PRGIndicizzato il 22 febbraio 202610 pagine

la città bipolare nel nuovo Piano Regolatore - Venezia

Comune di Venezia · Venezia, Veneto

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117 Le nuove politiche urbanistiche: dal sistema dei vincoli, al governo delle trasformazioni Nella fase di forte accelerazione delle trasformazioni urbane determinata dalle spinte demografiche ed economiche, che ha caratterizzato lo sviluppo delle città, non solo in Italia, negli ultimi decenni, i piani regolatori hanno avuto un duplice ruolo. In una prima fase è stato quello di creare dei puri contenitori entro i quali veniva lasciato campo libero a tutte le forme di intervento che via via

tato quello di creare dei puri contenitori entro i quali veniva lasciato campo libero a tutte le forme di intervento che via via venivano proposte, indipendentemente da qualsiasi strategia o disegno urbano; successivamente è stato quello di tentare di convogliare le trasformazioni verso gli obiettivi considerati accettabili dalle comunità interessate, attraverso regole e vincoli. Il piano da allora è stato inteso come un sistema di vincoli capace di guidare tali trasformazioni entro

verso regole e vincoli. Il piano da allora è stato inteso come un sistema di vincoli capace di guidare tali trasformazioni entro argini predeterminati, diventando di conseguenza uno strumento rigido che solo di rado e per parti finite coincideva con le esigenze, difficilmente prevedibili, generate dal mutare delle condizioni economiche e delle necessità dei singoli cittadini o della collettività. E’ a tutti noto come nella maggior parte dei casi gli argini così elevati siano stati facilmente travolti da

della collettività. E’ a tutti noto come nella maggior parte dei casi gli argini così elevati siano stati facilmente travolti da spinte enormemente superiori alle difese predisposte. Dopo ogni sconfitta, la pianificazione tendeva a complicarsi ulteriormente, ma gli esiti di questa battaglia sono stati in tutta evidenza perdenti per il territorio e le città. L’urbanistica è diventata una specie di macchina celibe di cui a poco a poco si è pensato che si potesse fare a meno. Fino ad arrivare alla

ca è diventata una specie di macchina celibe di cui a poco a poco si è pensato che si potesse fare a meno. Fino ad arrivare alla contrapposizione urbanistica/architettura, quando l’urbanistica è stata accusata di impedire, con le sue inutili e capziose regole, la realizzazione di buone architetture attraverso le quali si sarebbe potuta ottenere la riqualificazione delle città. Sappiamo bene come la rottura di questi argini sia apparsa inizialmente una pratica da nascondere e

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