli edifici. Tale perizia deve essere sottoscritta anche dal coordinatore di tutti i tecnici incaricati della progettazione dell’aggregato; inoltre deve essere designato un unico coordinatore
Art. 32 Approvazione dei progetti e rilascio dei titoli abilitativi
ordinatore di tutti i tecnici incaricati della progettazione dell’aggregato; inoltre deve essere designato un unico coordinatore dei direttori dei lavori e dei responsabili per la sicurezza in corso d’opera. Art. 32 Approvazione dei progetti e rilascio dei titoli abilitativi
- Per soggetti interessati s’intendono i soggetti legittimati alla richiesta di rilascio del permesso a costruire ai sensi della DPR 380/2001 e s.m.i. ;
- L’attuazione degli interventi progettati è condizionata al previo rilascio del
struire ai sensi della DPR 380/2001 e s.m.i. ; 2. L’attuazione degli interventi progettati è condizionata al previo rilascio del permesso a costruire o comunque di idoneo titolo abilitativo ai sensi del DPR n. 380/2001 e s.m.i. e L. 241/90 e s.m.i. ; 3. Gli interventi di manutenzione ordinaria, nonché quelli di eliminazione delle barriere architettoniche che non alterino la sagoma e i volumi preesistenti, di indagine geognostica cui all’art. 6, co. 1 del DPR 380/2001 possono essere
he non alterino la sagoma e i volumi preesistenti, di indagine geognostica cui all’art. 6, co. 1 del DPR 380/2001 possono essere eseguiti senza titolo abilitativo e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
92 4. L’Ufficio Tecnico, nei casi espressamente richiamati al successivo articolo 34 comma 1, assunto il parere obbligatorio e vincolante della Commissione consultiva di cui al successivo art. 34, valuta la coerenza rispetto alle norme del PdR, nonché la fattibilità urbanistica e edilizia del progetto presentato, e in caso di riscontro positivo provvede al rilascio del permesso a costruire; 5. Per quanto non espressamente previsto, si applicano le norme di cui alla L.r. n.
Art. 33 Commissione Consultiva
ovvede al rilascio del permesso a costruire; 5. Per quanto non espressamente previsto, si applicano le norme di cui alla L.r. n. 18/1983 vigenti in materia nonché le NTA del PRG relative al procedimento di rilascio del permesso a costruire. Art. 33 Commissione Consultiva
- La Commissione è l’organismo tecnico consultivo preposto alla valutazione di coerenza di cui all’art. 33.
- La Commissione ha sede presso la Casa Comunale. È composta dal Sindaco, che la
la valutazione di coerenza di cui all’art. 33. 2. La Commissione ha sede presso la Casa Comunale. È composta dal Sindaco, che la presiede, e dal responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale ovvero da un suo delegato. La Commissione può usufruire dell’assistenza tecnica del gruppo di lavoro. La composizione di tale commissione sarà valutata dall’Amministrazione Comunale di volta in volta in relazione alle caratteristiche dell’intervento, tenendo conto delle
Art. 34 Atti autorizzativi generali
valutata dall’Amministrazione Comunale di volta in volta in relazione alle caratteristiche dell’intervento, tenendo conto delle implicazioni ambientali, storiche e culturali delle proposte pervenute. Art. 34 Atti autorizzativi generali
- I progetti delle opere da eseguire in edifici dichiarati di preminente interesse storico e artistico ai sensi del D.Lgs 42/2004 debbono conseguire la preventiva approvazione della competente soprintendenza.
se storico e artistico ai sensi del D.Lgs 42/2004 debbono conseguire la preventiva approvazione della competente soprintendenza. 2. Tutti i fabbricati devono adeguarsi alle disposizioni di cui alle NTC 2008 e alla LR n. 28/11. 3. Tutti i fabbricati in cui è prevista la nuova installazione o l'adeguamento degli impianti devono adeguarsi alle disposizioni e alle norme di legge vigenti; 4. Nelle aree perimetrate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Abruzzo (PAI)
osizioni e alle norme di legge vigenti; 4. Nelle aree perimetrate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Abruzzo (PAI) come soggette a pericolosità molto elevata (P3), elevata (P2) e da Scarpata (Ps) sono ammessi gli interventi sul patrimonio edilizio prescritti elle NTA del predetto PAI, accompagnati, ove richiesto, da uno Studio di compatibilità idrogeologica.
Art. 35 Calcolo sommario della spesa
93 QUADRO TECNICO ECONOMICO Art. 35 Calcolo sommario della spesa
- Ai sensi del Decreto n. 3/2010, art. 5, comma 3c, il PdR definisce la stima economica degli interventi previsti. A questo scopo il PdR assume come riferimenti principali il Decreto dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere n. 1 del 6 febbraio 2014 (Disposizioni per il riconoscimento del contributo per gli interventi sull’edilizia privata nei centri storici dei Comuni del Cratere), l’Allegato tecnico del
mento del contributo per gli interventi sull’edilizia privata nei centri storici dei Comuni del Cratere), l’Allegato tecnico del Modello Integrato per i Comuni del Cratere (14 marzo 2014, V02), le Linee guida per l'identificazione degli elementi di pregio e per la progettazione degli interventi specifici nei centri storici. Schede di Valutazione Tecnica (14 Marzo 2014, V02) e lo schema di Quadro Tecnico Economico predisposto dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione per la
cnica (14 Marzo 2014, V02) e lo schema di Quadro Tecnico Economico predisposto dall'Ufficio Speciale per la Ricostruzione per la stima economica degli interventi previsti. 2. Sulla base dei suddetti documenti, nel calcolo sommario della spesa sono stati utilizzati i seguenti costi parametrici. a. Edilizia privata Contributo base unitario (€/mq di superficie complessiva SC) (art. 5 del D.USRC n. 1/2014) AE senza esiti E AE con esiti E esiti Lmin Lmin (%E in UMI < o = 40%) L %E in UMI tra 40% e 70% Lmax
L1 A 0 300
rt. 5 del D.USRC n. 1/2014) AE senza esiti E AE con esiti E esiti Lmin Lmin (%E in UMI < o = 40%) L %E in UMI tra 40% e 70% Lmax %E in UMI = o > 70% in UMI con ED < di L1 in UMI con ED = o > di L1 A 0 300 €/mq (Lmax- 300)(%E- 40%)/,3+300 700 €/mq 1000 €/mq A abitazioni principali 10.800 € 15.000 € B e C 400 €/mq 500 €/mq (Lmax- 500)(%E- 40%)/,3+500 700 €/mq 1000 €/mq E L0 700 €/mq L1 1000 €/mq L2 1100 €/mq L3 1270 €/mq
94 Ai fini del QTE di piano, il contributo base unitario è stato equiparato al contributo convenzionale unitario di cui all’art. 6 del D.USRC n. 1/2014, sulla base del quale è stato calcolato l’importo del contributo concedibile per i lavori (CCL). A tale importo sono state applicate le maggiorazioni e le voci aggiuntive di cui agli artt. 7 e 8 del D.USRC n. 1/2014, calcolate secondo le indicazioni dell’Allegato tecnico del Modello Integrato per i Comuni del Cratere e delle
D.USRC n. 1/2014, calcolate secondo le indicazioni dell’Allegato tecnico del Modello Integrato per i Comuni del Cratere e delle Linee guida per l'identificazione degli elementi di pregio e per la progettazione degli interventi specifici nei centri storici. Schede di Valutazione Tecnica (14 Marzo 2014, V02) con opportune semplificazioni per adattare le modalità di calcolo del MIC, previste per i progetti definitivi che richiedono l’accesso al
tune semplificazioni per adattare le modalità di calcolo del MIC, previste per i progetti definitivi che richiedono l’accesso al contributo, al contesto ed alle finalità di una previsione di spesa di piano. b. Edilizia pubblica La stima dei costi per gli interventi sull’edilizia pubblica è stata eseguita prendendo a riferimento, su indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro tecnico economico di piano
indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro tecnico economico di piano predisposto dalla Struttura tecnica di Missione negli anni scorsi, al netto degli oneri aggiuntivi. c. Edilizia per il culto La stima dei costi per gli interventi sull’edilizia per il culto è stata eseguita prendendo a riferimento, su indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro tecnico economico di piano
indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro tecnico economico di piano predisposto dalla Struttura tecnica di Missione negli anni scorsi, al netto degli oneri aggiuntivi. d. Reti e spazi pubblici La stima dei costi per gli interventi per servizi e sottoservizi a rete e spazi pubblici è stata eseguita prendendo a riferimento (su indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro
prendendo a riferimento (su indicazione dell’USRC) i costi unitari parametrici reperibili nell’appendice documentaria del quadro tecnico economico di piano predisposto dalla Struttura tecnica di Missione negli anni scorsi, già comprensivi degli oneri aggiuntivi. L’importo, ai fini del quadro di riepilogo, è ripartito tra la sezione QTE Ricostruzione, per gli interventi direttamente connessi al sisma e compresi nell’Attestazione del nesso di causalità del danno riportato con il sisma del 6
rventi direttamente connessi al sisma e compresi nell’Attestazione del nesso di causalità del danno riportato con il sisma del 6 aprile 2009, e la sezione QTE Sviluppo, per gli interventi di riqualificazione del
95 centro storico e l’adeguamento tecnologico e normativo della rete dei sottoservizi. Agli importi degli interventi comprensivi degli incrementi e maggiorazioni previste, sono stati sommati gli oneri aggiuntivi (imposte, spese tecniche ecc.) così come previsto dal D.USRC n. 1/2014 e dalle normative in vigore (imposte, spese tecniche, oneri previdenziali ecc.). 3. Fanno parte integrante del Quadro Tecnico Economico del PdR, sezione
ore (imposte, spese tecniche, oneri previdenziali ecc.). 3. Fanno parte integrante del Quadro Tecnico Economico del PdR, sezione Ricostruzione, anche i costi per la messa in sicurezza dell’edificato, ovvero i costi per la messa in sicurezza al ribaltamento delle facciate, di elementi non strutturali, muri di contenimento e parapetti prospettanti su spazi pubblici strategici (vie di fuga e/o vie di accesso o raccolta dei mezzi di soccorso ecc.).
to e parapetti prospettanti su spazi pubblici strategici (vie di fuga e/o vie di accesso o raccolta dei mezzi di soccorso ecc.). 4. La stima economica del QTE fa riferimento alle previsioni del PdR. Ai fini della concessione dei contributi ai soggetti aventi diritto, si deve tener conto che l’entità dell’importo effettivamente finanziato va stabilita sulla base delle proposte di intervento da presentarsi secondo le indicazioni procedurali previste dall’USRC.
Art. 36 Strategie di attuazione del Piano
96 DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE Art. 36 Strategie di attuazione del Piano
- Il PdR articola le principali strategie di attuazione con riferimento a: a) Interventi di ricostruzione edilizia, ricompresi all’interno delle perimetrazioni di Piano, finalizzati al rientro degli abitanti negli edifici danneggiati dal sisma; b) Interventi di ricostruzione, ricompresi all’interno delle perimetrazioni di Piano, la cui attuazione risulta condizionata alla realizzazione di opere di consolidamento
all’interno delle perimetrazioni di Piano, la cui attuazione risulta condizionata alla realizzazione di opere di consolidamento del supporto geomorfologico in situazioni di elevato rischio del sistema idro-geo- morfologico; c) Interventi localizzati anche esternamente alle perimetrazioni di Piano, funzionali alla ripresa sociale e economica della popolazione locale; d) Interventi coordinati per la messa in sicurezza del sistema urbano e per la prevenzione dei rischi naturali.
olazione locale; d) Interventi coordinati per la messa in sicurezza del sistema urbano e per la prevenzione dei rischi naturali. 2. Gli interventi di cui al punto a) ricoprono carattere di priorità. All’interno del Centro Storico possono essere immediatamente attuati gli interventi conformi alla strumentazione urbanistica vigente, anche nelle more dell’approvazione del PdR. Gli altri interventi di cui ai punti b) e d), rinviano all’applicazione preventiva del
Art. 37 Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti
che nelle more dell’approvazione del PdR. Gli altri interventi di cui ai punti b) e d), rinviano all’applicazione preventiva del procedimento di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica di cui al D.Lgs 152/2006 (Norme in Materia Ambientale) e alla Valutazione di Incidenza Ambientale (art. 6 del DPR 120/2003). Art. 37 Adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti
- Il PdR, una volta approvato, integra e varia le previsioni della pianificazione urbanistica di livello comunale.
tici vigenti
- Il PdR, una volta approvato, integra e varia le previsioni della pianificazione urbanistica di livello comunale.
- Il Comune deve procedere all’aggiornamento e adeguamento tecnico degli strumenti di pianificazione adottati e/o approvati e vigenti alle prescrizioni del PdR, come disposto dal precedente comma.
- Per le aree e gli immobili non assoggettati al PdR e comunque non compresi in questo, si attuano gli interventi edilizi che non siano in contrasto con le previsioni dello
i al PdR e comunque non compresi in questo, si attuano gli interventi edilizi che non siano in contrasto con le previsioni dello strumento urbanistico generale.
Art. 38 Salvaguardie
97 Art. 38 Salvaguardie
- Nel tempo intercorrente tra la fase di adozione e quella di approvazione del Piano di Ricostruzione, sono vietati tutti quegli interventi che, sebbene conformi alla pianificazione vigente, si pongano in contrasto con le previsioni del presente PdR.
- A richiesta del Sindaco, per il periodo indicato nel primo comma del presente articolo e fatto salvo quanto previsto dall’art. 37 delle presenti norme, la Giunta provinciale su
nel primo comma del presente articolo e fatto salvo quanto previsto dall’art. 37 delle presenti norme, la Giunta provinciale su parere della Sezione urbanistica provinciale può, con provvedimento motivato da notificarsi all'interessato, ordinare la sospensione dei lavori per i quali l'autorizzazione o la concessione sia stata rilasciata prima dell'adozione del PdR e che siano tali da compromettere o rendere più onerosa l'attuazione dello strumento. Il provvedimento di
dell'adozione del PdR e che siano tali da compromettere o rendere più onerosa l'attuazione dello strumento. Il provvedimento di sospensione indica anche i lavori e gli adempimenti necessari a garantire che le opere sospese non subiscano danni o forme di degrado durante il periodo di sospensione. 3. Sono fatte salve le disposizioni degli strumenti urbanistici vigenti in merito alle nuove edificazioni, a meno che le stesse non interferiscano con interventi previsti dal presente
Art. 39 Norme transitorie
anistici vigenti in merito alle nuove edificazioni, a meno che le stesse non interferiscano con interventi previsti dal presente PdR in merito alla messa in sicurezza urbana (spazi aperti, vie di fuga e soccorso) ed il ripristino ambientale. Art. 39 Norme transitorie Nelle more di approvazione del Piano di Ricostruzione, l’Amministrazione comunale, al fine di accelerare l’avvio di quei cantieri di riparazione e di ricostruzione per quegli
ruzione, l’Amministrazione comunale, al fine di accelerare l’avvio di quei cantieri di riparazione e di ricostruzione per quegli edifici e/o aggregati che in generale si trovano nelle condizioni di non entrare in conflitto con le disposizioni contenute nel Piano di Ricostruzione (con particolare riguardo agli spazi pubblici, alle vie di fuga e ai quadri di riferimento strategico e strutturale) può autorizzare interventi di riparazione e/o ricostruzioni ai sensi delle
e ai quadri di riferimento strategico e strutturale) può autorizzare interventi di riparazione e/o ricostruzioni ai sensi delle OPCM 3790, 3778 e 3779 e s.m.i. In questi casi, previa richiesta da parte degli interessati, il Sindaco autorizza i proprietari alla predisposizione e alla successiva presentazione del progetto. L’esito della verifica di ammissibilità dei progetti, viene comunicato dall’UTC del Comune entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta.
erifica di ammissibilità dei progetti, viene comunicato dall’UTC del Comune entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta. Ottenuta l’autorizzazione i proprietari procedono alla redazione del progetto ai sensi delle OPCM richiamate.
Art. 40 Gestione delle macerie e riciclo dei residui inerti
98 Art. 40 Gestione delle macerie e riciclo dei residui inerti
- La produzione e la gestione delle macerie prodotte dalle attività di demolizione e/o dai crolli dovuti agli eventi sismici, degli edifici all’interno dei perimetri del PdR deve seguire, partendo dalla conoscenza del settore e delle problematiche ambientali ad esso connesse (con particolare riferimento ai rifiuti) essere in linea con le strategie ed i principi della normativa Comunitaria ed Italiana.
(con particolare riferimento ai rifiuti) essere in linea con le strategie ed i principi della normativa Comunitaria ed Italiana. 2. Devono essere selezionate e suddivise in categorie omogenee di codice CER, conferendole presso appositi cassoni collocati all’interno delle aree di cantiere, ovvero in aree pubbliche a servizio di più cantieri appositamente individuate dalla pubblica amministrazione. 3. Al fine di favorire il riutilizzo diretto dei materiali e dei residui inerti non inquinanti
e dalla pubblica amministrazione. 3. Al fine di favorire il riutilizzo diretto dei materiali e dei residui inerti non inquinanti (caratterizzati nel rispetto delle procedure di cui al D.LGs. n. 152/2006) derivanti dalle attività di demolizione: a. i beni d’interesse architettonico, artistico e storico, oltre che i beni ed effetti di valore anche simbolico, i coppi, mattoni, le ceramiche, le pietre con valenza di cultura locale, i legni ed i metalli lavorati, dopo essere stati selezionati e separati
, le ceramiche, le pietre con valenza di cultura locale, i legni ed i metalli lavorati, dopo essere stati selezionati e separati all’origine in modo da conservarli devono essere di norma reimpiegati all’interno dello stesso edificio od aggregato edilizio oggetto di intervento; b. le terre e le rocce da scavo derivanti dalle attività di demolizione devono essere di norma reimpiegate all’interno dello stesso edificio o aggregato edilizio oggetto di intervento.
di demolizione devono essere di norma reimpiegate all’interno dello stesso edificio o aggregato edilizio oggetto di intervento. 4. Nella realizzazione di interventi pubblici riguardanti opere infrastrutturali, sottoservizi, spazi pubblici, ripristini ambientali, riempimenti, argini e rilevati, deve essere preliminarmente verificata la possibilità di riutilizzo di materiali inerti riciclati adeguatamente , secondo la normativa vigente, da approvvigionarsi in accordo con i
à di riutilizzo di materiali inerti riciclati adeguatamente , secondo la normativa vigente, da approvvigionarsi in accordo con i Provveditorati Regionali alle OO.PP. della Regione Abruzzo. 5. La quantità minima di materiali inerti riciclati da utilizzarsi nella realizzazione di interventi pubblici di cui al comma precedente non deve essere inferiore al 30% della quantità complessiva di inerti utilizzati nelle opere di che trattasi, in ottemperanza a
non deve essere inferiore al 30% della quantità complessiva di inerti utilizzati nelle opere di che trattasi, in ottemperanza a quanto disposto dal DM 203/2003 (”Norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo”).
99 6. Nella realizzazione di interventi edilizi privati riguardanti riempimenti e rilevati, drenaggi, rinfianchi, sottofondazioni, massetti ed elementi in calcestruzzo non strutturali, elementi in calcestruzzo strutturali compatibilmente con le prescrizioni normative (NTC 2008-p.to 11.2.9.2), deve essere preliminarmente verificata la possibilità di utilizzo di materiali inerti riciclati adeguatamente certificati (secondo la Circolare Min. Ambiente 5205/2005).
Art. 41 Cronoprogramma delle fasi attuative
possibilità di utilizzo di materiali inerti riciclati adeguatamente certificati (secondo la Circolare Min. Ambiente 5205/2005). 7. La quantità minima di materiali inerti riciclati da utilizzarsi nella realizzazione di interventi privati di cui al comma precedente non deve essere inferiore al 30% della quantità complessiva di inerti utilizzati nelle opere di che trattasi. Art. 41 Cronoprogramma delle fasi attuative
- Nella Carta della programmazione temporale degli interventi, di cui alla Tav E.02 sono
41 Cronoprogramma delle fasi attuative
- Nella Carta della programmazione temporale degli interventi, di cui alla Tav E.02 sono individuate le fasi di attuazione del PdR, gli ambiti di Piano interessati dal programma di ricostruzione e la previsione finanziaria degli interventi.
- La scelta sulle priorità d’intervento tiene conto dei seguenti criteri:
- rilevanza del danno a carico delle unità edilizie e dei sottoservizi;
priorità d’intervento tiene conto dei seguenti criteri:
- rilevanza del danno a carico delle unità edilizie e dei sottoservizi;
- addensamento degli interventi proposti a seguito dell’Avviso pubblico di cui all’art. 6, co. 2, del Decreto 3/10;
- valenza strategica degli interventi per la riqualificazione urbana e per lo sviluppo economico del centro storico;
- valore storico, architettonico e paesaggistico dei contesti compresi nella perimetrazione di Piano;
nomico del centro storico;
- valore storico, architettonico e paesaggistico dei contesti compresi nella perimetrazione di Piano;
- presenza di abitazioni principali e, particolarmente, in caso di abitazioni con esiti di inagibilità;
- presenza di aree di pericolosità geologica per cui vi sia necessità di studi geognostici e geotecnici specifici al fine di individuare le più idonee opere di mitigazione.
- Il processo di attuazione degli interventi di Piano dovrà essere costantemente
ndividuare le più idonee opere di mitigazione. 3. Il processo di attuazione degli interventi di Piano dovrà essere costantemente monitorato, per poter eventualmente modificare e integrare il cronoprogramma attuativo, anche in relazione ai tempi di attivazione del più generale programma di rilancio dell’economia comunale e dell’intero contesto territoriale di riferimento. 4. Risulta di particolare evidenza la necessità di valutare, prima dell’attuazione delle
Art. 42 Risoluzione di eventuali antinomie
100 opere di ricostruzione dell’edificato, i necessari interventi volti alla messa in sicurezza dell’ambito di intervento o quanto meno finalizzati a mitigare i fattori di rischio idrogeologico. Art. 42 Risoluzione di eventuali antinomie
- Gli eventuali contrasti o contraddizioni tra i diversi elaborati del Piano, vengono risolti facendo riferimento ai seguenti criteri:
- tra elaborati grafici e testi normativi prevalgono questi ultimi;
no, vengono risolti facendo riferimento ai seguenti criteri:
- tra elaborati grafici e testi normativi prevalgono questi ultimi;
- tra diversi elaborati grafici, prevalgono quelli di carattere specialistico o, se di medesimo carattere, quelli a scala maggiore;
- tra diversi testi normativi, la prevalenza è data in funzione del rapporto di specialità, e successivamente del criterio di coerenza sistemica.
- Il PdR riconosce la possibilità di adattare, in fase attuativa, i perimetri delle previsioni di
iterio di coerenza sistemica. 2. Il PdR riconosce la possibilità di adattare, in fase attuativa, i perimetri delle previsioni di piano sulla base di evidenze che emergano in modo documentato dall’approfondimento del quadro conoscitivo e dalla scala di rappresentazione propria dei progetti, in relazione a caratteristiche di ordine tipologico e morfologico. Per tutte le altre prescrizioni, ove sussista incertezza in ordine all’esatta localizzazione di un
ine tipologico e morfologico. Per tutte le altre prescrizioni, ove sussista incertezza in ordine all’esatta localizzazione di un confine di zona o di sottozona, lo stesso si intende posto in coincidenza con elementi naturali (quali filari di alberi e piante) o con manufatti (quali recinzioni, sentieri e strade) esistenti; in assenza di tali elementi, sulla dividente delle particelle catastali eventualmente interessate, in modo da favorire l’appartenenza di ogni particella ad
, sulla dividente delle particelle catastali eventualmente interessate, in modo da favorire l’appartenenza di ogni particella ad un’unica zona o sottozona. Perdurando l’incertezza, si provvede al tracciamento sul campo, con sopralluogo in contraddittorio con eventuali proprietari interessati, utilizzando ogni possibile elemento fisico e dando preferenza alla soluzione che realizzi il criterio di appartenenza a un’unica zona di particelle catastali intere.
Smetti di sfogliare PDF. Fai domande.
Registrati gratis per accedere al documento completo e interrogarlo direttamente con l'AI. Risposte con citazioni precise agli articoli, verifica conformità e generazione documenti tecnici. 50 domande incluse.
Nessuna carta di credito richiesta · 50 domande AI incluse