44 PIANO REGOLATORE GENERALE, 1995, E VARIANTI
Comune di Donato · Biella, Piemonte
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PIANO REGOLATORE GENERALE, 1995, E VARIANTI
44 PIANO REGOLATORE GENERALE, 1995, E VARIANTI Comune di Torino, Ufficio del Piano Regolatore, Studio Gregotti Associati, Piano Regolatore Generale, 1995, Settore Urbanistica del Comune di Torino Appartenente alla cosiddetta “terza generazione” dei piani urbanistici, propria della fine degli anni ottanta del XX secolo, il PRG di Torino trova origine sin dal 1986 in seno all’Ufficio del
istici, propria della fine degli anni ottanta del XX secolo, il PRG di Torino trova origine sin dal 1986 in seno all’Ufficio del Piano Regolatore della Città diretto da Franco Campia, Franco Farina e Giuseppe Cazzaniga, una sezione del settore Urbanistica, impegnata attivamente a fianco dei progettisti, i milanesi di Gregotti Associati Studio, Augusto Cagnardi, Pierluigi Cerri e Vittorio Gregotti, sfociando nel nuovo piano per la città, datato 1995 e ormai giunto a oltre duecento varianti di grande come
e Vittorio Gregotti, sfociando nel nuovo piano per la città, datato 1995 e ormai giunto a oltre duecento varianti di grande come di piccola portata. L’obiettivo era quello di affrontare le trasformazioni della città, soprattutto prevedendo «la sostituzione, la riorganizzazione e la modernizzazione delle parti degradate e dismesse ereditate da una fase industriale che appariva ormai conclusa» (Spaziante, 2008, p. 18). Il primo bilancio, proposto da “Atti e Rassegna Tecnica” alcuni anni or sono in suo numero
i conclusa» (Spaziante, 2008, p. 18). Il primo bilancio, proposto da “Atti e Rassegna Tecnica” alcuni anni or sono in suo numero monografico mette in evidenza luci e ombre di questa scelta: da un lato si riconosce il disegno urbano complessivo di questo piano, nella scelta dell’asse della Spina come elemento trainante economico, sociale e di ricucitura della città laddove prevedeva la copertura della trincea ferroviaria e il parallelo recupero di una grande varietà di aree dismesse; dall’altra si imputa al
a la copertura della trincea ferroviaria e il parallelo recupero di una grande varietà di aree dismesse; dall’altra si imputa al piano una concentrazione totalizzante sulla dimensione urbana della città a discapito della sua ormai evidente funzione metropolitana, come anche lo scarso uso della perequazione, se non nel calcolo delle aree verdi e nella riprogrammazione delle sponde fluviali, ma soprattutto «la sottovalutazione del ruolo ancora forte e importante per Torino del settore produttivo,
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