NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE VASTO / CITTA' ...
Comune di Vasto · Chieti, Abruzzo
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NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE
NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE e Osservazioni accolte dai Consigli Comunali n. 41 del 18/06/2012 n. 49 del 06/07/2012 COMUNE DI VASTO VASTO / CITTA' STORICA piano particolareggiato ottobre 2010 agg. novembre 2015 Testo adeguato alla delibera C. C. n.36 del 04/04/2011, prescrizioni ASL, prescrizioni Direzione Reg.le BB.Culturali e Paesaggistici dell'A- bruzzo, parere Ufficio Urbanistico Comune di Vasto (V.A.S. e Conferenza di servizi)
NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE
Titolo I: RIFERIMENTI CARTOGRAFICI E AMBITI TERRITORIALI
istici dell'A- bruzzo, parere Ufficio Urbanistico Comune di Vasto (V.A.S. e Conferenza di servizi)
NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE
3 INDICE Avvertimenti/promemoria metodologica Titolo I: RIFERIMENTI CARTOGRAFICI E AMBITI TERRITORIALI • art. 1_ processo strategico per l’attuazione; • art. 2_ zona interessata dal Piano • art. 3_ elaborati del Piano; Titolo II: ATTUAZIONE DEL PIANO Capitolo I – Modalità d’intervento • art. 4_ unità edilizie, unità immobiliari;
Titolo II: ATTUAZIONE DEL PIANO
orati del Piano; Titolo II: ATTUAZIONE DEL PIANO Capitolo I – Modalità d’intervento • art. 4_ unità edilizie, unità immobiliari; • art. 5_ destinazioni d’uso e mutamenti di destinazione; • art. 6_ introduzione agli interventi edilizi; • art. 6bis_ normative, direttive e procedure specifiche riguardanti la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale; • art. 7_ manutenzione ordinaria; • art. 8_ manutenzione straordinaria; • art. 9_ ristrutturazione urbanistica; • art. 10_restauro;
rt. 7_ manutenzione ordinaria; • art. 8_ manutenzione straordinaria; • art. 9_ ristrutturazione urbanistica; • art. 10_restauro; • art. 11_ ripristino filologico e ripristino tipologico; • art. 12_ ristrutturazione/ riqualificazione edilizia per gli edifici tipologizzati; • art. 13_ ristrutturazione edilizia per gli edifici non tipologizzati; • art. 14_ demolizione; • art. 15_ intervento di nuova costruzione; Capitolo II – Tipologie edilizie • art. 16_ tipologie edilizie; • art. 17_ specialistico civile;
ntervento di nuova costruzione; Capitolo II – Tipologie edilizie • art. 16_ tipologie edilizie; • art. 17_ specialistico civile; • art. 18_ specialistico religiosa; • art. 19_ Elencale superiore; • art. 20_ Elencale inferiore; • art. 21_ Modulare superiore, modulare inferiore; • art. 22_ Edificio di fusione; • art. 23_ Edificio non tipologizzabile; • art. 24_ Edificio post anni ’50 del novecento o non tipologizzabili; • art. 25 _ Corti, giardini e verde di pertinenza;
abile; • art. 24_ Edificio post anni ’50 del novecento o non tipologizzabili; • art. 25 _ Corti, giardini e verde di pertinenza; Capitolo III – Aree libere pubbliche e/o private • art. 26 _ Verde pubblico e verde privato; • art. 27 _ Pavimentazioni; • art. 28 _ Arredo urbano; • art. 29 _ Antenne e Parabole Satellitari; • art. 30 _ Intonaci e tinteggiature esterne degli edifici; • art. 31 _Ulteriori prescrizioni/raccomandazioni del Ministero per i Beni e
0 _ Intonaci e tinteggiature esterne degli edifici; • art. 31 _Ulteriori prescrizioni/raccomandazioni del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Segretariato Regionale per l’Abruzzo in sede di Conferenza dei Servizi; pag. 05 09 09 10 11 12 13 14 15 15 17 17 18 19 20 20 21 22 24 25 25 27 28 29 29 30 30 31 32 32 33 34 34
4 Testo adeguato alla delibera C. C. n.36 del 04/04/2011, prescrizioni ASL, prescrizioni Direzione Reg.le BB. Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, parere Ufficio Urbanistico Comune di Vasto (V.A.S. e Conferenza dei Servizi) Luciano Antonio Lapenna, sindaco Pasquale d’Erminio, responsabile del procedimento Gruppo di lavoro Pier Luigi Cervellati, Paolo Marino, progettisti Antonio dell’Erba, Lorenza dell’Erba SISPLAN, mobilità Luigi Murolo, storia urbana / Gianluca Taddei, geologia Giorgio d’Albano, grafico
dell’Erba, Lorenza dell’Erba SISPLAN, mobilità Luigi Murolo, storia urbana / Gianluca Taddei, geologia Giorgio d’Albano, grafico Carmela Femminilli, Federica Finelli, Michele Galante, Ulrich Seum, Roberta Zanoli, collabora- tori
5 avvertimenti /promemoria metodologica La normativa che accompagna il Piano Particolareggiato per la Città Storica di Vasto è parte integrante degli elaborati grafici ed è finalizzata all’approfondi- mento della metodologia d’intervento. Confrontando la prima cartografia geodetica, il catasto “unitario” e quello di “primo impianto” (1875/1936) e una carta CTR 2000 (traduzione “rati” 2008) è stato individuato il cosiddetto “netto storico”: per “netto storico” s’intende
) e una carta CTR 2000 (traduzione “rati” 2008) è stato individuato il cosiddetto “netto storico”: per “netto storico” s’intende la struttura viaria ed edilizia individuata nel catasto del 1875 e ancora esistente nella cartografia CTR 2000/2008. Le trasformazioni avvenuta dall’Unità d’Italia al 1956 sono considerate stori- cizzate e pertanto da mantenere, anche se l’analisi tipologica investe fabbricati sottoposti a ristrutturazione e/o fusione con criteri costruttivi del passato. La
che se l’analisi tipologica investe fabbricati sottoposti a ristrutturazione e/o fusione con criteri costruttivi del passato. La tipologia di appartenenza è stata definita “Tipologia di Fusione”. Gli interventi edilizi successivi alla frana del 1956 sono da considerare sostituibili, mediante demolizione e ricostruzione secondo criteri e metodi riscontrabili sia nella nor- mativa che nelle tavole grafiche. Dopo il netto storico è stato individuato il perimetro della “città storica”. (Nel-
nella nor- mativa che nelle tavole grafiche. Dopo il netto storico è stato individuato il perimetro della “città storica”. (Nel- la relazione che accompagna il piano è specificato il perché con questo strumen- to urbanistico, il Centro Storico è considerato “Città Storica”). Attenzione. Il perimetro individuato con questo piano di recupero non coin- cide con la Cerchia delle Mura e neppure con il perimetro individuato negli strumenti urbanistici in vigore nel Comune di Vasto. Il nuovo perimetro
delle Mura e neppure con il perimetro individuato negli strumenti urbanistici in vigore nel Comune di Vasto. Il nuovo perimetro tiene conto dell’evoluzione urbanistica avvenuta dagli anni dell’Unità del paese al secondo dopoguerra, quando cambia –in seguito alle rivoluzioni materiali, alla riforma dell’agricoltura e all’aumento progressivo della po- polazione, la dimensione e l’estensione della città. Cambia il sistema delle costruzioni. Anche nell’edilizia popolare l’uso del cemento armato, gli infissi
’estensione della città. Cambia il sistema delle costruzioni. Anche nell’edilizia popolare l’uso del cemento armato, gli infissi in alluminio o in ferro, la tipologia condominiale sostituiscono lo stesso modo di abitare. La strada non è più il prolungamento della casa, luogo di incontro e di lavoro non solo domestico, ma sede per il posteggio e/o passaggio dell’auto. Cambia anche la forma della città: da compatta che è stata per secoli, diventa in-
ede per il posteggio e/o passaggio dell’auto. Cambia anche la forma della città: da compatta che è stata per secoli, diventa in- forme, si diffonde nel territorio circostante. Il piano di recupero particolareggia- to di Vasto individua nella frana del 1956 lo spartiacque fra passato e presente, il confine che separa la città storica dall’aggregato moderno. Le tavole n° 5, n°7, n° 8, n° 9, n°11 –in particolare la 9: il “netto storico”- ripor-
la città storica dall’aggregato moderno. Le tavole n° 5, n°7, n° 8, n° 9, n°11 –in particolare la 9: il “netto storico”- ripor- tano i confini individuati secondo la logica di elaborazione di questo strumento urbanistico e quelli del piano particolareggiato del 1985. Nelle zone comprese fra l’uno e l’altro confine valgono fino alla loro variazione gli strumenti urbani- stici in vigore. La campagna è da considerare parte integrante della città storica, specie nel
variazione gli strumenti urbani- stici in vigore. La campagna è da considerare parte integrante della città storica, specie nel versante est (ancora parzialmente integro), pur con una normativa che si rifà a
6 quella degli strumenti urbanistici vigenti. Questa zona sarebbe da sottoporre a un maggiore approfondimento coinvolgendo anche esperti in agro forestazione. Definito il netto storico, individuato il perimetro della città che consideriamo storica e/o storicizzata, si è proceduto al censimento delle tipologie edilizie. Il censimento delle tipologie è determinante per individuare l’uso del singolo fabbricato e la metodologia d’intervento. A ogni tipologia individuata, infatti,
determinante per individuare l’uso del singolo fabbricato e la metodologia d’intervento. A ogni tipologia individuata, infatti, corrisponde sia la destinazione d’uso, sia la modalità di intervento idonea al recupero del fabbricato. Le tipologie individuate sono: specialistico, elencale, modulare e di fusione, come meglio descritto nel Capitolo III°. Le tavole non riportano il rilievo altimetrico di tutte le facciate e non costutisco una prescrizione rigorosa quanto un metodo d’intervento progettuale.
l rilievo altimetrico di tutte le facciate e non costutisco una prescrizione rigorosa quanto un metodo d’intervento progettuale. La normativa per un piano teso al recupero e alla riqualificazione delle compo- nenti edilizie e urbane storiche può essere conclusa in maniera definitiva solo dopo aver sperimentato direttamente le indicazioni normative finora stabi- lite. Le presenti norme non hanno, dunque, carattere transitorio, bensì propedeu-
tamente le indicazioni normative finora stabi- lite. Le presenti norme non hanno, dunque, carattere transitorio, bensì propedeu- tico a un approccio sempre più approfondito e finalizzato alla restituzione della città storica. Il processo costruttivo –sia per quanto concerne le tipologie monumentali (ov- vero vincolate ai sensi del Codice dei Beni Culturali DLG n. 42 del 2004 e suc- cessive varianti e integrazioni) sia per le altre tipologie individuate- non avviene
parte integrante del Piano, è quello di contribuire al recupero dell’identità di
ei Beni Culturali DLG n. 42 del 2004 e suc- cessive varianti e integrazioni) sia per le altre tipologie individuate- non avviene contemporaneamente, ma secondo un processo “evolutivo” che si consolida nella fase di espansione extra moenia. Obiettivo della normativa, che non può essere disgiunta dagli elaborati grafici parte integrante del Piano, è quello di contribuire al recupero dell’identità di un insediamento storico, oggi in parte deformato nella componente sociale ma an-
llo di contribuire al recupero dell’identità di un insediamento storico, oggi in parte deformato nella componente sociale ma an- cora sostanzialmente intonso come tessuto edilizio, viario e urbanistico. Il tessuto edificato individuato nella tavola del netto storico è suddiviso in unità edilizie, che corrispondono ai lotti catastali. Le unità edilizie, individuate in cartografia, di norma corrispondono all’as- setto catastale ottocentesco e del catasto cosiddetto di primo impianto. Nel
uate in cartografia, di norma corrispondono all’as- setto catastale ottocentesco e del catasto cosiddetto di primo impianto. Nel loro insieme rappresentano la struttura urbana consolidata dell’edificato. Pertanto le unità edilizie fanno riferimento a tutto il fabbricato –da cielo a terra, come si dice. Mentre le unità catastali fanno riferimento al catasto contemporaneo e quindi a una porzione del fabbricato. Le tavole relative al “Codice di Pratica” costituiscono un fondamentale manuale
mporaneo e quindi a una porzione del fabbricato. Le tavole relative al “Codice di Pratica” costituiscono un fondamentale manuale o guida alla progettazione di tutti gli interventi di restauro o riqualificazione, pubblici e/o privati.
7 Preme rilevare che i grafici non coprono l’intero centro storico: la loro re- dazione –unitamente alla Relazione, alle Norme e in particolare al Codice di Pratica forniscono al progettista (che per quanto riguarda il “restauro” dovrebbe essere laureato in corsi di laurea o in facoltà dove il restauro è in- segnato) e al tecnico (parimente laureato) dell’Ufficio di Piano, indicazioni sufficienti per aumentare la volumetria. La città storica non aveva indici
arimente laureato) dell’Ufficio di Piano, indicazioni sufficienti per aumentare la volumetria. La città storica non aveva indici edificatori e non usava il metro decimale. Ogni (tipologia dell’edilizia non monumentale) è simile -quasi uguale- all’altra della stessa specie, ma al pari dei polpastrelli della mano, erano l’una diversa dall’altra. I capimastri erano architetti e i bravi architetti erano solo i bravi capima- stri.
Titolo I
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9 Titolo I RIFERIMENTI CARTOGRAFICI E AMBITI TERRITORIALI articolo 1 processo strategico per l’attuazione Per attuare il piano, l’Amministrazione comunale costituisce, nell’ambito del Settore Urbanistica, apposito apparato tecnico al suo interno –formato da uno o più tecnici- nel quale si attuano e si coordinano i progetti per gli edifici e i luoghi pubblici (strade, piazze, slarghi, ecc.) facenti parte della struttura urbana storica definita “città storica”. Si organizza inoltre la loro gestione.
ze, slarghi, ecc.) facenti parte della struttura urbana storica definita “città storica”. Si organizza inoltre la loro gestione. L’ufficio coordina e istruisce anche le pratiche di edilizia privata per il rilascio delle concessioni o per la presa d’atto degli interventi soggetti a semplice D.I.A. (Dichiarazione Inizio Attività) o a S.C.I.A. (Segnalazione Certificata Inizio At- tività ). L’ufficio supporta l’amministrazione nella realizzazione di un processo di co-
A. (Segnalazione Certificata Inizio At- tività ). L’ufficio supporta l’amministrazione nella realizzazione di un processo di co- operazione volontaria fra diversi soggetti pubblici e privati per definire progetti e azioni condivise in grado di produrre impegni operativi di ciascuno in tempi predeterminati dalla Giunta comunale. Eventuali processi di cooperazione tra soggetti pubblici e privati dovranno se- guire le procedure stabilite dalle leggi vigenti in materia. articolo 2 zona interessata dal Piano
bblici e privati dovranno se- guire le procedure stabilite dalle leggi vigenti in materia. articolo 2 zona interessata dal Piano Il piano interessa una parte della città individuata mediante la lettura dei cata- sti storici (1875) e moderni (1936) e la cartografia CTR (2000 aggiornamento “Rati”, 2008). Il Piano si basa sull’individuazione negli anni ‘40 e ‘50 del novecento come epo- ca terminale del processo di sedimentazione e stratificazione storica per l’avvio
e negli anni ‘40 e ‘50 del novecento come epo- ca terminale del processo di sedimentazione e stratificazione storica per l’avvio –a partire dagli anni ’50 del novecento, specie dopo la grande frana del 1956- di regole e strumenti di ampliamento dell’urbanizzato e di mutamento del rapporto con la campagna, nonché di radicale trasformazione dei sistemi costruttivi tra- dizionali, che nel loro insieme, unitamente allo sviluppo della motorizzazione
icale trasformazione dei sistemi costruttivi tra- dizionali, che nel loro insieme, unitamente allo sviluppo della motorizzazione privata, hanno trasformato il concetto stesso di città in “centro storico”. Nel contesto edificato realizzato fino al periodo prima indicato, è stato individua- to il cosiddetto “netto storico”, i fabbricati che catastalmente risultano perma- nenti come area di sedime, fino alla data stabilita. Seguendo lo stesso concetto è stato inserita l’espansione contestuale all’insedia-
ome area di sedime, fino alla data stabilita. Seguendo lo stesso concetto è stato inserita l’espansione contestuale all’insedia- mento pianificato nella ex piazza d’armi. L’edificato realizzato a partire dagli anni ’50 è considerato per forma e struttura, connesso ma avulso dalla compagine storica. Gli interventi per questi edifici devono tendere con progetti di ripristino morfologico o stilistico al manteni- mento dell’identità della città storica consolidata, adeguandosi alle costruzioni
10 originarie. In altri termini, gli edifici previsti nell’addizione degli anni ’30, ma realizzati nel secondo dopoguerra, debbono essere recuperati con i criteri stilisti- ci del razionalismo italiano prebellico. articolo 3 elaborati del Piano Il Piano è costituito dai seguenti elaborati:
- La città murata - 1807/1875
- Catasto urbano 1875
- Catasto di primo impianto - 1936 (1:2000)
- CTR 2000/agg. RATI 2000/08 (1:2000)
- Fotogrammetria
- Confronto catasti 1936/1875 (1:2000)
primo impianto - 1936 (1:2000) 4. CTR 2000/agg. RATI 2000/08 (1:2000) 5. Fotogrammetria 6. Confronto catasti 1936/1875 (1:2000) 7. Confronto CTR 2000/agg. RATI 2000/08 / catasto 1936 (1:4000) 8. Perimetro della città storica (1:2000) 9. Netto storico (1:2000) 10. Tipologia edilizia (1:100) 11. Tipologia edilizia (1:2000) 12. Stato di fatto delle Pavimentazioni (1:2000) 13. Impianto e tipologia dell’illuminazione pubblica / stato di fatto 14. Recupero abitativo: piazza D’Amante (1:100)
i (1:2000) 13. Impianto e tipologia dell’illuminazione pubblica / stato di fatto 14. Recupero abitativo: piazza D’Amante (1:100) 15. Recupero abitativo: via Naumachia (1:100) 16. Recupero abitativo: area convento S. Chiara (1:100) 17. Recupero abitativo: piazza Histonium (1:100) 18. Recupero abitativo: corso del Plebiscito (1:100) 19. Recupero abitativo: via Dante (1:100) 20. Recupero abitativo: via Vittorio Veneto (1:100) 21. Codice di pratica: portoni (1: 10) 22. Codice di pratica :porte (1: 10)
- Recupero abitativo: via Vittorio Veneto (1:100)
- Codice di pratica: portoni (1: 10)
- Codice di pratica :porte (1: 10)
- Codice di pratica: finestre e cornici (1: 10)
- Codice di pratica: cornici (1:10)
- Codice di pratica: elementi in ferro battuto (1:10)
- Pavimentazioni (Progetto) (1:2000)
- Impianto e tipologia dell’illuminazione pubblica / progetto
Articolo 4
11 Titolo II ATTUAZIONE DEL PIANO Capitolo I Modalità di intervento Articolo 4 unità edilizie, unità immobiliari e aumento delle unità immobiliari Il tessuto edificato individuato nella tavola n° 9 -“netto storico”- è suddiviso in unità edilizie, che corrispondono alla suddivisione/ripartizione dei lotti catastali individuabili nei catasti storici e di “primo impianto”. Le unità edilizie, individuate in cartografia, di norma corrispondono all’assetto
ili nei catasti storici e di “primo impianto”. Le unità edilizie, individuate in cartografia, di norma corrispondono all’assetto del “catasto urbano del 1875” (tavola n°2) e rappresentano la struttura urbana consolidata dell’edificato. Le unità edilizie possono essere composte da uno o più edifici, da spazi aperti e da annessi collegati e a loro volta sono o possono essere, suddivise in una o più unità immobiliari. Nell’ambito di tale “Netto storico”, come perimetrato nella tavola 9-“Netto sto-
sere, suddivise in una o più unità immobiliari. Nell’ambito di tale “Netto storico”, come perimetrato nella tavola 9-“Netto sto- rico” del Piano, l’area interessata dal “perimetro del centro storico secondo il Piano Particolareggiato del centro storico (1985)”, integrata dalle aree di Piazza Rossetti e corso Garibaldi, costituisce area nella quale la principale preesisten- za al centro storico stesso è costituita dai resti archeologici della città antica di
area nella quale la principale preesisten- za al centro storico stesso è costituita dai resti archeologici della città antica di Histonium, che si conservano non solo a livello di sottosuolo, ma soprattutto riutilizzate in maniera generalizzata al piano terra dei fabbricati esistenti in quasi tutti gli isolati. Per ogni unità edilizia è individuata la tipologia di appartenenza. Per ogni tipologia sono indicati i vari criteri di intervento: restauro, ripristino
è individuata la tipologia di appartenenza. Per ogni tipologia sono indicati i vari criteri di intervento: restauro, ripristino filologico e/o tipologico, ristrutturazione, manutenzione straordinaria. E sono indicati altresì gli usi compatibili. Aumento delle unita’ immobiliari. Il numero delle unità immobiliari può essere aumentato in relazione alle divisio- ni catastali storiche. Negli edifici storici (tipologizzati) tali divisioni devono essere rispettate nel
relazione alle divisio- ni catastali storiche. Negli edifici storici (tipologizzati) tali divisioni devono essere rispettate nel determinare un eventuale aumento di unità immobiliari. Una comprovata do- cumentazione storico-catastale, può portare a diverse e ulteriori divisioni che comunque si mantengano coerenti con il processo di trasformazione tipologica. (Ad esempio nella tipologia indicata come “fusione” –in genere rappresentativa
nti con il processo di trasformazione tipologica. (Ad esempio nella tipologia indicata come “fusione” –in genere rappresentativa dell’unione di due o più unità edilizie appartenenti alla classificazione “modula- re”- l’aumento del numero delle unità immobiliare è sempre ammesso). Nei fabbricati costruiti dopo gli anni ’50, all’interno del nuovo perimetro indivi- duato per la città storica, l’aumento di unità immobiliari è sempre ammesso con un limite minimo di superficie utile fissato in mq. 45.
er la città storica, l’aumento di unità immobiliari è sempre ammesso con un limite minimo di superficie utile fissato in mq. 45. La fusione di unità immobiliari è sempre ammessa quando si tratta di ricomporre
12 l’unità edilizia storica, individuata in cartografia. Non è ammessa nel caso con- trario se e in quanto la “fusione” avviene fra due unità edilizie storiche attual- mente separate. La fusione fra unità edilizia storica e unità edilizia moderna (costruita dopo il 1950) non è ammessa. Il perimetro –cielo terra- dell’edifico storico deve rima- nere inalterato. Ad ogni nuova unità immobiliare dovrebbe corrispondere l’onere di urbaniz-
rra- dell’edifico storico deve rima- nere inalterato. Ad ogni nuova unità immobiliare dovrebbe corrispondere l’onere di urbaniz- zazione relativo di 1mq/mq di superficie utile: (0,50 mq per parcheggio e 0,50 mq per verde). Per favorire l’inserimento di nuovi abitanti nel centro tale onere potrebbe essere assolto nel caso di nuove unità immobiliari destinate esclusiva- mente all’uso residenziale. Nel caso in cui l’unità edilizia sia adibita anche parzialmente a strutture ricettive
Articolo 5
ate esclusiva- mente all’uso residenziale. Nel caso in cui l’unità edilizia sia adibita anche parzialmente a strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, attività commerciali o direzionali, compresi studi professionali, gli oneri sono obbligatori. Articolo 5 destinazioni d’uso e mutamenti di destinazione Gli usi compatibili -con la struttura urbana della città storica di Vasto e con le tipologie edilizie individuate - sono prevalentemente. Residenziali Servizi Sociali e di Interesse Generale,
16 il rifacimento di recinzioni, manti di copertura e pavimentazioni esterne utiliz- zando tecniche, materiali e forme della tradizione, quando non sono recuperabili quelli originali; • il consolidamento e risanamento delle strutture verticali esterne e interne mediante sistemi statici tradizionali di legno o mediante trefoli in acciaio, catene o altre tecniche storiche o comunque compatibili; • la sostituzione di singoli elementi di orditura delle strutture orizzontali (so-
tre tecniche storiche o comunque compatibili; • la sostituzione di singoli elementi di orditura delle strutture orizzontali (so- lai, coperture, volte) ripetendo il disegno, la forma, le tecniche e il posizio- namento preesistente con materiali della tradizione; • rifacimento di elementi architettonici e decorativi: inferriate, bancali, gron- daie, cornicioni ecc. ripetendo tecniche, disegni e materiali analoghi o co- munque coerenti con quelle originali;
ancali, gron- daie, cornicioni ecc. ripetendo tecniche, disegni e materiali analoghi o co- munque coerenti con quelle originali; • la realizzazione di servizi igienici e impianti tecnologici mancanti, desti- nando a tale uso locali già esistenti all’interno dell’edificio, senza modifi- che alla facciata per gli impianti. • la riapertura di finestre tamponate, • la riduzione in pristino di aperture incongrue, • demolizione, sostituzione e costruzione di partizioni e strutture interne;
, • la riduzione in pristino di aperture incongrue, • demolizione, sostituzione e costruzione di partizioni e strutture interne; • rifacimento di scale e rampe senza modifiche dello schema distributivo e dell’articolazione del vano scala • realizzazione di chiusure o di aperture interne che non modifichino lo sche- ma distributivo • consolidamento e rifacimento parziale delle strutture di fondazione • consolidamento e rifacimento parziale di strutture di elevazione, compreso
rifacimento parziale delle strutture di fondazione • consolidamento e rifacimento parziale di strutture di elevazione, compreso sottomurazioni e opere di consolidamento antisismico • costruzione e rifacimento di vespai e scannafossi e muri di sostegn • installazione di condizionatori a parete, e appositi supporti • installazione di pannelli solari e fotovoltaici in aderenza o integrati nelle sottocoperture coperture, senza modifiche di sagoma e di morfologia dei tetti.
lari e fotovoltaici in aderenza o integrati nelle sottocoperture coperture, senza modifiche di sagoma e di morfologia dei tetti. Per gli interventi che comportino rinnovamento e sostituzione di parti strutturali degli edifici, realizzazione di servizi igienico-sanitari e tecnologici, consolida- mento, consolidamento statico ed antisismico, oltre che rifacimento delle strut- ture di fondazione, demolizione di murature, realizzazione di aperture e chiusure
ntisismico, oltre che rifacimento delle strut- ture di fondazione, demolizione di murature, realizzazione di aperture e chiusure interne, costruzione di vespai pavimentati e muri di contenimento, quando com- portino opere di scavo e/o interventi sulle murature dei piani terra degli edifici, ivi compresa stonacatura/reintonacatura, dovrà essere preventivamente richiesta l’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, con
Articolo 14
essere preventivamente autorizzati da parte della Soprin- tendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Articolo 14 demolizione demolizione parziale. Sono le demolizioni che riguardano parti di fabbricati sto- rici e pertanto tipologizzati, classificati per tipologia di appartenenza, anche se non previste negli elaborati del Piano. La demolizione parziale può avvenire senza ricostruzione, in presenza di super-
21 fetazioni, o di ricostruzioni dissonanti. In ogni caso sono ammesse solo come parti di un progetto di restauro, ripristino o ristrutturazione dell’intera unità, secondo le modalità dei rispettivi articoli cor- rispondenti alla tipologia di appartenenza dell’unità edilizia. Le demolizioni parziali nel contesto dei fabbricati storici sono da intendere quale intervento atto a sostituire le parti staticamente labili o ammalorate o tali che il
fabbricati storici sono da intendere quale intervento atto a sostituire le parti staticamente labili o ammalorate o tali che il loro restauro comporterebbe interventi che snaturano la forma e la materia su cui si interviene. Le demolizioni parziali di fabbricati realizzati dopo il 1956 sono ammesse in genere come parti di un progetto di ripristino tipologico o di ristrutturazione/ riqualificazione teso a conferire alla parte ricostruita caratteristiche materiche e morfologiche della tradizione.
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